LA LEGGE E’ UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – XIV

“PER MEZZO DI LUI ABBIAMO LA LIBERAZIONE PER RISCATTO MEDIANTE IL SUO SANGUE”

Efesini 1:7

 Anteprima
La questione del corretto uso del sangue occupa da millenni il dibattito umano. In tutto il corso della sua storia l’uomo ha liberamente usato il sangue come nutrimento, e perfino come veleno, oltre che per ispirare profeti e profetesse, per legare cospiratori, per suggellare trattati e, oggi più che mai, per scopi medici. Pochi però hanno tenuto conto del punto di vista di colui che il sangue l’ha creato, Geova Dio. Ripetute volte il nostro Creatore ha espresso il suo punto di vista sul sangue: poco dopo la ribellione dei nostri progenitori, quando uno dei loro figli assassinò  suo fratello, Dio gli disse: “Il sangue di tuo fratello grida a me dal suolo” (Genesi 4:10). Agli occhi di Geova il sangue di Abele rappresentava la sua vita, che era stata stroncata. Quindi era come se il sangue di Abele gridasse vendetta a Dio. Subito dopo il Diluvio noetico, dopo aver autorizzato gli uomini a mangiare anche carne animale, disse loro: “Solo non dovete mangiare la carne con la sua anima, il suo sangue” (Genesi 9:3,4). Joseph Benson, erudito biblico e uno dei primi presidenti della Conferenza Metodista, scrisse al riguardo: “Bisogna osservare che questa proibizione di mangiar sangue, data a Noè … non è mai stata revocata” (Joseph Benson The Holy Bible, Containing the Old and New Testaments). Questo stesso comando fu ripetuto quando Dio diede la Legge al popolo di Israele. La sua norma recitava: “L’anima della carne è nel sangue … e io stesso ve l’ho messo sull’altare per fare espiazione per le anime vostre, perché è il sangue che fa espiazione … Nessun’anima di voi deve mangiare sangue” (Levitico 17:11-13). Quanto era importante l’osservanza di tale norma? Dio disse: “Chiunque lo mangi sarà stroncato” (Levitico 17:14).
Quel comando non era un semplice rito religioso né una mera disposizione dietetica, come molti sono portati a credere, ma si basava su un importante princìpio divino: la santità della vita. La vita è sacra perché appartiene a colui che l’ha data, Geova Dio (cfr. Salmo 36:9). Dal punto di vista di Dio il sangue rappresenta la vita di ogni sua creatura e ha un ruolo fondamentale nell’espiazione dei peccati e nella salvezza delle sue creature umane. Perciò Dio ha riservato l’uso del sangue soltanto in relazione a questo scopo e questo uso ha a che fare col prezioso sangue di Gesù che fu versato come prezzo di riscatto dal peccato e dalla morte. Per questo motivo quando Dio istituì la chiesa cristiana formata dai discepoli di Cristo che esercitavano fede nel valore propiziatorio del suo sacrificio, ispirò coloro che nel I secolo guidavano quella chiesa a scrivere: “Allo spirito santo e a noi è parso bene di non aggiungervi nessun altro peso, eccetto queste cose necessarie: che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli e dal sangue e da ciò che è strangolato e dalla fornicazione. Se vi asterrete attentamente da queste cose, prospererete” (Atti 15:28,29). Essi considerarono il divieto divino relativo al sangue una questione ancora valida e molto seria tanto che la sua violazione era considerata un peccato pari all’immoralità e all’idolatria!
Che dire di noi? Il nostro punto di vista sull’uso del sangue corrisponde a quello di Dio?

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William Blackstone, giurista e accademico britannico del XVIII secolo noto per aver scritto il celebre trattato storico-analitico Commentaries on the Laws of England, opera che ancor oggi rappresenta una fonte importante per le ricostruzioni degli orientamenti classici del common law, il modello di ordinamento giuridico diffuso in tutti i paesi anglofoni, parlando della vita disse che è “l’immediato dono di Dio”. Questa sua dichiarazione concorda con ciò che circa 3.000 anni prima già aveva affermato un saggio governate, il re israelita Davide, il quale, rivolgendosi al Creatore, Geova Dio, disse: “Presso di te è la fonte della vita” (Salmo 36:9).
