LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – XI

“OFFRIAMO SEMPRE A DIO UN SACRIFICIO DI LODE”

Ebrei 13:15

 Anteprima
Nell’antico Israele era indispensabile offrire sacrifici per ottenere il perdono dei peccati e godere del favore di Dio. Alcuni sacrifici erano obbligatori, mentre altri erano volontari. La Legge mosaica stabiliva cosa offrire e in quali circostanze. I sacrifici obbligatori erano di due tipi: l’offerta per il peccato e l’offerta per la colpa, mentre quelli volontari erano l’olocausto, l’offerta di comunione e l’offerta di cereali. Con esclusione dell’offerta di cereali, tutti gli altri sacrifici richiedevano l’impiego di animali; questi dovevano essere sani, senza alcun difetto. La Legge stabiliva che il sangue dell’animale sacrificato doveva essere versato sull’altare, non se ne doveva fare altro uso, pena la morte (cfr. Levitico 11:3,4,10).
Alcuni si chiedono perché Dio richiedeva sacrifici animali. L’apostolo Paolo prese in considerazione proprio questa domanda e, sotto ispirazione divina, rispose in questo modo: “Perché, dunque, la Legge? Essa fu aggiunta per rendere manifeste le trasgressioni, finché arrivasse il seme al quale era stata fatta la promessa … Quindi la Legge è divenuta il nostro tutore che conduce a Cristo” (Galati 3:19-24). Quei sacrifici animali prefiguravano un sacrificio più grande che Geova Dio avrebbe provveduto a favore dell’umanità, quello di suo Figlio, Gesù Cristo. Dal punto di vista di Dio il sangue rappresenta la vita di tutte le sue creature (cfr. Levitico 17:11), pertanto il sangue degli animali rappresentavano il sangue versato da Cristo o la sua vita perfetta che egli cedette in sacrificio come prezzo di riscatto a favore del genere umano ubbidiente (cfr. Ebrei 9:14,22; 1Giovanni 1:7).
Accettando il sangue sacrificale di Gesù, Dio “cancellò il documento scritto a mano contro di noi”, cioè abolì il patto della Legge con le sue offerte e i suoi sacrifici (cfr. Colossesi 2:14). Dalla morte di Cristo in poi Dio non accettò più sacrifici animali poiché Cristo offrì il suo sacrificio “una volta per sempre” (cfr. Ebrei 9:12). Tuttavia Dio continua a prestare attenzione ai sacrifici che offrono i suoi adoratori, anche se di diversa natura. Quali sacrifici oggi possono offrire a Dio i veri adoratori? …

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Da quando il peccato è entrato nel mondo, i suoi mortiferi effetti hanno causato il dolore della colpa, l’alienazione da Dio e uno stato di impotenza. C’è un enorme bisogno di avere sollievo da queste cose. È perciò facile capire che quando ci si trova in condizioni così disperate, si sente il bisogno di rivolgersi a Dio per chiedere aiuto e conforto.
Lo fecero già i primi figli dei nostri progenitori ribelli che diedero origine al peccato. Il racconto biblico dice che Caino e Abele avvertirono subito tale necessità e offrivano sacrifici a Dio per ottenere la sua benedizione e il suo favore (cfr. Genesi 4:3,4). Lo stesso fece circa 1.600 anni dopo un altro uomo di fede, Noè, il quale, dopo che Dio lo aveva salvato dal Diluvio universale che distrusse la generazione malvagia dei suoi giorni, si sentì spinto a offrirgli “olocausti sull’altare” (cfr. Genesi 8:20). 350 anni dopo il diluvio un uomo che la Bibbia definisce “amico di Dio” per la sua eccezionale fede, Abraamo, costruì altari e offrì sacrifici nel nome e alla lode e gloria del suo Dio (cfr. Genesi 12:8; 13:3,4,18). Egli affrontò anche la sua più grande prova di fede quando il suo Dio, Geova, gli disse di offrire in olocausto il proprio figlio Isacco (cfr. Genesi 22:1-14).
