LA LEGGE E’ UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – XV

“ADEMPITE LA LEGGE DEL CRISTO”

Galati 6:2

Anteprima
Con questo post concludo la serie dedicata a questo argomento. Era necessario approfondire questo aspetto della fede cristiana poiché tutt’oggi, come era già accaduto nel I secolo, alcuni che si dichiarano ‘cristiani’ sono convinti di dover osservare ancora parte della Legge mosaica, inclusi alcuni aspetti dei Dieci Comandamenti, per ottenere la salvezza. Le parole che sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo scrisse al riguardo, cioè che la Legge mosaica era solo “un ombra delle buone cose avvenire, ma non la sostanza stessa delle cose” (Ebrei 10:1), non sono state sufficienti per far riflettere tali persone sull’effettivo ruolo avuto da quella Legge nell’adempimento del proposito di Dio, un compito del tutto transitorio che si esaurì con la venuta e il sacrificio del “seme” promesso, Cristo Gesù.
Egli era la “realtà” indicata dalle ‘ombre’ della Legge, compresi il tempio, i sacrifici che vi si compivano e i riti legati all’osservanza di feste e giorni particolari. La Legge era servita al suo scopo e non era più la norma per il giudizio (cfr. Colossesi 2:13-17). Essa era per gli uomini, per il popolo di Israele in particolare (cfr. Salmo 147:19,20), composta di “esigenze legali relative alla carne” (Ebrei 9:10). Con la venuta del Cristo, i suoi discepoli eran invece chiamati alla superiore adorazione basata su Gesù e sul suo regno che ‘non faceva parte di questo mondo’ perché avrebbe dominato dal cielo (cfr. Giovanni 8:23; 18:36) . Perciò solo Gesù Cristo – non gli uomini e i loro princìpi e insegnamenti e nemmeno la legge mosaica che ora era adempiuta – doveva esser riconosciuto come la norma stabilita da Dio per i suoi servitori, come il completo mezzo per misurare la verità riguardo a qualsiasi insegnamento o modo di vivere.
I cristiani di retaggio ebraico non furono solleciti ad accettare tale cambiamento attardandosi ancora a seguire tradizioni legate alla Legge mosaica e dovettero essere corretti. L’apostolo Paolo infatti li esortò a non essere come bambini che si ponevano volontariamente sotto ciò che era paragonato a un ‘tutore’, cioè la Legge mosaica. Quella Legge, disse, era divenuta “elementare”, in paragone con l’insegnamento cristiano fatto di princìpi e profonde verità. Perciò era un errore per i cristiani tornare alle “deboli e meschine cose elementari” della sfera umana (cfr. Galati 4:3; Colossesi 2:8,20).
In maniera simile oggi molti non tengono conto che il vecchio “patto della Legge” mosaica è stato sostituito dal “nuovo patto” che si basa sul sacrificio di Cristo, l’unico che permette la giustificazione e il perdono dei nostri peccati da parte di Dio. Pertanto i veri cristiani sono ora sotto la “legge del Cristo” (cfr. Galati 6:2), composta dai comandi e dalle istruzione che egli diede, che non furono scritte su tavolette o in un codice, ma nel cuore dei suoi discepoli  e tutte basate su un princìpio fondamentale che regola i rapporti tra Dio e la sua creazione: l’amore. Perciò Gesù stesso disse che il segno distintivo dei suoi veri discepoli non sarebbe stato l’osservanza di qualche particolare comandamento del vecchio patto della Legge mosaica, come ad esempio il IV relativo al sabato, secondo quanto sostengono alcuni presunti ‘cristiani’, ma l’amore che essi avrebbero manifestato (cfr. Giovanni 13:35). A tal fine egli lasciò un modello da seguire … …

