LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – XII

“DOVETE SANTIFICARE IL CINQUANTESIMO ANNO E PROCLAMARE LA LIBERTÀ NEL PAESE A TUTTI I SUOI ABITANTI”

Levitico 25:10

Anteprima
L’attuale papa della Chiesa Cattolica ha indetto un anno giubilare a partire dallo scorso 8 dicembre 2015 fino al prossimo 20 novembre 2016. Questo periodo è stato chiamato “Giubileo della misericordia”. Nella sua lettera al prelato a cui è stata affidata l’organizzazione dell’evento, il papa ha scritto: “Per vivere e ottenere l’indulgenza i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione … Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare. Di qui l’impegno a vivere della misericordia per ottenere la grazia del perdono completo ed esaustivo” … Quanto c’è di vero e di spirituale in queste affermazioni?
In un editoriale pubblicato sul settimanale Il Venerdì di Repubblica, del 2 settembre 2016, il giornalista-sacerdote Filippo Di Giacomo, dopo aver menzionato il flop a livello mondiale della partecipazione dei fedeli all’avvenimento, confinato a suo parere “nel folclore ecclesiale romano”, ipotizza un segno “molto forte” che il papa sta cercando di attuare per concludere l’anno giubilare con una chiara indicazione sul presunto rinnovamento della Chiesa romana più volte decantato. Secondo il giornalista tale atto potrebbe consistere in una specie di spendig review dei ricchi emolumenti percepiti all’interno della curia romana, un apparato “oneroso e … parassitario … intrecciato con quello della vanitosa e spendacciona Chiesa, di cui il Papa sarebbe nominalmente anche il capo, dando vita a un sistema che, secondo la relazione 2014 della Corte dei Conti, «ha contribuito a un rafforzamento economico senza precedenti della Chiesa italiana, senza che lo Stato abbia provveduto ad attivare le procedure di revisione di un apparato che diviene sempre più gravoso per l’erario»”. (ibid.)
Tale interpretazione concorda con ciò che ha scritto il prof. Albero Melloni nel suo libro “Il giubileo. Una storia” secondo il quale alla base della proclamazione degli anni giubilari o “anni santi” ci sarebbe la volontà di centralizzare nella Chiesa di Roma (il Vaticano) la gestione economica delle indulgenze. Naturalmente le gerarchie ecclesiastiche negano ogni disegno lucrativo connesso alla celebrazione degli anni giubilari ma sta di fatto che l’amministrazione dell’evento è tutta in mano al Centro accoglienza istituito presso il Vaticano.
Comunque, tralasciando questo aspetto, sul quale ognuno di noi può formarsi la sua personale opinione, poiché il citato prelato ha, tra l’altro, affermato che la proclamazione dell’anno giubilare straordinario 2016 trova fondamento nella Sacra Scrittura, è proprio questo punto che ho voluto approfondire, e questo è il risultato della mia ricerca.

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In questi giorni si parla tanto del “Giubileo” per il fatto che l’attuale papa della Chiesa Cattolica ha indetto un anno giubilare a partire dallo scorso 8 dicembre 2015 fino al prossimo 20 novembre 2016. Nella tradizione cattolica l’idea di celebrare un anno giubilare nacque solo nel Medioevo prendendo spunto dal giubileo ebraico di cui si parla nelle Scritture Ebraiche della Bibbia (cfr. Levitico 25:1-46). Come vedremo nel proseguo di questa trattazione, però, il giubileo cattolico non ha nulla a che vedere con il Giubileo biblico, e appare assai paradossale che la Chiesa Cattolica prendesse a riferimento una prescrizione giudaica proprio in un tempo in cui infuriava il suo odio contro gli ebrei e i suoi predicatori scatenavano in tutta Europa una persecuzione su vasta scala contro di essi. Cosa spinse, dunque, la Chiesa Cattolica ad adottare tale consuetudine?