Da questi e altri racconti biblici comprendiamo che offrire determinati sacrifici era parte integrante dell’adorazione che nei tempi antichi le persone rivolgevano a Dio. Ci si chiede, pertanto, se adorare Dio richiede sacrifici e, in tal caso, che genere di sacrifici sono accettevoli a Dio?
Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio” – Ebrei 11:4
Quando la prima coppia umana, Adamo ed Eva, peccarono, lo fecero deliberatamente. Prendere e mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male fu un atto di disubbidienza intenzionale contro il comando che il Creatore aveva dato loro. La pena per quell’atto di disubbidienza fu la morte, in quanto Dio aveva chiaramente detto: “Nel giorno in cui ne mangerai positivamente morirai” (Genesi 2:17). A tempo debito Adamo ed Eva ricevettero il salario del loro peccato e morirono (cfr. Genesi 5:5; 2Pietro 3:8). Ma che dire dei loro discendenti? A motivo delle leggi sull’ereditarietà tutti – inclusi noi che viviamo oggi – hanno ereditato da loro il peccato e l’imperfezione perciò sono soggetti alla stessa alienazione da Dio, disperazione e morte cui andò incontro la prima coppia umana, come è scritto: “la morte regnò da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo” (Romani 5:14). Come è spiegato in questo versetto biblico i discendenti di Adamo scontano la pena del peccato ereditato pur non essendo direttamente responsabili di quel peccato. Questo non poteva non esser tenuto in conto dal Creatore che non è solo un Dio di giustizia e potenza ma anche, e soprattutto, di amore. (cfr. 1Giovanni 4:8). Perciò Geova Dio immediatamente dopo la ribellione prese l’iniziativa per sanare la frattura. Quindi, dopo aver detto che “il salario che il peccato paga è la morte”, la Bibbia aggiunge: “Ma il dono che dà Dio è la vita eterna mediante Cristo Gesù nostro Signore” (Romani 6:23).
Per rendere disponibile questo “dono”, Geova Dio provvide un mezzo atto a coprire il peccato ereditato da Adamo e cancellare il conseguente danno, affinché coloro che sarebbero stati idonei per ricevere tale dono potessero essere liberati dalla condanna del peccato e della morte. Dopo il peccato di quella prima coppia Geova Dio, rivolgendosi alla creatura spirituale che aveva fomentato quella ribellione, disse: “Io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei. Egli ti schiaccerà la testa e tu gli schiaccerai il calcagno” (Genesi 3:15). Questa dichiarazione profetica fece intravvedere un raggio di speranza per tutti coloro che avrebbero riposto fede nella promessa. C’era però un prezzo da pagare per ottenere la liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte. Il “seme” promesso non sarebbe semplicemente venuto a distruggere il simbolico “serpente”, Satana il Diavolo e le sue opere (cfr. 1Giovanni 3:8; Rivelazione o Apocalisse 12:9). Quel “seme” sarebbe stato ferito al calcagno, cioè doveva subire la morte, anche se in modo non definitivo.
In quel tempo Dio non rivelò come tale promessa si sarebbe adempiuta, tuttavia i discendenti di quella prima coppia iniziarono ad esercitare fede in quella promessa. Scrisse, infatti, sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo: “Per fede Abele [il secondo dei figli di Adamo ed Eva] offrì a Dio un sacrificio di maggior valore di quello di Caino [il primo figlio], mediante la quale fede gli fu resa testimonianza che era giusto” (Ebrei 11:4). Che cosa stabiliva il “maggior valore” del sacrificio di Abele rispetto a quello di Caino? …  L’apostolo scrisse che vi era implicata la fede. Certamente entrambi i fratelli erano stati messi al corrente dai loro genitori della promessa che Dio aveva fatto circa il “seme”. Abele, in particolare, comprese che il colpo al “calcagno” di quel “seme”, ovvero la sua morte, doveva servire quale prezzo di riscatto in favore della incolpevole discendenza di Adamo ed Eva, di cui sia lui che il fratello facevano parte. Perciò iniziò a fare sacrifici che avevano relazione con il significato profetico della promessa, offrendo a Dio la vita degli animali di cui si prendeva cura: quei sacrifici richiedevano spargimento di sangue, l’elemento che Dio ha scelto a rappresentare la vita di tutte le sue creature (cfr. Genesi 9:4; Levitico 17:11,14). Fu quella corretta espressione di fede, oltre a una buona disposizione di cuore, a rendere il sacrificio di Abele gradito a Geova. In un certo senso espresse anche l’essenza del sacrificio: un mezzo mediante il quale gli uomini peccatori possono rivolgersi a Dio per ottenere il suo favore.
