LA LEGGE E’ UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – XIII

“IN REALTÀ, CRISTO, LA NOSTRA PASQUA, È STATO SACRIFICATO”

1Corinti 5:7

Anteprima
Cosa significa per voi la Pasqua? Per molti è la più importante festa religiosa dell’anno, quella che celebra la risurrezione di Gesù Cristo tre giorni dopo essere stato messo a morte. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica è la « festa delle feste », la « solennità delle solennità » e la fa risalire al Concilio di Nicea del 325 d.C. quando “tutte le Chiese si sono accordate perché la Pasqua cristiana sia celebrata la domenica che segue il plenilunio (14 Nisan) dopo l’equinozio di primavera” (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1169, 1170). Perché dal 325 d.C.? … perché non risulta da nessuna parte della Parola di Dio che gli apostoli e i discepoli di Gesù dei primi secoli festeggiassero una pasqua di risurrezione nella data scelta al Concilio di Nicea. Per quale motivo non la festeggiavano? Perché il loro Signore Cristo Gesù aveva comandato loro di fare ben altro! La sera in cui si radunò con i suoi fedeli apostoli per l’ultima volta, il 14 nisan del 33 A.D., dopo aver osservato ancora una volta la pasqua ebraica, Gesù istituì una nuova cerimonia chiamata nella Bibbia la “Cena del Signore” o “Pasto serale del Signore” (cfr. 1Corinti 11:20). Il racconto evangelico narra che Gesù prese dalla tavola uno dei pani non lievitati, rese grazie in preghiera, lo spezzò e lo diede agli undici per mangiarlo dicendo loro: “Questo significa il mio corpo che dev’essere dato in vostro favore”. Poi prese un calice di vino rosso e, dopo aver pronunciato una benedizione, lo porse loro e invitandoli a bere disse: “Questo significa il mio ‘sangue del patto’, che dev’essere versato a favore di molti per il perdono dei peccati” (Matteo 26:26-28). Quindi comandò loro: “Continuate a far questo in ricordo di me” (Luca 22:19). Quella semplice cerimonia è ciò che da allora in poi i suoi discepoli avrebbero dovuto osservare in sostituzione della pasqua ebraica che, avendo adempiuto il suo significato profetico, venne abrogata. Questo è esattamente quello che gli apostoli e tutti i cristiani dei primi secoli facevano ogni anno in ricorrenza del 14 nisan, come testimoniò l’apostolo Paolo il quale, sotto ispirazione divina, scrisse: “il Signore Gesù nella notte in cui stava per essere consegnato prese un panee, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo significa il mio corpo che è a vostro favore. Continuate a far questo in ricordo di me”.E fece similmente riguardo al calice, dopo aver preso il pasto serale, dicendo: Questo calice significa il nuovo patto in virtù del mio sangue. Continuate a far questo, ogni volta che ne berrete, in ricordo di me.Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo calice, continuate a proclamare la morte del Signore, finché egli arrivi” (1Corinti 11:23-26). Dunque non la risurrezione i cristiani dovevano festeggiare, ma commemorare la morte di Cristo. Allora, da dove ebbe origine la celebrazione della Pasqua di risurrezione? … …

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Venerdì 12 giugno 2015, durante un incontro del ritiro mondiale dei sacerdoti tenuto a Roma, il papa della Chiesa Cattolica, Francesco, ha proposto che la sua Chiesa e quella Ortodossa calcolino la Pasqua nello stesso modo, festeggiandola così lo stesso giorno. Questa questione della differenza di data nell’osservare la festa ha diviso per secoli i cattolici dagli ortodossi. Il motivo va ricercato nel diverso modo di calcolare la data: gli ortodossi infatti la calcolano basandosi sul calendario giuliano che fu in uso anche nella Chiesa Cattolica fino al 1582, poi da questa sostituito con quello gregoriano. Certo, è una situazione abbastanza bizzarra poiché cattolici e ortodossi leggono praticamente gli stessi testi, e hanno credenze molto simili, tuttavia sono divisi nell’osservare quella che considerano una delle principali, se non la più importante, festa cristiana. In ogni caso entrambe le chiese concordano nell’osservare con la Pasqua la risurrezione di Cristo.