Nel suo libro “Il giubileo. Una storia”, il prof. Alberto Melloni, docente di Storia del cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia, descrive il momento storico che portò il papa Bonifacio VIII ad indire, nel 1300, il primo giubileo della Chiesa Cattolica. Secondo lo studioso alla base della decisione papale ci fu la questione delle indulgenze e la necessità di stabilire la centralità della Chiesa di Roma (il Vaticano) nella loro gestione. Fino ad allora, infatti, i fedeli potevano ricevere l’indulgenza, o il perdono dei loro peccati, per svariati motivi. Nel libro, ad esempio, si fa riferimento alla concessione dell’indulgenza plenaria a chi si recava sulla tomba di Thomas Becket, arcivescovo inglese che ricoprì il ruolo di Lord Cancelliere del Regno di Inghilterra, assassinato per ordine del re Enrico II nella cattedrale di Canterbury, proclamato “santo” e ascritto al catalogo dei “martiri” della Chiesa Cattolica dal papa Alessandro III nel 1173. Similmente, scrive l’autore, era concessa l’indulgenza plenaria a chi visitava all’Aquila la basilica di Santa Maria di Collemaggio nell’anniversario dell’incoronazione di Celestino V, il papa del “gran rifiuto”. Anche Francesco d’Assisi aveva ottenuto dal papa Onorio III di concedere l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che si recavano alla Porziuncola, “elevata a ruolo di pellegrinaggio capace di produrre lo stesso “lucro” riservato a chi parte per la guerra santa”. (ibid.) Lo stesso Bonifacio VIII aveva poi concesso l’indulgenza plenaria a chi partiva per le crociate o si fosse armato contro i nemici papali, incombenza che poteva però essere commutata nel versamento di 300 libbre di tornesi (circa 150 kg di argento, pari a circa 80.000 Euro al valore attuale).
Pertanto il 22 febbraio del 1300 Bonifacio VIII, quello del girone dei simoniaci nell’Inferno dantesco, promulgò una bolla con la quale, con decorrenza retroattiva al 1 gennaio dello stesso anno, concedeva l’indulgenza plenaria a chi, durante quel periodo, si recava in pellegrinaggio alla presunta tomba di Pietro e Paolo a Roma per venerarne le reliquie (*). Sui reali motivi di tale indizione il prof. Melloni scrive che quando la bolla venne trasmessa ai vari metropoliti, insieme ad essa circolava una strofetta latina che recitava “Annus centus Romæ semper es t iubileus, crimina laxantur, cui pœnitet ista donantur; hoc declaravit Bonifacius et roboravit” (“L’anno cento sempre a Roma è giubileo, i crimini si cassano, e a chi si pente si condonano; questo dichiarò Bonifacio e lo sancì”)” testo che la satira popolare cambiò con “taxantur” al posto di “laxantur” per attestare “come il denaro ne fosse diventato il connotato”. (ibid.) Quando, infatti, le indulgenze comminate con l’anno santo, o giubilare, del 1500 vennero vendute porta a porta in Germania per pagare la fabbrica della basilica di S. Pietro, raccolta di fondi sulla quale, peraltro, frati e vescovi incassavano cospicue provvigioni, il monaco cattolico Martin Lutero si ribellò dando il via al movimento riformatore che portò allo scisma protestante.
Nel corso della storia, dal 1300 a oggi, i papi romani hanno indetto ben 30 anni giubilari o “santi”, sia ordinari, cioè legati a ricorrenze prestabilite, come quelli indetti ogni 25 anni a partire dal 1300, o straordinari perché indetti in occasione di qualche avvenimento di particolare importanza, come quello proclamato nel 1933 da papa Pio XI in occasione del diciannovesimo centenario della morte di Cristo o quello indetto quest’anno da papa Francesco in concomitanza con il 50° anno dalla fine del Concilio Vaticano II. La prassi non è cambiata perché tutt’oggi il pellegrinaggio a Roma occupa una posizione centrale della celebrazione ed è una delle opere principali richieste per ottenere l’indulgenza giubilare, anche se l’attuale papa ha disposto altre “chiese giubilari” in varie diocesi del mondo dove è possibile ottenere l’indulgenza. Secondo alcune stime il giubileo 2016 dovrebbe richiamare a Roma 25 milioni di pellegrini da tutto il mondo. Pertanto è un evento che sarà caratterizzato da un grande business, in massima parte gestito dalla Chiesa Cattolica attraverso i suoi apparati ecclesiali ed economici (cfr. http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/03/21/news/grand-hotel-giubileo-il-business-esentasse-di-roma-1.252781).
Naturalmente le gerarchie ecclesiastiche negano ogni disegno lucrativo connesso alla celebrazione degli anni giubilari e a questo in particolare. Ad esempio l’alto prelato al quale è stata affidata l’organizzazione della manifestazione di quest’anno, su precisa domanda ha risposto: “Il verbo lucrare non appartiene più al linguaggio della Chiesa e tanto meno al vocabolario del papa. Anche sulla questione del business religioso vedrà che molte cose cambieranno” (cfr. http://www.famigliacristiana.it/articolo/fisichella.aspx). Il fatto però è che, come dimostrano l’articolo del settimanale succitato e la realtà, nulla è cambiato nella gestione economica dell’evento, tutta in mano al Centro accoglienza istituito presso il Vaticano. Ma non è su questo aspetto che voglio soffermarmi, in quanto ognuno è libero di vederla come più l’aggrada.