Come già sopra accennato, il profondo significato dei sacrifici fu reso drammaticamente evidente quando Geova comandò ad Abraamo di offrire suo figlio Isacco in olocausto. Con lui Geova Dio fece due miracoli degni di nota: il primo di questi fu quello di dare ad Abraamo e a sua moglie, Sara da tempo sterile, il potere di generare il loro unico figlio, Isacco, nella loro vecchiaia (cfr. Genesi 21:1-7). Anni dopo, quando Isacco era cresciuto fino a divenire un giovanotto, Geova comandò ad Abraamo di uccidere Isacco in sacrificio sul monte Moria. Abraamo ubbidì ma mentre stava per vibrare il coltello sul figlio, miracolosamente un angelo lo fermò invitandolo ad offrire come olocausto un montone che era lì vicino (cfr. Genesi 22:1-13). Grazie a quella grande prova di fede Dio disse ad Abraamo: “siccome hai fatto questa cosa e non hai trattenuto tuo figlio, il tuo unico,io di sicuro ti benedirò e di sicuro moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli e come i granelli di sabbia che sono sulla spiaggia del mare; e il tuo seme prenderà possesso della porta dei suoi nemici. E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno” (Genesi 22:16-18). Così si comprese che il sacrificio di Isacco aveva una relazione con quello del “seme” della promessa edenica, divenendone la figura profetica, il quale “seme” sarebbe anche disceso dalla progenie di Abraamo.
Nel caso che un’anima pecchi per sbaglio in qualcuna delle cose che Geova comanda di non fare” – Levitico 4:2
Circa 400 anni dopo Geova iniziò ad adempiere la promessa fatta a quel fedele servitore. Nel 1513 a.C. liberò il popolo che si era formato dalla sua discendenza dalla schiavitù egiziana e lo organizzò come nazione portandolo nella terra che aveva promesso ad Abraamo di dargli (cfr. Genesi 12:6,7). A quel popolo Geova diede, per mezzo di Mosè quale mediatore, la sua Legge con la quale si stabiliva, tra l’altro, i sacrifici il popolo doveva offrire a Dio per ottenere il suo favore. Quei sacrifici, come tutto il resto della Legge mosaica, stabilivano dei modelli profetici per insegnare al suo popolo eletto cosa doveva fare per ricevere il perdono dei peccati e per rafforzare la speranza della salvezza per mezzo del “seme” promesso (cfr. Ebrei 10:1). Un breve excursus di ciò che la Legge disponeva per i sacrifici ci servirà per comprendere il loro significato profetico. Nel libro di Levitico vengono descritti singolarmente cinque tipi principali di offerte: due erano obbligatorie, come i sacrifici che si offrivano per chiedere perdono dei peccati o per espiare le trasgressioni commesse contro la Legge, ed erano l’0fferta per il peccato e l’offerta per la colpa. Le altre tre, gli olocausti, le offerte di comunione e le offerte di cereali, erano volontarie  ed erano considerate come “doni” fatti a Dio per ottenere il suo favore e la sua approvazione.