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RAbraamo, il capostipite della nazione ebraica, nacque nel 2018 a.C. a Ur, che in quel tempo era una fiorente metropoli costiera del paese di Sinar (attuale Iraq). Ad Ur veniva estesamente praticata una religione idolatrica basata sul culto del suo protettore, il dio-luna Sin. Abraamo però era un fedele adoratore di Geova, il Dio dei suoi antenati, Sem, Noè, Enoc (cfr. Genesi 5:3-32; 11:10-26). Ma Geova gli comandò di trasferirsi da Ur in un paese straniero, lasciandosi dietro amici e parenti con la promessa che avrebbe fatto della sua discendenza una grande nazione (cfr. Genesi 12:1,2). In quel tempo Abraamo era sposato con la sorellastra Sara, ma non avevano figli ed erano entrambi anziani. Anche se ci voleva grande fede per credere a quella promessa, egli ubbidì.
Lasciata Ur, Abraamo viaggiò verso nord per circa 960 km. fino ad Haran, un importante nodo sulle antiche strade carovaniere che attraversavano il medio oriente da est ad ovest. Lì vi rimase fino alla morte del padre, Tera. Nel 1943 a.C., all’età di 75 anni, lasciò Haran e, attraversato il fiume Eufrate, entrò nel paese di Canaan. In quell’occasione Dio gli rinnovò la promessa che aveva fatto prima che lasciasse Ur dicendogli anche che quel paese l’avrebbe dato alla sua discendenza (cfr. Genesi 12:7). Abraamo però doveva risiedere nel paese come residente forestiero poiché Geova avrebbe adempiuto quella promessa solo 430 più tardi anni perché, come gli disse: “l’errore degli amorrei non è ancora giunto a compimento” (Genesi 15:13-16*).
Puntualmente, allo scadere dei 430 anni, nel 1513 a.C. Dio adempì la sua promessa liberando dalla schiavitù egiziana in cui erano venuti a trovarsi i discendenti di quel patriarca, organizzandoli come nazione e conducendoli nella terra di Canaan. Circa tre mesi dopo l’uscita dall’Egitto, mentre era accampato ai piedi del monte Sinai, Dio, mediante Mosè, diede a quel popolo un codice di leggi. Riferendosi alla promessa fatta ad Abraamo e alla legge mosaica, circa 1.600 anni dopo l’apostolo cristiano Paolo scrisse in una delle sue lettere ispirate: “In quanto al patto precedentemente convalidato da Dio, la Legge che è venuta all’esistenza quattrocentotrent’anni dopo non lo annulla, in modo da abolire la promessa … Perché, dunque, la Legge? Essa fu aggiunta per rendere manifeste le trasgressioni, finché arrivasse il seme al quale era stata fatta la promessa … Quindi la Legge è divenuta il nostro tutore che conduce a Cristo, affinché fossimo dichiarati giusti a motivo della fede” (Galati 3:17,19,24). Pertanto la Legge mosaica fu un aggiunta al patto fatto con Abraamo e riguardava esclusivamente il popolo ebraico, non era vincolante per il resto dell’umanità (cfr. Salmo 147:19,20).
la Legge è divenuta il nostro tutore che conduce a Cristo” – Galati 3:24
Perché l’apostolo Paolo paragonò la Legge mosaica a un tutore? Nel suo tempo le famiglie benestanti greche, romane e anche ebree usavano affidare i loro bambini a un tutore che aveva il compito di seguirne le attività dall’infanzia alla pubertà. In genere veniva scelto uno schiavo fidato, spesso di una certa età, che si preoccupava della sicurezza del bambino e si assicurava che il volere del padre fosse rispettato. Accompagnava il bambino ovunque andasse, si occupava della sua igiene personale, lo portava a scuola, spesso gli portava i libri e altre cose, e vigilava su di lui mentre studiava. Ma non era un insegnante, non spettava a lui a provvedere all’istruzione scolastica del bambino; tuttavia lo istruiva indirettamente sorvegliandolo e disciplinandolo quando si comportava male. Il tutore offriva protezione, sia in senso morale che fisico: nel mondo ellenistico c’era molta immoralità e i bambini, specie i maschi, dovevano essere protetti dalle molestie sessuali. Perciò i tutori assistevano alle lezioni, dato che di molti insegnanti non ci si poteva fidare. Sotto tutti questi aspetti il paragone fatto dall’apostolo risulta particolarmente efficace.
La Legge, infatti, costituiva una protezione per il popolo di Israele. Paolo disse che gli ebrei erano “custoditi sotto la legge”, proprio come se fossero stati affidati a un tutore che li proteggeva (cfr. Galati 3:23). Essa influiva su ogni aspetto della loro vita, teneva a freno le loro brame e i loro desideri carnali, stabiliva come dovevano comportarsi e li riprendeva di continuo per le loro mancanze. Come un ‘muro’ li separava nettamente dagli altri popoli che circondavano Israele proteggendoli dalle loro influenze corruttrici e dalle loro pratiche abiette in campo religioso e morale. Tutto questo al fine di guidare la nazione di Israele affinché fosse pronta ad accettare il “seme” della promessa, Cristo Gesù, quando questi sarebbe arrivato. Infatti, come ampiamente mostrato nei miei post precedenti sull’argomento, i sacrifici richiesti dalla Legge avevano proprio lo scopo di ricordare agli israeliti che erano peccatori e bisognosi di un Salvatore mentre gli aspetti cerimoniali da essa previsti fornivano un quadro di ciò che sarebbe accaduto durante suo ministero terreno e nel futuro.