Come le due chiese summenzionate anche la maggioranza di quelle cosiddette “protestanti” o della riforma festeggiano con la Pasqua la risurrezione di Cristo. Si distinguono però nell’applicare il relativo cerimoniale. Una loro caratteristica peculiare infatti è quella di associare a tale festività la “Santa Cena” o “Cena del Signore” o “Santa Comunione”, come comunemente viene chiamata tale cerimonia, ma anche qui le celebrazioni si differenziano notevolmente tra una chiesa e un’altra. Tutte tali differenze sono fortemente sospette e danno da pensare sulla genuinità degli insegnamenti di dette chiese. Cristo infatti pregò affinché i suoi discepoli fossero uniti nella fede proprio come lo erano lui e il Padre (cfr. Giovanni 17:11,20,21), parole che spinsero poi l’apostolo Paolo e scrivere a tutti i veri cristiani: “vi esorto, fratelli, per il nome del nostro Signore Gesù Cristo, a parlare tutti concordemente, e a non avere fra voi divisioni, ma ad essere perfettamente uniti nella stessa mente e nello stesso pensiero” (1Corinti 1:10).
Perché allora la mancanza di unità si riscontra in tutte quelle chiese che si dichiarano “cristiane”? Lo stesso apostolo lo spiegò scrivendo: “fra voi stessi sorgeranno uomini che diranno cose storte per trarsi dietro i discepoli” (Atti 20:30). Dunque la divisione è causata da “cose storte” cioè da insegnamenti umani spacciati per insegnamenti divini, tendenza che aveva già portato alla rovina gli antichi servitori di Dio, gli ebrei. Ai loro capi religiosi Gesù infatti aveva detto: “avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione”. Questo è accaduto anche nel cristianesimo. Uomini egoisti e desiderosi di preminenza hanno introdotto nella chiesa cristiana dogmi e precetti che non hanno fondamento nella Parola di Dio ma si basano su una “tradizione” umana a cui hanno dato più valore che agli insegnamenti divini. Il risultato è stato quello dichiarato da un altro fedele apostolo di Gesù, Pietro, che scrisse: “Questi introdurranno quietamente distruttive sette e rinnegheranno anche il proprietario che li ha comprati” (2Pietro 2:1). Ecco dunque da dove ha avuto origine la mancanza di unità negli insegnamenti e nella pratica religiosa riscontrabile tra le tante religioni che si dichiarano “cristiane”.
Questo è lo statuto della pasqua” – Esodo 12:43
Prendiamo ad esempio proprio la Pasqua insieme alla “Santa Cena”, o come si vuol chiamare. Cosa impariamo dalla Parola di verità di Dio, la Bibbia, al riguardo e cosa possiamo notare confrontandola con i vari insegnamenti delle chiese cosiddette “cristiane”?
Della “pasqua” si parla per la prima volta nelle Scritture in relazione con la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù egiziana avvenuta nel 1513 a.C. Se ne parla come di una celebrazione commemorativa. In Esodo 12:25-27 si legge: “E deve avvenire che quando sarete entrati nel paese che Geova vi darà, proprio come ha dichiarato, dovrete osservare questo servizio. E deve avvenire che quando i vostri figli vi diranno: ‘Che cosa significa questo servizio per voi?’ allora dovrete dire: ‘È il sacrificio della pasqua a Geova, che passò oltre le case dei figli d’Israele in Egitto quando piagò gli egiziani, ma liberò le nostre case’”. Infatti, la parola ebraica da cui deriva, pèsach, significa “passare oltre” e ricordava che l’angelo di Geova la notte in cui sterminò i primogeniti d’Egitto passò oltre i primogeniti di Israele. Tutto questo avvenne nel I mese del calendario sacro ebraico, nisan, il 14° giorno del mese.