Il sangue di tuo fratello grida a me dal suolo” – Genesi 4:10
Quando nasce ogni essere umano viene in possesso del prezioso “dono” della vita senza averlo chiesto, ciò nondimeno ne è considerato responsabile non solo nell’ambito della collettività in cui vive, che ha fatto leggi per sostenerlo e proteggerlo, ma soprattutto da Colui che questo “dono” l’ha dato, Dio stesso che chiama ciascuno a esserne degno. Fu per questo motivo che, fin dagli albori della storia dell’umanità, Geova Dio indicò chiaramente che non lasciava agli esseri umani la facoltà di fare uso, o abuso, della vita a loro piacimento. Quando, infatti, il primo figlio di Adamo ed Eva, Caino, divorato dalla gelosia soppresse la vita innocente di suo fratello Abele, Dio gli chiese conto del suo atto dicendo: “Che hai fatto? Ascolta! Il sangue di tuo fratello grida a me dal suolo” (Genesi 4:10). Con queste parole rese noto che la vita di Abele, che era stata brutalmente stroncata, era rappresentata dal suo sangue versato sul suolo e gridava a Dio vendetta.
Circa 1.300 anni dopo Geova ritornò sull’argomento rivolgendosi ai superstiti del Diluvio con il quale distrusse la maggioranza delle persone che allora vivevano sulla terra ma non mostravano il giusto apprezzamento per il dono della vita poiché “avevano riempito la terra di violenza” (cfr. Genesi 6:5-7,13). A quelle otto anime sopravvissute Dio rivelò altri particolari in merito al suo punto di vista sulla vita e il sangue dicendo loro: “Ogni animale che si muove ed è in vita vi serva di cibo. Come nel caso della verde vegetazione vi do in effetti tutto questo. Solo non dovete mangiare la carne con la sua anima, il suo sangue” (Genesi 9:3, 4). Questo decreto che Dio diede tramite Noè fu un importante passo avanti nell’adempimento del Suo proposito relativo al sangue, proposito che avrebbe permesso agli esseri umani di ottenere la vita eterna.
Quindi aggiunse: “Richiederò il sangue delle vostre anime. Lo richiederò dalla mano di ogni creatura vivente; e dalla mano dell’uomo, dalla mano di ciascuno che gli è fratello, richiederò l’anima dell’uomo. Chiunque sparge il sangue dell’uomo, il suo proprio sangue sarà sparso dall’uomo, poiché a immagine di Dio egli ha fatto l’uomo” (Genesi 9:5,6). Da questa dichiarazione rivolta all’intera famiglia umana si comprende che agli occhi di Dio il sangue rappresenta la vita dell’uomo. Il Creatore gli dà la vita e nessuno dovrebbe sopprimere quella vita, rappresentata dal sangue. Se, come Caino, qualcuno commette un omicidio, il Creatore ha il diritto di ‘richiedere’ la vita dell’omicida. Dio, dunque,  intese vietare agli esseri umani di fare un uso errato del sangue. Perché? La risposta è legata a uno dei più importanti insegnamenti della Bibbia, che sta alla radice stessa del messaggio cristiano. Quale?