Poiché lo stesso prelato ha, tra l’altro, affermato che la proclamazione dell’anno giubilare straordinario 2016 trova fondamento nella Sacra Scrittura, e in particolare nel racconto evangelico di Luca dove viene descritto ciò che accadde quando Gesù si recò nella sinagoga della sua città, Nazaret, allorché si fece consegnare il rotolo del profeta Isaia e, dopo averne letto alcuni passi, disse che quelle parole profetiche si erano adempiute con la sua venuta sulla terra, è proprio questo aspetto che mi preme approfondire (cfr. Luca 4:16-21; Isaia 61:1-3). Il comando di osservare un anno giubilare faceva parte della Legge mosaica che, come è scritto, fu “un ombra delle buone cose avvenire” (cfr. Ebrei 10:1). Dato che questo è il tema conduttore della serie di post che sto pubblicando, mi preme sapere se effettivamente esiste una relazione tra quanto disposto dalla Legge mosaica e dalla profezia biblica con gli anni giubilari indetti dalla Chiesa Cattolica e in particolare con quello del 2016. Questo è il risultato della mia ricerca.
Quel cinquantesimo anno diverrà per voi un Giubileo” – Levitico 25:11
Nella Legge data a Israele ai piedi del Sinai Dio comandò: “Quando siete infine entrati nel paese che sto per darvi, il paese deve osservare un sabato a Geova.Per sei anni devi seminare il tuo campo, e per sei anni devi potare la tua vigna, e devi raccogliere il prodotto della terra.Ma il settimo anno ci dev’essere per la terra un sabato di completo riposo, un sabato a Geova … dovete santificare il cinquantesimo anno e proclamare la libertà nel paese a tutti i suoi abitanti. Esso diverrà per voi un Giubileo, e dovete tornare ciascuno al suo possedimento e dovete tornare ciascuno alla sua famiglia.Quel cinquantesimo anno diverrà per voi un Giubileo. Non dovete seminare né mietere ciò che nella terra è nato da sé dai granelli caduti né vendemmiare l’uva delle sue viti non potate.Poiché è un Giubileo. Deve divenirvi qualcosa di santo. Dal campo potete mangiare ciò che la terra produce” (Levitico 25:2-4,10-12). Il 50° anno, il Giubileo, dunque, veniva dopo una serie di sette anni sabatici agricoli che abbracciavano nel complesso un periodo di 49 anni. Quell’anno costituiva l’apice di questa serie di anni sabatici per la terra data da Geova ai suoi servitori in adempimento della promessa fatta al loro antenato Abraamo (cfr. Genesi 15:18-21). In occasione del Giubileo veniva proclamata la libertà in tutto il paese. Cosa significava questo?
Quando Dio liberò gli israeliti dalla schiavitù egiziana e li condusse nella terra promessa non voleva di certo che alcuno di essi si riducesse in povertà. Per questo motivo l’intera nazione con l’occupazione del paese ricevette una eredità terriera sufficiente per provvedere il sostentamento per tutti i suoi componenti (cfr. Numeri 34:1-12). Tutte le famiglie israelite, ad eccezione dei leviti i quali ricevevano un decimo del prodotto della terra per il servizio che svolgevano presso il santuario, ebbero una parte di quell’eredità e quindi i mezzi di sussistenza. Ciascuna delle dodici tribù (Efraim e Manasse, figli di Giuseppe ebbero entrambi una parte di eredità, sostituendo così la tribù di Levi) ricevette a sorte un appezzamento di terra rapportato al numero delle famiglie che la componevano (cfr. Numeri 33:54). Naturalmente la sorte decise solo la collocazione approssimativa dell’eredità terriera spettante a ciascuna tribù, in una zona o in un’altra del paese, ad esempio se a Nord o a Sud o a Est o a Ovest o lungo la pianura costiera o nella regione montagnosa. Una volta definiti i confini delle varie tribù vennero assegnati gli appezzamenti di terra alle singole famiglie, sempre in base alla loro consistenza. Ogni singola famiglia ebbe così a disposizione sufficiente terra per provvedere ai propri bisogni materiali. Per evitare l’impoverimento dovuto al venir meno della quota sufficiente di terra, Geova emanò anche una norma che impediva di spostare i confini dell’eredità (cfr. Deuteronomio 19:14). La proprietà terriera era protetta anche da norme che regolavano l’eredità e garantivano che la terra non sarebbe passata a un’altra famiglia o tribù. (cfr. (Numeri 27:7-11; 36:6-9; Deuteronomio 21:15-17).