Quattro giorni prima del 14, nel decimo giorno, Dio disse agli Israeliti che avrebbero dovuto iniziare a prepararsi per qualcosa che sarebbe successo il 14, al tramonto (per gli ebrei il giorno cominciava al tramonto e finiva a quello successivo). Essi dovevano procurarsi un agnello (o un capretto) poi la sera di inizio del 14° giorno avrebbero dovuto ucciderlo, arrostirne la carne e mangiarla insieme a pani non fermentati ed erbe amare (cfr. Esodo 12:3-8). Il sangue di quell’animale doveva poi esser spruzzato sugli stipiti e sull’architrave della porta delle loro case in modo che, quando l’angelo di Dio sarebbe passato attraverso il paese per colpire i primogeniti d’Egitto, vedendo il sangue sarebbe passato oltre risparmiando i primogeniti degli israeliti (cfr. Esodo 12:12,13,22,23). Questo è proprio ciò che accadde! Dopo quella tremenda ultima piaga l’orgoglioso Faraone egiziano si decise a fare ciò che Dio gli aveva comandato: liberare il suo popolo dalla schiavitù. (cfr. Esodo 12:29-32). Pertanto Dio, comandò agli Israeliti di ricordare quella liberazione negli anni a venire; disse loro: “Questo giorno vi deve servire di memoriale, e lo dovete celebrare come festa a Geova per tutte le vostre generazioni. Lo dovreste celebrare come uno statuto a tempo indefinito” (Esodo 12:14). Così dal momento in cui entrarono nella terra promessa, ogni anno, il 14° giorno del mese di nisan, gli Israeliti iniziarono a ricordare quell’avvenimento osservando la pasqua (cfr. Esodo 12:25; 13:5). 

Impariamo dal grande Insegnante    Impariamo dal grande Insegnante

In realtà, Cristo, la nostra pasqua, è stato sacrificato
Continuate a far questo in ricordo di me” – Luca 22:19
1545 anni dopo, nel 33 d.C., il 13 nisan, dato che si avvicinava il giorno “in cui si doveva sacrificare la vittima pasquale”, Cristo disse a Pietro e Giovanni: “Andate e preparateci la pasqua affinché la mangiamo” (Luca 22:7,8). Egli e i suoi apostoli erano tutti ebrei, nati sotto la Legge mosaica, perciò erano tenuti a osservarla. Quella era la quarta pasqua che Gesù si apprestava a celebrare da quando aveva iniziato il suo ministero terreno, dopo il suo battesimo (per le altre tre volte leggi Giovanni 2:3; 5:1; 6:4). “Infine, quando fu venuta l’ora”, dopo il tramonto da cui iniziò il 14 nisan, Gesù mangiò la cena pasquale con i suoi apostoli. A tavola egli approfittò di quell’occasione per insegnare ai suoi apostoli alcune preziose lezioni. Rammentò loro l’importanza dell’amore fraterno dicendo: “Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri; come vi ho amati io, che anche voi vi amiate gli uni gli altri.Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore fra voi” (Giovanni 13:34,35). Poi li rassicurò dicendo che avrebbe mandato lo spirito santo a ‘insegnare e ricordare loro tutte le cose che aveva detto’ (cfr. Giovanni 14:25,26). Quindi pronunciò una fervida e incoraggiante preghiera con la quale chiese al Padre di vegliare su di loro (Giovanni, capitolo 17).
Celebrata la pasqua ebraica, dopo aver identificato il traditore, Giuda Iscariota, e dopo averlo allontanato, Gesù fece qualcosa che non aveva mai fatto prima. Prende uno dei pani non lievitati, rende grazie in preghiera, lo spezza e lo dà agli undici per mangiarlo dicendo: “Questo significa il mio corpo che dev’essere dato in vostro favore”. Poi prende un calice di vino rosso e dopo aver pronunciato una benedizione, lo porge loro e li invita a bere dicendo: “Questo significa il mio ‘sangue del patto’, che dev’essere versato a favore di molti per il perdono dei peccati” (Matteo 26:26-28). Quindi comanda loro: “Continuate a far questo in ricordo di me” (Luca 22:19). Con queste parole egli istituì una nuova commemorazione che da allora in poi avrebbe sostituito la celebrazione della pasqua ebraica. Questa infatti, come molte altre disposizioni della Legge mosaica, era anch’essa “un ombra delle buone cose avvenire” (Ebrei 10:1). Perciò, esaurita la sua funzione profetica fu anch’essa soppressa. Scrisse infatti sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo: “In realtà, Cristo, la nostra pasqua, è stato sacrificato” (1Corinti 5:7). Con il sacrificio di Cristo la Legge mosaica con tutti i suoi comandamenti, inclusi quelli relativi all’osservanza della pasqua, venne abrogata (cfr. Colossesi 2:13-16). 