1 – Offerte per il peccato: venivano fatte per i peccati involontari, cioè commessi per debolezza della carne imperfetta o disattenzione e non “con mano alzata”, vale a dire non apertamente, con arroganza o di proposito (cfr. Numeri 15:30,31). Riconoscendo il suo errore il peccatore desiderava porvi rimedio con un’offerta. Si potevano sacrificare vari animali, dal toro al piccione, secondo la posizione e condizione di colui (o coloro) il cui peccato si doveva espiare. Ad esempio, un peccato commesso dal Sommo Sacerdote (poteva trattarsi di un errore nel giudicare o nell’applicare la Legge, oppure nel trattare una questione d’importanza nazionale) poiché rappresentava l’intera nazione davanti a Dio, faceva ricadere la colpa su tutta la nazione; per questo peccato era richiesto il sacrificio di maggior valore, cioè quello di un toro (cfr. Levitico 4:3). Per il peccato di un capo principale si usava un capro mentre per il peccato di un singolo israelita si usava una capretta o un’agnella (cfr. Levitico 4:22-24,27-29).
2 – Offerte per la colpa: a differenza di quelle per il peccato involontario, questo tipo di offerte venivano fatte per coprire peccati dovuti a desideri errati da parte di un individuo oppure a debolezze, non commessi con premeditazione o arroganza. Ad esempio se uno era stato testimone di un fatto e non lo avesse riferito; oppure se si fosse impossessato di cose di valore che gli erano state affidate, se si fosse reso colpevole di frode o se avesse tenuto per se qualcosa che aveva trovato, negandolo. In circostanze del genere il colpevole doveva prima di tutto confessare il suo errore, poi doveva risarcire adeguatamente la parte lesa aggiungendo un quinto del valore (cfr. Levitico 6:4,5). Oltre all’aver riparato il danno causato il trasgressore doveva offrire un montone come offerta per la colpa (cfr. Levitico 5:15).
3 – Olocausti: erano offerte di animali che venivano completamente bruciati sull’altare; venivano offerti per intero, nessuna parte dell’animale era trattenuta dall’adoratore. Venivano offerti tori, montoni, capri, tortore o giovani piccioni (cfr. Levitico 1:3,5,10,14). L’offerente metteva la mano sulla testa dell’animale, in tal modo riconosceva l’offerta come sua, fatta per lui, a suo favore. L’animale veniva ucciso e il suo sangue veniva spruzzato sull’altare dell’olocausto: la sua vita, che il sangue rappresentava, veniva simbolicamente restituita a Dio che l’aveva data. L’animale veniva squartato e i suoi intestini e le sue zampe lavati affinché nessun rifiuto venisse bruciato sull’altare, quindi tutte le sue parti venivano sistemate sull’altare per essere bruciate (cfr. Levitico 1:6-9,12,13). Nel caso dei volatili venivano tolti gozzo e penne e tutto il resto veniva bruciato sull’altare (cfr. Levitico 1:14-17). Gli olocausti venivano offerti regolarmente ogni mattina e sera, ogni sabato, il primo giorno del mese, a Pasqua e nei sette giorni della successiva “festa dei pani non fermentati”, alla Pentecoste, il giorno di Espiazione  e ogni giorno della “festa delle capanne”.
4 – Offerte di comunione: come induce a comprendere il termine stesso erano offerte in cui l’adoratore e la sua famiglia ne mangiavano una parte, il sacerdote officiante ne riceveva una porzione e i sacerdoti in servizio un’altra porzione. A Dio andavano il grasso e il sangue che, rappresentando la vita, apparteneva a lui. Perciò era come se i sacerdoti, gli adoratori e Dio stesso consumassero insieme un pasto, segno che fra loro intercorrevano rapporti pacifici. Gli animali da offrire erano bovini, pecore e capri; i volatili erano considerati insufficienti come pasto sacrificale (cfr. Levitico 3:1,6,12). La procedura di offerta era simile a quella per gli olocausti. Una particolare offerta di comunione era definita “offerta di rendimento di grazie” perché era un’offerta alla lode di Dio per i suoi provvedimenti e la sua amorevole benignità; in tale occasione si poteva mangiare insieme alla carne anche pane, sia lievitato che non, tuttavia il pasto si doveva consumare quel giorno stesso, niente si doveva conservare per l’indomani (cosa invece che era permesso per le altre offerte – cfr. Levitico 7:11-15).