Questa saggia disposizione presa da Geova doveva servire ad evitare la povertà nella nazione (cfr. Deuteronomio 15:4,5). Tuttavia alcuni capifamiglia, essendo pigri, ubriaconi, ghiottoni o amanti dei piaceri potevano dilapidare i propri mezzi di sostentamento e ridurre in povertà se stessi o la loro famiglia. Inoltre l’improvvisa e prematura morte di un capofamiglia poteva lasciarsi dietro orfani e vedove, oppure incidenti e malattie potevano, per un po’ o in modo permanente, impedirgli di svolgere il lavoro necessario. Per queste ragioni Geova disse anche: “Qualche povero non mancherà mai in mezzo al paese” (Deuteronomio 15:11). Pertanto l’ israelita bisognoso poteva trovarsi, in qualche circostanza, costretto a vendere la sua terra o vendersi come schiavo, ma temporaneamente. In questi casi infatti assumeva valore la disposizione del Giubileo. Geova, infatti, aveva detto: “In questo anno del Giubileo dovete tornare ciascuno al suo possedimento” (Levitico 25:13).

Giubileo 1

dovete … proclamare la libertà nel paese a tutti i suoi abitanti” – Levitico 25:10
In Levitico 25:9,10 leggiamo questo comando che Dio fece scrivere da Mosè: “Nel settimo mese il decimo giorno del mese devi far suonare il corno d’alto tono; il giorno dell’espiazione dovete far suonare il corno in tutto il vostro paese. E dovete santificare il cinquantesimo anno e proclamare la libertà nel paese a tutti i suoi abitanti. Esso diverrà per voi un Giubileo, e dovete tornare ciascuno al suo possedimento e dovete tornare ciascuno alla sua famiglia”. L’annuale Giorno di Espiazione si teneva il 10 tishri, settimo mese del calendario ebraico che corrisponde al periodo di settembre-ottobre. Quel giorno, nel 50° anno, si suonava il corno proclamando la libertà in tutto il paese. Questo significava libertà per gli schiavi ebrei, molti dei quali si erano venduti a motivo dei debiti. È vero che questo già accadeva alla fine di ogni periodo di sei anni di schiavitù, secondo la disposizione descritta in Esodo 21:2 che diceva: “Nel caso che tu acquisti uno schiavo ebreo, sarà schiavo per sei anni, ma nel settimo uscirà come uno reso libero senza pagare nulla”. Ma il Giubileo concedeva la libertà anche a coloro che non avevano ancora servito per sei anni. Quell’anno, inoltre, Tutti i possedimenti terrieri ereditari che erano stati venduti a motivo di rovesci finanziari venivano restituiti, e ogni uomo tornava in famiglia e al suo possedimento ereditario. In tal modo nessuna famiglia sprofondava in perpetua povertà e poteva godere di onore e rispetto, anche chi sperperava le sue sostanze non poteva far perdere per sempre l’eredità ai suoi discendenti. Questa meravigliosa disposizione divina impediva alla nazione di precipitare nella triste condizione che attualmente si riscontra in molti paesi, dove in pratica ci sono solo due classi: gli estremamente ricchi e gli estremamente poveri. L’economia nazionale sarebbe sempre stata stabile e la nazione non sarebbe mai stata oberata di debiti (cfr. Deuteronomio 15:6). Grazie al Giubileo la terra aveva un valore costante e il debito pubblico era contenuto, così si evitava una prosperità fittizia, con conseguente inflazione, deflazione e depressione economica.
Il Giubileo serviva anche a rafforzare il vincolo di fede tra la popolazione e il loro grande Dio, Geova! Durante l’anno giubilare, infatti, la terra doveva avere un completo riposo (chi si intende di agronomia sa quanto questo è importante per il processo produttivo!). La Legge diceva: “Quel cinquantesimo anno … Non dovete seminare né mietere ciò che nella terra è nato da sé dai granelli caduti né vendemmiare l’uva delle sue viti non potate” (Numeri 25:11). Questo significava che il prodotto del 48° anno di ogni ciclo di 50 anni avrebbe costituito la principale fonte di generi alimentari per quell’anno e per un po’ più dei due anni successivi, fino alla mietitura del 51° anno, l’anno dopo il Giubileo. La speciale benedizione di Dio sul 48° anno, in maniera simile a tutti i precedenti sette anni sabatici che lo precedevano, avrebbe dato prodotti sufficienti a provvedere cibo per tutto l’anno giubilare, come Dio stesso aveva promesso: “nel caso diciate: “Che mangeremo nel settimo anno visto che non possiamo seminare o raccogliere le nostre messi?”in tal caso certamente comanderò per voi la mia benedizione nel sesto anno, e vi deve produrre il suo raccolto per tre anni.E dovete seminare lottavo anno e dovete mangiare dal vecchio raccolto fino al nono anno. Fino alla venuta del suo raccolto mangerete il vecchio” (Levitico 25:20-22). Il Giubileo pertanto era un intero anno di festa, un anno di libertà. La sua osservanza dimostrava la fede di Israele in Geova suo Dio ed era un tempo di rendimento di grazie e felicità per i suoi provvedimenti.