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Continuate a far questo in ricordo di me
Dopo il 14 nisan del 33 A.D. la pasqua ebraica non venne più osservata dai discepoli di Gesù. Da allora i veri cristiani si sono riuniti una volta l’anno, nello stesso giorno, per celebrare la “Cena del Signore” o il “Pasto serale del Signore” al fine di commemorare la morte di Cristo, come Gesù aveva loro comandato di fare. La pasqua di risurrezione festeggiata dal cristianesimo apostata non ha un fondamento biblico ma è una festa che ha le sue radici nelle religioni pagane.

Il Regno di Dio è già una realtà!

io faccio un patto con voi … per un regno” – Luca 22:28-30
Ciò che accadde la notte del 14 nisan del 1513 a.C. fu pertanto una figura profetica di quello che poi si verificò il 14 nisan del 33 d.C. Quella notte stessa Gesù venne arrestato e successivamente, nello lo stesso giorno, venne processato, condannato e ucciso appeso al palo. Versò il suo sangue, che rappresentava la sua vita perfetta, lo stesso giorno in cui 1545 anni prima gli Israeliti versarono il sangue dell’agnello per la salvezza dei loro primogeniti. Come il sangue dell’agnello asperso sugli stipiti e sull’architrave della porta salvò la vita dei primogeniti di Israele, così il sangue di Cristo è servito per la salvezza della “congregazione dei primogeniti che sono stati iscritti nei cieli” (Ebrei 12:23,24). Chi sono questi?
Mentre erano a tavola Gesù aveva detto ai suoi fedeli apostoli: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore. Altrimenti, ve l’avrei detto, perché vado a prepararvi un luogo.E, se sarò andato e vi avrò preparato un luogo, verrò di nuovo e vi riceverò a casa presso di me, affinché dove sono io siate anche voi” (Giovanni 14:2,3). Promise quindi loro che li avrebbe portati “nella casa del Padre”, cioè in cielo dove lui stesso sarebbe andato, di lì a poco. Per quale motivo? In conclusione di quella cerimonia egli aggiunse: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;e io faccio un patto con voi, come il Padre mio ha fatto un patto con me, per un regno,affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù dIsraele” (Luca 22:28-30). Quei discepoli, ed altri ancora, a motivo della loro fede nel valore del sacrificio di Cristo, avrebbero ricevuto il privilegio di affiancarlo, un giorno, nel Regno celeste come co-governanti. A conferma di ciò scrisse ancora l’apostolo: “continuo a sopportare ogni cosa per amore degli eletti, affinché essi pure ottengano la salvezza unitamente a Cristo Gesù con gloria eterna. Fedele è la parola: Certamente se morimmo insieme, pure vivremo insieme; se continuiamo e perseverare, insieme pure regneremo” (2Timoteo 2:10-12). Questi “eletti” sono quelli che compongono la “congregazione dei primogeniti che sono stati iscritti nei cieli”. Quanti sono?