è il sangue che fa espiazione mediante l’anima in esso” – Levitico 17:11
800 anni dopo il Diluvio Geova liberò la nazione di Israele, che aveva scelto come suo popolo, dalla schiavitù egiziana e le diede il suo codice della Legge. Questo costituì un ulteriore passo nell’adempimento del suo proposito. Quella Legge richiedeva di fare a Dio delle offerte; queste potevano essere di cereali, di olio e di vino, i prodotti tipici della terra che Egli aveva donato loro, ma anche sacrifici di animali. Riguardo a questi Dio comandò: “L’anima della carne è nel sangue, e io stesso ve l’ho messo sull’altare per fare espiazione per le anime vostre, perché è il sangue che fa espiazione mediante l’anima in esso. Per questo ho detto ai figli d’Israele: ‘Nessun’anima di voi deve mangiare sangue. In quanto a qualunque uomo dei figli d’Israele o a qualche residente forestiero che risiede come forestiero in mezzo a voi il quale prenda a caccia una bestia selvaggia o un volatile che si può mangiare, ne deve versare in tal caso il sangue e lo deve coprire di polvere’” (Levitico 17:11-13). Dunque, se qualcuno, per esempio un cacciatore o un contadino, avesse ucciso un animale per mangiarlo, avrebbe dovuto scolarne il sangue e coprirlo con la polvere (cfr. il v. 13). Poiché, come si afferma nelle Scritture, la terra è ‘lo sgabello dei piedi di Dio’ (cfr. Isaia 66:1), versando il sangue a terra la persona riconosceva che la vita veniva restituita al suo Datore.
Quel comando non era un semplice rito religioso senza alcuna importanza per quel popolo. Consideriamo perché gli Israeliti non dovevano mangiare il sangue degli animali uccisi. Dopo aver dato il comando “Nessun’anima di voi deve mangiare sangue”, Dio ne spiegò il motivo dicendo: “Io stesso ve l’ho messo sull’altare per fare espiazione per le anime vostre”. Dunque la ragione principale per cui gli israeliti non dovevano mangiare sangue non era dietetica, non riguardava gli eventuali rischi per la salute, ma era data dal fatto che agli occhi di Dio il sangue aveva un significato speciale nella realizzazione del suo proposito. Egli aveva attribuito al sangue un grande valore poiché rappresentava la vita e avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’espiazione dei peccati e nella salvezza delle sue creature umane. L’apostolo cristiano Paolo, infatti, qualche secolo dopo fu da Dio stesso ispirato a scrivere: “Quasi tutte le cose sono purificate col sangue secondo la Legge, e se il sangue non è versato non ha luogo nessun perdono” (Ebrei 9:22).
Tuttavia l’apostolo fu anche ispirato a scrivere: “Mediante questi sacrifici c’è di anno in anno un ricordo dei peccati, poiché non è possibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati” (Ebrei 10:1-4). Sembra qui che ci sia una contraddizione di termini poiché l’apostolo prima dice che il sangue ‘purificava’ e permetteva il perdono dei peccati, poi scrive che il sangue degli animali sacrificati ‘non toglieva i peccati’. Ma lo stesso apostolo ne spiega il motivo. Parlando della Legge in un’altra delle sue lettere Paolo spiegò: “Essa fu aggiunta per rendere manifeste le trasgressioni, finché arrivasse il seme al quale era stata fatta la promessa; e fu trasmessa mediante angeli per mano di un mediatore [Mosè]” (Galati 3:19). I sacrifici disposti dalla Legge mosaica, quindi, erano transitori e servivano a uno scopo: dovevano ricordare agli Israeliti che erano peccatori e che avevano bisogno di qualcosa di più del versamento di sangue animale per ottenere il perdono in senso pieno dei loro peccati. In base alla perfetta giustizia di Dio quei sacrifici non avrebbero mai potuto cancellare definitivamente i disastrosi effetti del peccato ereditato da Adamo fin dalla nascita. Ci voleva un sangue, o una vita del valore corrispondente a quella persa da Adamo per bilanciare il suo errore e cancellarne definitivamente le conseguenze.