La disposizione di celebrare l’anno giubilare rimase in vigore per circa 1450 anni, dal 1424, quando gli Israeliti celebrarono il primo anno da quanto erano giunti nella Terra Promessa (nel 1473 a.C.), fino a quando l’intero dispositivo della Legge mosaica venne abrogato con la morte di Cristo (cfr. Colossesi 2:13,14; Efesini 2:15; Ebrei 7:18). Purtroppo però la loro storia mostra che non sempre apprezzarono la guida divina violando i comandamenti che Dio aveva dato loro, incluse le leggi sabatiche, perdendone le benedizioni. Comunque, come tutto il resto della Legge mosaica, anche la disposizione giubilare era “un ombra delle buone cose avvenire” (cfr. Ebrei 10:1). Cosa prefigurava?

“Vieni, sii mio seguace”

egli mi ha unto … per predicare la liberazione ai prigionieri … per mettere in libertà gli oppressi” – Luca 4:18
Poco più di sei mesi dopo il suo battesimo, all’inizio del suo ministero terreno nella primavera del 30 A.D., Gesù tornò a Nazaret, la città dove era cresciuto. Lì entrò nella sinagoga e si fece consegnare un rotolo delle Sacre Scritture: era il rotolo del profeta Isaia. Gesù cercò il brano che nelle nostre Bibbie è indicato con Isaia 61:1,2 (in quel tempo non c’era la suddivisione in capitoli e versetti come oggi) che trovò senza difficoltà, dimostrando la sua ottima conoscenza delle Scritture, e lo lesse. Il brano diceva: “Lo spirito del Sovrano Signore Geova è su di me, per la ragione che Geova mi ha unto per annunciare la buona notizia ai mansueti. Mi ha mandato a fasciare quelli che hanno il cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli che sono in schiavitù e la completa apertura degli occhi anche ai prigionieri;a proclamare l’anno di buona volontà da parte di Geova e il giorno di vendetta da parte del nostro Dio; a confortare tutti quelli che fanno lutto”. Dopo la lettura riavvolse il rotolo, “lo riconsegnò al servitore e si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui.Quindi cominciò a dir loro: Oggi questa scrittura che avete appena udito si è adempiuta” (Luca 4:20,21).
Quella profezia di Isaia, pur non parlando direttamente dell’antico anno giubilare, faceva riferimento a una liberazione futura. Gesù la mise in relazione con il suo mandato poiché la buona notizia che egli dichiarava avrebbe dato la possibilità agli ebrei che l’accettavano di diventare spiritualmente liberi. I loro occhi sarebbero stati aperti perché capissero cosa significava in effetti la vera adorazione e quali esigenze comportava, perciò sarebbero stati resi liberi da molte idee errate inculcate loro dagli ipocriti rabbini di quel tempo (cfr. Matteo 15:6-9). Ma la libertà che Gesù venne a proclamare era ancora più grande di quella liberazione spirituale! In una occasione, infatti, egli disse ai suoi ascoltatori: “Se rimanete nella mia parola, siete realmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:31). Gli ebrei che lo stavano ascoltando replicarono: “Noi siamo progenie di Abraamo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come mai dici: ‘Diverrete liberi’?” Gesù rispose: “Verissimamente vi dico: Chiunque opera il peccato è schiavo del peccato … Se perciò il Figlio vi rende liberi, sarete realmente liberi” (vv.32-36). Cosa intese dire?
Il fatto di essere discendenti carnali di Abraamo non li avrebbe resi liberi dalla schiavitù del peccato e dalla sua conseguenza più drammatica, la morte. L’abolizione del patto della Legge mosaica alla morte di Cristo coincise con la stipulazione di un “nuovo patto” tra Dio e una “nuova nazione”, chiamata “Israele di Dio” (cfr. Galati 6:16; Ebrei 8:6-13). Il mediatore di questo “nuovo patto” fu Gesù che lo validò col versamento del suo sangue in una morte sacrificale (cfr. Ebrei 12:24). Con quel patto Geova Dio prometteva ai componenti di quella “nuova nazione” che ‘non avrebbe più rammentato i loro peccati’ (cfr. Ebrei 8:12). Questo significava per essi la libertà dal peccato ed era resa possibile dal sacrificio di Cristo. Era a questa liberazione dal peccato che si riferiva Gesù quando disse: “Se perciò il Figlio vi rende liberi, sarete realmente liberi”.