5 – Offerte di cereali: erano volontarie e in genere erano presentate insieme alle altre offerte come riconoscimento della generosità di Dio nel concedere benedizioni e prosperità. Potevano consistere in fior di farina, grano arrostito, focacce a ciambella o schiacciate cotte al forno, nella teglia o nella pentola fonda per friggere. Una parte veniva messa sull’altare dell’olocausto, un’altra era consumata dai sacerdoti, e nelle offerte di comunione ne mangiava anche l’adoratore. Nessuna offerta di cereali presentata sull’altare doveva contenere lievito o “miele” che poteva fermentare (cfr. Levitico 2:1-16).
I sacrifici obbligatori però riguardavano peccati di varia natura commessi per debolezza, senza premeditazione, non col preciso intento di ribellarsi a Dio. Per aver commesso tali peccati gli individui sentivano rimordere la propria coscienza, si pentivano spontaneamente e li confessavano, quindi chiedevano a Dio misericordia e perdono. Diversamente la Legge diceva: “l’anima che fa qualcosa deliberatamente, sia nativo che residente forestiero, parlando ingiuriosamente di Geova, in tal caso quell’anima dev’essere stroncata di fra il suo popolo.Poiché ha disprezzato la parola di Geova e ha infranto il suo comandamento, quell’anima dev’essere stroncata immancabilmente. Il suo proprio errore è su di essa’” (Numeri 15:30,31).
non hai approvato sacrifici e offerte e olocausti e offerta per il peccato– Ebrei 10:8
Come tutto il resto della Legge mosaica, anche i sacrifici erano “un ombra delle buone cose avvenire”, additavano cioè qualcosa che doveva realizzarsi nel futuro in relazione con l’adempimento del proposito di Geova Dio. Nella sua lettera agli ebrei divenuti cristiani l’apostolo Paolo scrisse sotto ispirazione divina: “quando egli viene nel mondo dice: “‘Non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo.Non hai approvato olocausti e offerta per il peccato.Quindi ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà’”.Dopo aver detto prima: Non hai voluto e non hai approvato sacrifici e offerte e olocausti e offerta per il peccato — sacrifici che sono offerti secondo la Legge —quindi effettivamente dice: Ecco, io vengo per fare la tua volontà”. Egli sopprime il primo per stabilire il secondo.Mediante tale volontà” siamo stati santificati per mezzo dellofferta del corpo di Gesù Cristo una volta per sempre” (Ebrei 10:5-10). I sacrifici richiesti sotto il patto della Legge, dunque, additavano tutti Gesù Cristo e il suo sacrificio, o i benefìci che ne sarebbero derivati.

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La Legge è divenuta il nostro tutore che conduce a Cristo
I sacrifici animali prescritti dalla Legge mosaica prefiguravano un sacrificio più grande che Geova Dio avrebbe provveduto a favore dell’umanità, quello di suo Figlio, Gesù Cristo. Quei sacrifici consentivano agli israeliti di avere solo un temporaneo perdono dei loro peccati, per questo dovevano essere ripetuti molte volte. Mediante l’apostolo Paolo Dio spiegò che Gesù “entrò una volta per sempre nel luogo santo, no, non con sangue di capri e di giovani tori, ma col proprio sangue, e ottenne per noi una liberazione eterna” (Ebrei 9:12). Gesù offrì volontariamente la sua vita umana perfetta come riscatto per la progenie di Adamo e lo fece “una volta per sempre”. Non era necessario che il suo sacrificio venisse ripetuto più volte, come invece fa il cristianesimo apostata. Geova Dio accettò il sangue sacrificale di Gesù e “cancellò il documento scritto a mano contro di noi”, cioè abolì il patto della Legge con le sue offerte e i suoi sacrifici (cfr. Colossesi 2:14). Da allora le persone possono essere perdonate dai loro peccati e ottenere “il dono della vita eterna” esercitando fede nel valore di quel sacrificio (cfr. Giovanni 3:16; Romani 6:23; Galati 2:16).