Per mezzo di lui abbiamo la liberazione per riscatto mediante il suo sangue” – Efesini 1:7
In realtà la Legge additava qualcosa di molto più efficace per adempiere la volontà di Dio. Lo stesso apostolo fu ispirato a scrivere: “La Legge ha un’ombra delle buone cose avvenire, ma non la sostanza stessa delle cose” (Ebrei 10:1). La realtà si incentrava sulla morte di Gesù Cristo, come scrisse ancora l’apostolo: “mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morì per noi” (Romani 5:8) e con la sua morte “diede se stesso come riscatto corrispondente per tutti” (1Timoteo 2:6). Morendo per noi, Cristo ha provveduto un riscatto per coprire i peccati del genere umano. La sua perfetta vita umana corrispondeva esattamente a quella persa da Adamo con la sua ribellione. Egli la cedette in una morte di sacrificio a favore del genere umano. Quel riscatto è alla base del messaggio cristiano, come è scritto: “come per mezzo di un solo fallo risultò a uomini di ogni sorta la condanna, similmente anche per mezzo di un solo atto di giustificazione è risultato a uomini di ogni sorta che sono dichiarati giusti per la vita.Poiché come per mezzo della disubbidienza di un solo uomo molti furono costituiti peccatori, similmente anche per mezzo dellubbidienza di uno solo molti saranno costituiti giusti” (Romani 5:18,19).
Trattando lo stesso argomento nella lettera scritta ai cristiani di Efeso, l’apostolo Paolo aggiunse un importante particolare per capire l’intera questione. In essa si legge: “Per mezzo di lui [Cristo Gesù] abbiamo la liberazione per riscatto mediante il suo sangue, sì, il perdono dei nostri falli, secondo la ricchezza della sua immeritata benignità” (Efesini 1:7). Egli associa alla parola “riscatto” l’espressione “mediante il suo sangue”. Certamente l’apostolo aveva in mente quanto, sotto la Legge mosaica, accadeva durante l’annuale Giorno di Espiazione. Quel giorno il sommo sacerdote entrava nel Santissimo del tabernacolo o del tempio, portando con sé parte del sangue degli animali che venivano sacrificati per presentarlo dinanzi a Dio. Perciò l’ispirato apostolo disse che Cristo, ricalcando quel modello, “entrò una volta per sempre nel luogo santo, no, non con sangue di capri e di giovani tori, ma col proprio sangue, e ottenne per noi una liberazione eterna” (Ebrei 9:12). Questo avvenne 40 giorni dopo la sua risurrezione dalla morte. Alla risurrezione egli non riprese la vita umana, ma fu destato come creatura spirituale (cfr. 1 Pietro 3:18). Come creatura spirituale poté tornare in cielo, da dove era venuto, “per comparire dinnanzi alla persona di Dio per noi” e presentare al Padre il valore del suo sangue, cioè la sua perfetta vita umana come offerta, o sacrificio, che poteva togliere i peccati (Ebrei 9:24,26).

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Ogni anno, il giorno di Espiazione, il sommo sacerdote aaronnico oltrepassava la cortina, o divisorio, nel santuario ed entrava nel compartimento denominato Santissimo con il sangue degli animali sacrificati per aspergerlo davanti al coperchio del propiziatorio (Espiatorio) dell’Arca del Patto. In questo modo egli faceva espiazione per i peccati suoi e della sua casa o tribù levitica e quindi per i peccati del popolo d’Israele. Questa era la procedura per l’espiazione stabilita dal patto della Legge di Mosè. Ricalcando quel modello Cristo Gesù, risuscitato con un corpo spirituale dopo la sua morte di sacrificio, entrò nell’antitipico Santissimo, cioè “nel cielo stesso, per comparire ora dinanzi alla persona di Dio per noi” (Ebrei 9:24). Lì presentò a Dio il valore del suo sacrificio. L’ispirato apostolo Paolo così lo spiegò: “Quando Cristo venne come sommo sacerdote … entrò una volta per sempre nel luogo santo, no, non con sangue di capri e di giovani tori, ma col proprio sangue, e ottenne per noi una liberazione eterna” (Ebrei 9:11,12). Versando il suo sangue, cioè cedendo la sua perfetta vita umana in sacrificio, Cristo aveva pagato il riscatto per l’incolpevole razza umana che aveva ereditato l’imperfezione e la morte dal suo ribelle progenitore, Adamo. Ora, esercitando fede in questo provvedimento di Dio le singole persone potevano ottenere il perdono dei loro peccati e ciò che Adamo aveva perso anche per loro: la vita eterna.