Quella “nuova nazione”, l’ “Israele di Dio” venne all’esistenza il giorno di Pentecoste del 33 A.D. quando Dio dichiarò giusti quei discepoli di Gesù che mostrarono di aver fede nel valore del suo sacrificio e li adottò come figli spirituali con la prospettiva di regnare con Cristo in cielo, come spiegò i seguito l’apostolo Paolo che, sotto ispirazione divina, scrisse: “Poiché voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù che causi di nuovo timore, ma avete ricevuto uno spirito di adozione come figli … Se, dunque, siamo figli, siamo anche eredi: eredi in realtà di Dio, ma coeredi di Cristo” (Romani 8:15-17). Fu in quel giorno che iniziò l’antitipico Giubileo cristiano. La “nuova nazione” era composta da persone non più solo di discendenza abramica ma da persone di tutte le nazioni che accettavano Cristo come il mezzo provveduto da Dio per la salvezza. Queste persone, pur vivendo ancora con un corpo imperfetto, venivano giustificati da Dio in base alla loro fede nel valore salvifico del sacrificio di Cristo e adottati da Dio quali figli spirituali con la prospettiva, dopo la loro morte, di regnare in cielo con Gesù quando questi avrebbe ricevuto pieni poteri del Regno (per maggiori informazioni su questo argomento vedi il mio post del 14 maggio 2016, LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – VIII, https://gi1967.wordpress.com/2016/05/14/la-legge-ha-un-ombra-delle-buone-cose-avvenire-viii/). Perciò l’apostolo fu ancora ispirato a scrivere: “quelli che sono uniti a Cristo Gesù non hanno nessuna condanna.Poiché la legge di quello spirito che dà vita unitamente a Cristo Gesù ti ha reso libero dalla legge del peccato e della morte” (Romani 8:1,2).
la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore” – Rivelazione o Apocalisse 21:3,4
Circa 65 anni dopo la Pentecoste del 33 A.D., l’apostolo Giovanni, che quel giorno era tra i 120 discepoli di Gesù che iniziarono a beneficiare del Giubileo cristiano, a proposito di Gesù fu ispirato a scrivere: “Egli è un sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non solo per i nostri ma anche per quelli di tutto il mondo” (1 Giovanni 2:2). Cosa significava questo?
Dalla Pentecoste del 33 A.D. i discepoli di Gesù che entravano a far parte della “nuova nazione”, l’ “Israele di Dio”, iniziarono una intensa attività di predicazione che in pochi anni fu estesa a tutto il mondo allora conosciuto radunando buona parte del numero fissato da Dio dei componenti della “nuova nazione” che avrebbero avuto il privilegio di regnare insieme a Cristo (cfr. Colossesi 1:23; Rivelazione o Apocalisse 14:1-5). Ma dopo la morte degli apostoli, come Gesù aveva predetto con la parabola del grano e delle zizzanie, quest’opera sarebbe stata notevolmente ridotta lasciando il passo alla crescita di un falso cristianesimo che, sotto la guida satanica, avrebbe allontanato le persone dalla speranza del Regno (per maggiori informazioni sull’adempimento di questa parabola vedi il mio post del 14 maggio 2011 – UNA STORIA FINITA – XVI parte, https://gi1967.wordpress.com/2011/05/14/una-storia-finita-xvi-parte/). La parabola però indicava che in un tempo futuro, alla “fine del sistema di cose” satanico, quell’opera sarebbe ripresa e il numero dei componenti della “nuova nazione” sarebbe stato completato. Gesù stesso confermò questo con la sua profezia sul “tempo della fine” allorché disse: “questa buona notizia del regno sarà predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni; e allora verrà la fine” (Matteo 24:14).