Nella visione apocalittica l’apostolo Giovanni, uno di loro, ebbe da Cristo il privilegio di vederli proprio lì, sul celeste “monte Sion”, la simbolica sede del Regno di Dio (*), affianco all’Agnello, e scrisse: “E vidi, ed ecco, l’Agnello stava sul monte Sion, e con lui centoquarantaquattromila che avevano il suo nome e il nome del Padre suo scritto sulle loro fronti”. Poi aggiunse: “essi cantano come un nuovo cantico dinanzi al trono … e nessuno poteva imparare quel cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati comprati dalla terra … Questi furono comprati di fra il genere umano come primizie a Dio e all’Agnello” (Rivelazione o Apocalisse 14:1-4). A questi, dunque, fu rivolto il comando di Gesù “Continuate a far questo in ricordo di me”. Perciò ogni anno, nel giorno che corrisponde al 14 nisan dell’antico calendario ebraico, dopo il tramonto, essi celebrano quella che viene chiamata “Cena del Signore” o “Pasto serale del Signore”. Con quale significato? L’apostolo Paolo lo spiegò scrivendo: “Poiché ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso, che il Signore Gesù nella notte in cui stava per essere consegnato prese un panee, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo significa il mio corpo che è a vostro favore. Continuate a far questo in ricordo di me”.E fece similmente riguardo al calice, dopo aver preso il pasto serale, dicendo: Questo calice significa il nuovo patto in virtù del mio sangue. Continuate a far questo, ogni volta che ne berrete, in ricordo di me.Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo calice, continuate a proclamare la morte del Signore, finché egli arrivi” (1Corinti 11:23-26).
Cosa si evince dalle Scritture sopraelencate?
1) – il comando di Dio di osservare la pasqua ebraica terminò di aver vigore con la morte di Cristo. Questa, infatti, era “un ombra delle buone cose avvenire” e aveva lo scopo di indirizzare la mente dei suoi adoratori al sacrificio più grande che Dio avrebbe disposto per la salvezza eterna del genere umano mediante il versamento del sangue dell’ “Agnello di Dio”, il figlio Cristo Gesù (cfr. Giovanni 1:29);
2) – la celebrazione pasquale venne quindi sostituita dalla commemorazione della morte di Cristo, una cerimonia chiamata “Cena del Signore” o “Pasto serale del Signore”, che va osservata una volta l’anno, la sera stessa in cui Gesù la istituì, cioè nel giorno che corrisponde al 14 nisan dell’antico calendario ebraico, dopo il tramonto (cfr. 1Corinti 11:23-26);
3) – quando Cristo la istituì la mise in relazione con due “patti” che concluse con i suoi discepoli: il “nuovo patto” e il “patto per un regno” (cfr. Luca 22:20,28-30). Entrambi i patti prevedevano che i partecipanti avrebbero avuto l’opportunità di essere re e regnare  insieme a Cristo Gesù nel Regno di Dio (cfr. 2Timoteo 2:10-12; Rivelazione o Apocalisse 5:8-10);
4) – gli “eletti” che avranno il privilegio di governare con Cristo nel reame celeste sono solo un numero limitato, stabilito da Dio in 144.000 (cfr. Rivelazione o Apocalisse 14:1-4). Questi sono gli unici autorizzati a partecipare alla “Cena del Signore” o al “Pasto Serale del Signore” prendendo gli emblemi del pane e del vino. Chi non ha questa chiamata, dice la Scrittura, prendendo gli emblemi “mangia e beve un giudizio contro se stesso” (cfr. 1Corinti 11:28,29).
ho altre pecore, che non sono di questo ovile” – Giovanni 10:16
Che dire allora di tutti quelli che non appartengono a questo gruppo di “eletti”, cioè scelti da Dio (cfr. Romani 8:16,17), ma che esercitano ugualmente fede nel valore del sacrificio di Cristo? Qual è la loro speranza? In Rivelazione o Apocalisse 7:9,10 essi vengono descritti come “una grande folla” appartenente ad “ogni nazione, tribù e popolo e lingua”, però non stanno sul “celeste monte Sion” per regnare insieme a Cristo, come i 144.000 “eletti”. Questi sono visti stare “davanti al trono di Dio” mentre gridano che anch’essi ottengono la salvezza grazie a Dio e all’Agnello. Questo non significa che sono in cielo, come alcuni pensano. La parola greca qui tradotta “dinanzi” è enòpion e significa letteralmente “alla vista di”. In diversi altri versetti biblici viene usata in riferimento a persone che mentre vivono sulla terra sono “dinanzi a” Dio o “alla vista di” Dio (cfr. ad esempio 1 Timoteo 5:21; 2 Timoteo 2:14; Romani 14:22; Galati 1:20). Chi sono dunque questi e qual è la loro speranza?