Allo spirito santo e a noi è parso bene … che vi asteniate … dal sangue e da ciò che è strangolato” – Atti 15:28,29
Questa rivelata verità divina ci aiuta ad afferrare in tutta la sua straordinaria portata ciò che la Bibbia dice riguardo al sangue: perché Dio lo considera in un certo modo, come dovremmo considerarlo noi e perché dovremmo rispettare le restrizioni imposte da Dio sull’uso del sangue.
Non c’è dubbio che il sangue ha un significato speciale agli occhi di Dio. Egli ha riservato il sangue a un unico uso di grande importanza, il solo che rende possibile la vita eterna. Questo uso ha a che fare col prezioso sangue di Gesù. Come dovrebbe influire questo sulle nostre decisioni e sulle nostre azioni?
Adam Clarke, noto studioso biblico del XIX secolo, scrisse riguardo al comando di non mangiare sangue riportato nella Bibbia: “Sotto la legge non si mangiava il sangue, perché la legge additava che esso doveva essere versato per il peccato del mondo; e il sangue non si deve mangiare nemmeno sotto il Vangelo, perché si deve sempre considerare che esso rappresenta il sangue che è stato versato per la remissione dei peccati”. Perché Clarke fece questo commento? Come è noto dopo la morte di Gesù i suoi discepoli non furono più tenuti ad osservare la Legge mosaica perché questa aveva adempiuto il suo scopo di essere il “tutore che conduce a Cristo” (cfr. Galati 3:24). L’apostolo Paolo fu infatti ispirato a scrivere che “[Dio] … cancellò il documento scritto a mano contro di noi, che consisteva in decreti e che ci era contrario; ed Egli l’ha tolto di mezzo inchiodandolo al palo di tortura” (Colossesi 2:14). Tuttavia alcuni ebrei divenuti cristiani erano restìi ad accettare questa nuova disposizione e ritenevano che tutte le centinaia di leggi che Dio aveva dato tramite Mosè fossero ancora in vigore. Così, con l’afflusso dei cosiddetti “gentili”, cioè persone non di stirpe ebraica, nella chiesa cristiana essi posero la questione se questi dovevano essere circoncisi come comandato dalla Legge (cfr. Levitico 12:2,3,48; Atti 15:1).
Tale questione fu portata all’attenzione degli “apostoli” e degli “anziani” a Gerusalemme (cfr. Atti 15:2). Evidentemente questi erano considerati un autorità nelle questioni di fede per tutta la chiesa cristiana sparsa nel mondo. Il racconto ispirato dice che essi esaminarono attentamente cosa dicevano le Scritture al riguardo, ascoltarono le testimonianze degli apostoli Pietro e Paolo su come Dio aveva accettato i “gentili” nella nuova chiesa cristiana e pregarono per ricevere l’aiuto dello spirito santo (cfr. Atti 15:12-18). Quindi presero questa decisione: “Allo spirito santo e a noi è parso bene di non aggiungervi nessun altro peso, eccetto queste cose necessarie: che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli e dal sangue e da ciò che è strangolato e dalla fornicazione. Se vi asterrete attentamente da queste cose, prospererete” (Atti 15:28,29).
Come si evince dalla loro decisione gli “apostoli” e gli “anziani” interpellati consideravano l’‘astenersi dal sangue’ essenziale dal punto di vista morale quanto l’astenersi dall’immoralità sessuale o dall’idolatria. Consideravano il divieto divino relativo al sangue una questione molto seria! Quanto seria? Nella sua lettera ai Corinti l’apostolo Paolo menzionò il peccato di idolatria e i peccati sessuali meritevoli di morte, in maniera corrispondente non tenere conto della legge divina sul sangue avrebbe portato alla morte eterna (cfr. 1Corinti 6:9,10). Per questo motivo quella decisione fu messa per iscritto e fu inviata a tutte le comunità cristiane sparse nel mondo allora conosciuto affinché venisse osservata! Essa rafforzò la fede di tutti i cristiani (cfr. Atti 16:4,5). Tutt’oggi quella decisione fa parte dell’ispirata Parola di Dio per nostro monito.