Secondo la profezia e la cronologia biblica oggi stiamo vivendo in quel tempo! (per ulteriori informazioni vedi i miei post del 3 settembre e 1 ottobre 2011 – UNA STORIA FINITA – XXIII e XXIV parte, https://gi1967.wordpress.com/2011/09/03/una-storia-finita-xxiii-parte/ e https://gi1967.wordpress.com/2011/10/01/una-storia-finita-xxiv-parte/) Oggi, come nel I secolo, i veri cristiani sono impegnati nel predicare in tutta la terra il Regno di Dio come unica speranza per tutto il genere umano. Quest’opera ha permesso tutt’oggi la liberazione di milioni e milioni di persone che erano schiave di falsi insegnamenti, superstizioni e pratiche non scritturali (come, ad esempio, il culto dei morti, l’idolatria connessa alla venerazione di immagini “sacre”, l’osservanza di festività di origine pagana, come il Natale, lo sfruttamento economico da parte degli ecclesiastici e tante altre). Così anche oggi milioni di persone sono liberate dalla schiavitù al peccato connesso con tali pratiche. Ma il numero di queste persone supera largamente quello stabilito da Dio per i coeredi di Cristo nel Regno. Che ne sarà allora di tutti gli altri che non hanno questa speranza?
Il capitolo 25 di Levitico, che parla della disposizione del Giubileo, menziona oltre agli israeliti, gli “avventizi” e i “forestieri” che risiedevano in mezzo a loro (cfr. Levitico 25:6). Pur non appartenendo alla nazione eletta questi ne dovevano osservare i regolamenti e ne beneficiavano delle disposizioni. In maniera simile oggi molti che non appartengono all’ “Israele di Dio” ma che risiedono in mezzo a loro potranno beneficiare dell’antitipico anno giubilare. In che modo? Nella rivelazione data a Giovanni, l’apostolo dopo aver visto l’ “Israele di Dio” vide anche “una grande folla, che nessun uomo poteva numerare, di ogni nazione e tribù e popolo e lingua, che stavano in piedi dinanzi al trono e dinanzi all’Agnello, vestiti di lunghe vesti bianche; e nelle loro mani c’erano rami di palme.E continuano a gridare ad alta voce, dicendo: “La salvezza la dobbiamo al nostro Dio, che siede sul trono, e all’Agnello” (Rivelazione o Apocalisse 7:9,10). Questa “grande folla” di persone fu rappresentata dagli “avventizi” e dai “forestieri” che risiedevano in mezzo agli israeliti. Le persone che la compongono esercitano anch’esse fede nel sangue sparso di Cristo, avvalendosi così della sua morte sacrificale. Inoltre si rallegrano perché sono stati liberati dalla falsa religione, incluso il cristianesimo apostata, hanno ottenuto una buona coscienza davanti a Geova Dio e hanno il privilegio di prendere parte all’adempimento di Matteo 24:14 predicando la buona notizia del Regno prima che venga la fine.
Ma che dire della loro speranza di venire liberati dall’imperfezione e dal peccato innati?

Giubileo 3

sono la progenie composta dei benedetti di Geova”
Quando, dopo aver eliminato il sistema satanico dalla terra, inclusa la falsa religione e i governi politici che esercitano il loro potere sotto l’influenza satanica (cfr. Daniele 2:44; Rivelazione o Apocalisse 16:14-16; 18:4-10), Gesù Cristo avrà assunto il pieno controllo della terra in qualità di “Re dei re e Signore dei signori” e applicherà direttamente il valore del suo sacrificio, allora gli appartenenti alla “grande folla”, che sopravvivranno alla prossima distruzione mondiale (cfr. Rivelazione o Apocalisse 7:13-17), potranno vivere per sempre su una terra purificata da ogni elemento peccaminoso. La profezia dice di loro: “Certamente edificheranno case e le occuperanno; e certamente pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Non edificheranno e qualcun altro occuperà; non pianteranno e qualcun altro mangerà … Non faticheranno per nulla, né genereranno per il turbamento; perché sono la progenie composta dei benedetti di Geova” (Isaia 65:21-25). Sotto il governo di Cristo e dei suoi governanti associati saranno cancellate tutte le tracce del peccato ereditato e dell’imperfezione, come è ancora scritto: “Dio … asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore. Le cose precedenti sono passate” (Rivelazione o Apocalisse 21:3,4). Quello sarà un tempo di grande gioia per i leali servitori di Dio, i quali potranno anche accogliere milioni di morti che saranno riportati in vita su questa terra (cfr. Giovanni 5:25-29; Rivelazione o Apocalisse 20:13); la loro gioia sarà ancora più grande di quella che l’antico anno giubilare causava con la liberazione dalla schiavitù umana. I redenti del genere umano leali al Regno di Dio potranno così celebrare l’antitipico Giubileo, prefigurato dall’antico anno giubilare, essendo definitivamente liberati dalla schiavitù al peccato e delle sue terribili conseguenze: malattia, vecchiaia e morte!