La Legge mosaica, con i suoi numerosi sacrifici e offerte, fu data agli israeliti affinché potessero accostarsi a Dio per ottenere e conservare il suo favore e la sua benedizione fino all’arrivo del “seme” promesso. L’apostolo Paolo, un giudeo naturale, si espresse così: “La Legge è divenuta il nostro tutore che conduce a Cristo, affinché fossimo dichiarati giusti a motivo della fede” (Galati 3:24). Purtroppo Israele, come nazione, non seppe apprezzare quella tutela e abusò del privilegio. Di conseguenza tutti i loro sacrifici divennero detestabili a Geova, che disse: “Ne ho avuto abbastanza di olocausti di montoni e grasso di animali ingrassati; e nel sangue di giovani tori e agnelli e capri non ho provato diletto” (Isaia 1:11). Perciò nel 70 d.C. il sistema di cose giudaico, con il suo tempio e il suo sacerdozio, ebbe fine. Dopo ciò non fu più possibile offrire sacrifici nella maniera stabilita dalla Legge. Chi pretende oggi di doversi attenere ancora alle disposizioni della Legge mosaica commette un grave errore di valutazione, 1) perché quelle disposizioni non sono più in vigore, in quanto, come è scritto: “[Dio] cancellò il documento scritto a mano contro di noi, che consisteva in decreti e che ci era contrario; ed Egli l’ha tolto di mezzo inchiodandolo al palo di tortura” (Colossesi 2:14). Esse sono state tutte abrogate per mezzo del sacrificio di Cristo! … 2) in ogni caso sarebbe impossibile attuarle come richiesto da Dio poiché non esiste più quel sistema sacerdotale autorizzato a fungere da mediatore tra Dio e il popolo, né c’è più il tempio con i suoi arredi sacri necessaria allo scopo. Pertanto chiunque si mettesse a officiare una qualsiasi disposizione di quella Legge, non essendo autorizzato a farlo (ad esempio non appartenendo alla classe sacerdotale di Aaronne) secondo la Legge stessa dovrebbe essere messo a morte (cfr. Numeri 1:50,51; 3:5-10).
l’uomo è dichiarato giusto … solo per mezzo della fede verso Cristo Gesù” – Galati 2:16
Tuttavia quelle disposizioni legislative si basavano su princìpi che sono eterni, perciò validi in ogni tempo. Pertanto, pur non dovendo offrire sacrifici letterali come stabiliva la Legge, abbiamo ancora molto bisogno di ciò che quei sacrifici permettevano agli israeliti di ottenere, cioè il perdono dei peccati e il favore di Dio. Dato che non offriamo più sacrifici letterali, come riceviamo questi benefìci? Ciò che scrisse l’apostolo Paolo nella citata lettera agli Ebrei ci dà la risposta! Dopo aver spiegato che Gesù non venne per perpetuare “sacrificio” e “offerta”, “olocausti” e “offerta per il peccato” egli scrisse che Cristo venne con un “corpo preparato” dal suo Padre celeste, un corpo che corrispondeva sotto tutti gli aspetti allo stesso corpo perfetto che aveva Adamo prima del peccato (cfr. 1Corinti 15:45). Quel corpo doveva essere ceduto in sacrificio come prezzo di riscatto per la salvezza del genere umano (cfr. 2Corinti 5:21; 1Giovanni 2:2). Pertanto, mentre gli israeliti avevano i loro sacrifici come mezzo temporaneo per accostarsi a Dio, i cristiani hanno una base più valida per avvicinarsi a Dio: il sacrificio di Gesù Cristo. Questo è il provvedimento di Geova Dio per la nostra salvezza, non le opere della legge, come è scritto: “l’uomo è dichiarato giusto non a motivo delle opere della legge, ma solo per mezzo della fede verso Cristo Gesù … noi abbiamo riposto la nostra fede in Cristo Gesù, affinché siamo dichiarati giusti a motivo della fede verso Cristo, e non a motivo delle opere della legge, perché a motivo delle opere della legge nessuna carne sarà dichiarata giusta” (Galati 2:16).