A conferma di quando sopra, Tertulliano, scrittore romano e apologeta cristiano del II-III secolo d.C., nella sua opera Apologeticum scrisse: “Noi non abbiamo tra i nostri alimenti neppure il sangue degli animali … Per torturare i cristiani porgete loro anche dei sanguinacci, perché siete ben certi che sono un cibo a loro proibito”. I primi cristiani erano decisi a non mangiare sangue nonostante le minacce di morte. Ma il decreto degli “apostoli” e degli “anziani” aveva una valenza che andava oltre il semplice mangiare sangue. Esso diceva specificatamente di astenersi “da ciò che è strangolato”, poiché la carne degli animali strangolati conteneva ancora il sangue, poi comandava anche di “astenersi dal sangue”. Come doveva essere inteso questo ulteriore comando? Ancora Tertulliano lo spiega nell’opera citata. Scrisse infatti: “Dove mettete tutti quelli che durante uno spettacolo gladiatorio corrono a bere ingordamente, per curarsi il morbo comiziale [l’epilessia], il sangue ancor caldo sgorgante dalla strozza dei delinquenti sgozzati nell’arena?” In quel tempo il sangue veniva impiegato anche per curare malattie, come l’epilessia, o per migliorare la salute. Facendo quindi il contrasto con il comportamento dei cristiani Tertulliano osservò che essi non assumevano sangue nemmeno per ragioni “mediche”. Mantenevano tale posizione anche a rischio della vita.

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Tertulliano, scrivendo in difesa delle convinzioni dei primi cristiani, disse: “Comprenderemo che il divieto del ‘sangue’ è un divieto che vale assai più per il sangue umano” (The Ante-Nicene Fathers – Vol. IV, di Arthur Cleveland Coxe, Alexander Roberts, James Donaldson e Philip Schaff). Nella sua opera Apologeticum fece riferimento ai romani che correvano a bere ingordamente il sangue dei gladiatori morenti nelle arene per curare l’epilessia e li mise in contrasto con i cristiani che non mangiavano “neppure  il sangue degli animali”. Cercare di curare malattie col sangue era una pratica assai diffusa nell’antichità. Reay Tannahill, storica e saggista inglese, nel suo libro Flesh & Blood: A History of the Cannibal Complex, ha scritto che già gli egiziani consideravano il sangue “il rimedio sovrano per la lebbra”. La pratica di bere sangue per curare malattie venne poi sostituita, a iniziare dal XVI secolo, con quella trasfusionale. Thomas Bartholin, famoso anatomista danese, nel trattato De sanguinis abusu disputatio scrisse al riguardo: “Coloro che sostengono si debba usare sangue umano come rimedio interno per le malattie evidentemente ne abusano e peccano in modo grave. I cannibali sono condannati. Non aborriamo forse coloro che bevono sangue umano? È una cosa simile ricevere, o per bocca o con strumenti atti a trasfonderlo, sangue altrui da una vena incisa … Entrambi i modi di prendere sangue servono al medesimo scopo, quello di alimentare o risanare con questo sangue un corpo malato”.
Per riassumere e concludere, quindi, la Bibbia rivela che il sangue ha un significato speciale agli occhi di Dio. Noi dovremmo considerarlo allo stesso modo. Il nostro Creatore ha deciso di riservare il sangue a un unico uso di grande importanza, il solo che rende possibile la vita eterna. Questo uso ha a che fare col prezioso sangue di Gesù che fu versato per il perdono dei nostri peccati. L’apostolo Paolo fu ispirato da Dio a scrivere al riguardo: “Non avevate nessuna speranza ed eravate senza Dio nel mondo. Ma ora unitamente a Cristo Gesù, voi che una volta eravate lontani, vi siete avvicinati mediante il sangue del Cristo” (Efesini 2:12,13). Dovremmo coltivare profondo rispetto per il sangue e il suo significato simbolico. Dio l’ha scelto come simbolo della vita di tutte le sue creature pertanto è un elemento “sacro” e come tale Dio ne ha limitato l’uso alla realizzazione del suo piano di salvezza del genere umano mediante il sacrificio di riscatto di Cristo.

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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