Altro che l’ipocrita e antiscritturale “Giubileo della misericordia” proclamato dai moderni “rabbini” del cristianesimo apostata, con i suoi pellegrinaggi e le “porte sante” da attraversare! Né il papa né alcun altro rappresentate del clero, né alcun altro uomo o istituzione umana hanno il potere di concedere “indulgenze” o perdono dei peccati. Solo il sacrificio di Cristo permette la cancellazione del peccato e dei suoi mortiferi effetti, come è scritto: “il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (Giovanni 1:7).

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(*) – Per affermare la propria supremazia sulle altre confessioni cristiane, la Chiesa Cattolica ha cercato di accreditare la tradizione secondo cui Pietro risiedette per qualche tempo a Roma, vi morì da martire e vi fu sepolto nel luogo dove oggi sorge l’omonima Basilica, sul colle Vaticano. Tale tradizione iniziò a svilupparsi verso la fine del II secolo d.C. e si affermò nel secolo successivo quando l’imperatore pagano Costantino fece costruire in tale luogo la primitiva basilica. Tuttavia molti storici, anche cattolici, ne hanno messo in dubbio l’esattezza. Cosa insegna invece l’unica fonte che dà notizie di prima mano su Pietro, la Bibbia?
Dalla Parola di Dio risulta chiaro che Pietro, conformemente al mandato ricevuto dagli apostoli e dagli anziani della chiesa cristiana a Gerusalemme, svolse la sua opera nella parte orientale del mondo antico. In Galati 2:7-9 l’apostolo Paolo scrisse: “Avendo riconosciuto che a me [Paolo] era stato affidato il vangelo per gli incirconcisi, come a Pietro era stato affidato quello dei circoncisi (poiché colui che era stato all’opera per mezzo di Pietro quale suo apostolo fra i Giudei era stato all’opera in me per i Gentili) e riconoscendo inoltre il favore che mi era stato conferito, quelli che erano le riconosciute colonne, Giacomo, Cefa [Pietro] e Giovanni, diedero a Barnaba e a me la stretta di mano d’associazione, volendo significare che noi dovessimo andare ai Gentili come essi ai Giudei” (NAB). Dove, dunque, l’apostolo Pietro svolse la sua opera? A conclusione della sua prima lettera egli stesso scrisse: “Colei che è a Babilonia, eletta come voi, vi manda i suoi saluti” (1Pietro 5:13). A Babilonia, situata in Medio Oriente sulle rive dell’Eufrate (oggi Iraq) in quel tempo si era stabilita una considerevole popolazione giudaica. A conferma di ciò una nota enciclopedia afferma: “Babilonia restò per secoli un fuoco di giudaismo orientale, e dalle considerazioni delle scuole rabbiniche fu elaborato nel 5° secolo della nostra èra il Talmud di Gerusalemme, e un secolo dopo il Talmud di Babilonia” (The International Standard Bible Encyclopedia).
La Chiesa Cattolica ha tentato di ovviare a tale affermazione identificando con quella Babilonia l’antica Roma. Una nota in calce a una moderna traduzione cattolica della Bibbia, la New American Bible, dice infatti: “Roma la quale, come l’antica Babilonia, conquistò Gerusalemme e ne distrusse il tempio”. Tale interpretazione è assai poco credibile. Infatti la stessa traduzione riconosce che Pietro scrisse la sua lettera in una “data anteriore al 64-67 d.C., periodo in cui ebbe luogo sotto Nerone la sua esecuzione”. Ma Gerusalemme non fu distrutta dai Romani fino all’anno 70 d.C. Al tempo in cui Pietro scrisse la sua lettera non esisteva dunque nessuna corrispondenza fra Babilonia e Roma. L’apostolo Paolo, poi, scrivendo ai cristiani di Roma verso il 56 E.V., salutò una trentina di componenti di quella congregazione, senza menzionare neppure una volta Pietro (cfr. Romani 1:1,7; 16:3-23). Tra il 60 e il 65 d.C., Paolo scrisse da Roma sei lettere, nelle quali non si parla di Pietro, una solida prova indiziaria che Pietro non era lì. L’attività di Paolo a Roma viene descritta nella conclusione del libro di Atti, ma ancora una volta, non si fa alcun cenno a Pietro (cfr. Atti 28:16,30,31). Pertanto a chi si reca su quella che sinceramente ritiene essere la tomba di Pietro a Roma si pone il problema se dar credito a ‘tradizioni poco attendibili’ o alla fidata Parola di Dio. L’evidenza della Bibbia mostra chiaramente che l’apostolo Pietro non andò mai a Roma.
Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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