Come possiamo dimostrare la nostra fede nel sacrificio di riscatto di Gesù? … non certo restando testardamente attaccati alle opere prescritte la vecchia Legge mosaica, come fanno alcuni che si dichiarano “cristiani”. In Ebrei 10:22-25 l’apostolo indica tre modi in cui possiamo dimostrare la nostra fede e il nostro apprezzamento per questo amorevole provvedimento di Dio. Vi leggiamo: “accostiamoci con cuore sincero nella piena certezza della fede, avendo i cuori purificati per aspersione da una malvagia coscienza e il corpo lavato con acqua pura.Manteniamo salda la pubblica dichiarazione della nostra speranza senza vacillare, poiché colui che ha promesso è fedele.E consideriamoci a vicenda per incitarci allamore e alle opere eccellenti,non abbandonando la nostra comune adunanza, come alcuni ne hanno labitudine, ma incoraggiandoci lun laltro e tanto più mentre vedete avvicinarsi il giorno”. Vediamo nei dettagli cosa significa tutto questo:
1) – “Accostiamoci con cuore sincero nella piena certezza della fede, avendo i cuori purificati per aspersione da una malvagia coscienza e il corpo lavato con acqua pura”. Sotto la Legge, per essere accettevole a Dio il sacrificio doveva essere offerto col giusto motivo ed essere puro e incontaminato; l’animale da sacrificare doveva essere “sano”, senza difetto. L’offerta di cereali era, altresì, senza lievito simbolo di corruzione. Inoltre l’offerente doveva egli stesso essere cerimonialmente puro e incontaminato. Queste esigenze davano risalto all’importanza di mantenere sempre una condizione pura dinanzi a Dio. L’enfasi data all’assenza di ogni tipo di contaminazione era, in effetti, la differenza fondamentale tra i sacrifici offerti a Geova e quelli offerti ai falsi dèi dai popoli delle nazioni intorno a Israele. Essa richiamava l’attenzione su un fatto di fondamentale importanza che possiamo leggere nel libro biblico di Abacuc: “Tu [Dio] sei troppo puro di occhi per vedere ciò che è male” (Abacuc 1:13). L’apostolo Pietro aggiunse: “secondo il Santo che vi ha chiamati, divenite anche voi santi in tutta la vostra condotta, perché è scritto: “Dovete essere santi, perché io sono santo” (1Pietro 1:15,16). Geova Dio, dunque, è santo e non condona né approva il peccato o alcun tipo di corruzione. Perciò l’adorazione che le sue creature gli rendono deve essere pura, incontaminata in senso fisico, morale e spirituale.
2) – “Manteniamo salda la pubblica dichiarazione della nostra speranza senza vacillare, poiché colui che ha promesso è fedele”. I veri cristiani hanno la responsabilità di rendere testimonianza alla buona notizia del Regno e di fare discepoli. Questo è il comando che Gesù Cristo diede prima di tornare in cielo: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, 20insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” (Matteo 28:19,20; cfr. anche Matteo 24:14; Atti 1:8). La zelante partecipazione a questa opera è gradita a Dio come l’odore riposante di un olocausto, come è scritto: “Per mezzo di Gesù Cristo offriamo sempre a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che fanno pubblica dichiarazione del suo nome” (Ebrei 13:15).
3) – “consideriamoci a vicenda per incitarci all’amore e alle opere eccellenti,non abbandonando la nostra comune adunanza … incoraggiandoci lun laltro”. Le espressioni “incitarci all’amore e alle opere eccellenti”, “la nostra comune adunanza” e “incoraggiandoci l’un l’altro” ci ricordano le offerte di comunione del popolo di Dio in Israele. Il risultato della partecipazione a tali sacrifici era la pace con Dio e con gli altri adoratori. I veri cristiani costituiscono un popolo unito, una fratellanza mondiale che vive in comunione spirituale, perciò amano stare insieme per studiare la Parola di Dio e lodare il loro Creatore.