Riferendosi agli “eletti” che lo affiancheranno nel regno celeste Gesù disse: “Non aver timore, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha approvato di darvi il regno” (Luca 12:32). Poi in un’altra circostanza affermò: “ho altre pecore, che non sono di questo ovile; anche quelle devo condurre” (Giovanni 10:16).
Queste “altre pecore” che non fanno parte dell’ovile del “piccolo gregge” composto dagli “eletti” sono i sudditi terreni del Regno di Dio, quei “giusti” che “possederanno la terra e vivranno su di essa per sempre” (Salmo 37:29). Non essendo incluse nel “patto per il regno” stipulato con Cristo queste persone quando celebrano la “Cena del Signore” o il “Pasto serale del Signore” non prendono gli emblemi, il pane e il vino, altrimenti ‘mangerebbero e berrebbero un giudizio contro se stessi’. Vi partecipano come semplici spettatori ricordando che anche loro beneficiano del sacrificio di Cristo, essendo dichiarati giusti per la loro fede nel valore espiatorio di quel sacrificio e ottenendo come ricompensa la vita eterna su una terra paradisiaca.
Alla luce di quando sopra esposto, che dire della Pasqua che festeggia la risurrezione di Cristo osservata da tante chiese cosiddette “cristiane”? Essa non ha un fondamento biblico. Sebbene tali chiese la facciano derivare dall’antica pasqua ebraica, non tengono conto del fatto che Gesù sostituì la festa ebraica non con la Pasqua di risurrezione, ma con la cena commemorativa della sua morte. Sull’origine della Pasqua di risurrezione un libro sulle usanze popolari spiega: “La tattica della Chiesa primitiva era invariabilmente quella di dare un significato cristiano alle cerimonie pagane ancora esistenti che non si riusciva a sradicare. Nel caso della Pasqua la trasformazione fu particolarmente facile. La gioia per il sorgere del sole letterale, e il risveglio della natura dalla morte invernale, divenne la gioia per il sorgere del Sole della giustizia, per la risurrezione di Cristo dalla tomba” (William S. Walsh, Curiosities of Popular Customs). Dunque tale festa è di chiara origine pagana!
E che dire della “Cena del Signore”? Anche qui la differenza di celebrazione tra le varie chiese e la difformità dal modello biblico è molto sospetta! La Chiesa Cattolica, ad esempio, la celebra ogni volta che dice messa con il rito dell’eucaristia, anche più volte al giorno. Tra le chiese cosiddette “protestanti” o della riforma anche c’è molta difformità e poca aderenza al modello biblico: alcune la celebrano una volta a settimana, il primo giorno della settimana, altre ogni tre o sei mesi. In ogni caso tutte queste chiese sono accumunate dal fatto che, contrariamente a quanto insegna la Sacra Scrittura, cioè che la partecipazione al pane e al vino è riservata solo a pochi “eletti”, tutti i loro fedeli possono partecipare prendendo gli emblemi,  ‘mangiando e bevendo un giudizio contro se stessi’!

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(*) – Il monte Sion era il luogo dove sorgeva l’antico tempio di Gerusalemme, il luogo dove Dio si radunava in modo rappresentativo con il suo popolo (cfr. Gioele 3:17). Per questo motivo Gerusalemme era chiamata “la città del gran Re” (cfr. Salmi 48:1,2; 135:21). Gerusalemme e il monte Sion rappresentarono quindi il dominio che Dio esercitava sul popolo di Israele e il luogo da cui si poteva ricevere aiuto, benedizione e salvezza. Appropriatamente è stato preso a simbolo del governo celeste, composto da Cristo e dai suoi 144.000 co-regnanti, che presto dominerà l’intera terra recando grandi benedizioni a tutto il genere umano che vi si sottometterà (cfr. Daniele 2:44; Rivelazione o Apocalisse 21:3,4).
Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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