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siamo dichiarati giusti … non a motivo delle opere della legge
Anche se il bisogno di offrire sacrifici animali cessò quando il patto della Legge fu abolito, Dio si interessa ancor oggi dei sacrifici. Di quali sacrifici? Quelli che i che i suoi servitori fanno a favore della pura adorazione, e questi sacrifici includono tutto il loro modo di vivere. I cristiani del I secolo compresero bene questo punto perciò anziché intestardirsi a seguire ancora i dettami della Legge mosaica, iniziarono ad offrire a Dio i sacrifici che Egli accettava. L’apostolo Paolo lo rese chiaro con ciò che scrisse in Ebrei 13:15: “Per mezzo di lui [Cristo] offriamo sempre a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che fanno pubblica dichiarazione al suo nome”. Questo includeva la predicazione della “buona notizia del regno” in tutta la terra che quei cristiani facevano “pubblicamente e di casa in casa” e cogliendo ogni altra opportunità che si presentava loro (cfr. Atti 17:16-21; 20:20). Oltre a ciò Dio richiedeva una condotta basata sui princìpi esposti nella sua Parola, totalmente diversa quella comunamente seguita. Questa includeva una vita pura dal punto di vista morale, libera dall’idolatria a da ogni altra contaminazione religiosa e sociale con il sistema satanico. Scrisse infatti l’apostolo: “cessate di conformarvi a questo sistema di cose, ma siate trasformati rinnovando la vostra mente, per provare a voi stessi la buona e accettevole e perfetta volontà di Dio” (Romani 12:1,2). Quei cristiani erano disposti anche a perdere la vita piuttosto che fare qualsiasi sorta di compromesso con il mondo di Satana. Per edificare una fede così forte dovevano anche incoraggiarsi l’un l’altro. Come? Dio fece scrivere per loro questo comando: “consideriamoci a vicenda per incitarci all’amore e alle opere eccellenti,non abbandonando la nostra comune adunanza … ma incoraggiandoci lun l’altro e tanto più mentre vedete avvicinarsi il giorno” (Ebrei 10:24,25). Dio li organizzò come popolo, esattamente come aveva fatto con gli Israeliti dopo la liberazione egiziana. Perciò essi adoravano Dio in maniera organizzata sotto la direttiva degli apostoli. Nessuno di loro agiva autonomamente; si riunivano regolarmente per studiare la Parola di Dio, per scambiarsi esperienze e lodare insieme il loro grande Creatore. Queste caratteristiche contraddistinguono tutt’oggi la vera chiesa cristiana. La vostra chiesa presta attenzione a questi importanti aspetti del vero cristianesimo?
Viviamo nel tempo in cui l’“ombra delle buone cose avvenire” è stata sostituita dalla “sostanza stessa delle cose” (cfr. Ebrei 10:1). Gesù Cristo, nel ruolo di grande Sommo Sacerdote antitipico, è già entrato nel cielo stesso, dove ha presentato il valore del suo sangue per fare espiazione per tutti quelli che esercitano fede nel suo sacrificio. Possiamo avvalerci dei benefici di quel grande sacrificio non più insistendo testardamente nelle opere comandate dalla vecchia Legge mosaica, abrogata da quel sacrificio (cfr. Efesini 2:15; Colossesi 2:13,14), ma offrendo di tutto cuore a Dio i nostri sacrifici di lode: una condotta pura e incontaminata, la pubblica proclamazione della “buona notizia del Regno”, la comunione spirituale con i loro fratelli di fede per lo studio della Parola di Dio e il reciproco incoraggiamento a compiere opere eccellenti che rechino lode al nostro grande Creatore Geova Dio.

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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