Un aspetto rilevante dell’illustrazione dell’apostolo Paolo era la natura temporanea dell’autorità del tutore. Una volta cresciuto, il ragazzo non era più sotto il controllo del tutore. Similmente anche l’autorità della Legge di Mosè era temporanea: serviva a “rendere manifeste le trasgressioni, finché arrivasse il seme”, Gesù Cristo. Per avere l’approvazione divina, i contemporanei ebrei di Paolo dovevano riconoscere il ruolo di Gesù nel proposito di Dio. Una volta avvenuto questo, il tutore aveva assolto la sua funzione e cessava il suo compito. Aggiunse infatti l’apostolo: “ora che la fede è arrivata, non siamo più sotto il tutore” (Galati 3:25).
Quella Legge era perfetta. Gli uomini che dovevano osservarla erano però imperfetti. Per questo motivo a molti di loro forse sarà sembrata oppressiva. Perciò l’apostolo scrisse ancora: “Cristo ci liberò mediante acquisto dalla maledizione della Legge, divenendo una maledizione invece di noi” (Galati 3:13). Essa era una maledizione nel senso che richiedeva che gli ebrei imperfetti ubbidissero a norme che non erano in grado di rispettare alla perfezione ed esigeva che venissero osservati scrupolosamente certi riti. Al contrario, il riscatto pagato da Cristo con la sua morte sacrificale offriva loro l’opportunità di esser perdonati dai propri peccati semplicemente esercitando fede nel suo valore salvifico, perciò non era più necessario ubbidire ai dettami del ‘tutore’ cioè della Legge mosaica.
le cose che si vedono sono temporanee, ma le cose che non si vedono sono eterne” – 2Corinti 4:18
Tuttavia fu necessario che Paolo richiamasse alcuni cristiani, specialmente quelli di retaggio ebraico, su questo aspetto. Perché? Nella sua lettera l’apostolo aveva messo in evidenza la natura temporanea della Legge mosaica paragonandola a un ‘tutore’. Ma essi continuavano a ritenere che fosse necessario osservare ancora la Legge per essere salvati. Per questo motivo l’apostolo concluse l’argomento dicendo: “ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto ora che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo alle deboli e meschine cose elementari e volete nuovamente essere loro schiavi?Voi osservate scrupolosamente giorni e mesi e stagioni e anni. Temo per voi, che in qualche modo io mi sia affaticato senza scopo riguardo a voi” (Galati 4:9-11; cfr. anche Colossesi 2:16,17). Essi non avevano discernimento spirituale. Paolo evidenziò questo problema dicendo: “Riguardo a lui [Cristo] abbiamo molte cose da dire e difficili a spiegarsi, giacché siete divenuti di udito torpido.Poiché, in realtà, mentre dovreste essere maestri a causa del tempo, avete ancora bisogno che qualcuno vi insegni dal principio le cose elementari dei sacri oracoli di Dio; e siete divenuti tali che avete bisogno di latte, non di cibo solido.Poiché chiunque partecipa al latte è senza conoscenza della parola della giustizia, perché è bambino.Ma il cibo solido è per le persone mature, per quelli che mediante luso hanno le loro facoltà di percezione esercitate per distinguere il bene e il male” (Ebrei 5:11-14). Quei cristiani erano ancora attaccati a cose che si potevano vedere, sentire e toccare, come il tempio, il sacerdozio, l’osservanza di certe feste o giorni particolari e trovavano difficile accettare i più profondi princìpi cristiani, basati su realtà invisibili (cfr. 2Corinti 4:18).
Dio ispirò l’apostolo Paolo a scrivere chiaramente: “Ora siamo stati esonerati dalla Legge, perché siamo morti a ciò da cui eravamo detenuti, così che siamo schiavi in un nuovo senso secondo lo spirito, e non nel vecchio senso secondo il codice scritto” (Romani 7:6). Quel “codice scritto”, contrariamente a quanto alcuni tutt’oggi affermano, includeva anche i Dieci Comandamenti. Lo si comprende dalle successive parole scritte da Paolo: “io non avrei conosciuto il peccato se non fosse stato per la Legge; e, per esempio, non avrei conosciuto la concupiscenza se la Legge non avesse detto: “Non devi concupire”” (v. 7). Questo riferimento all’ultimo dei Dieci Comandamenti ci aiuta a comprendere che i cristiani sono stati esentati anche dai Dieci Comandamenti (**). Per aiutare meglio i suoi conservi cristiani a capire il punto, l’apostolo fece un’altra illustrazione. In Romani 7:2,3 si legge: “Per esempio, la donna sposata è legata dalla legge al proprio marito mentre egli vive; ma se il marito muore, è esonerata dalla legge del marito.E mentre il marito vive, essa sarebbe dunque chiamata adultera se divenisse di un altro uomo. Ma se il marito muore, è libera dalla sua legge, così che non è adultera se diviene di un altro uomo”. Egli, quindi, applicò questa illustrazione ai cristiani che non potevano essere soggetti contemporaneamente alla Legge mosaica e a Cristo dicendo: “Così, fratelli miei, anche voi foste resi morti alla Legge per mezzo del corpo del Cristo, per divenire di un altro, di colui che fu destato dai morti” (v. 5). Significa questo che i cristiani, non essendo sotto i Dieci Comandamenti, non debbano osservare alcuna legge? Niente affatto.

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Sebbene Dio comunicasse ai discepoli di Gesù che erano stati “esonerati dalla Legge” poiché questa, con la venuta e la morte del “seme” promesso, aveva assolto la sua funzione perciò era stata abrogata (cfr. Galati 3:24; Efesini 2:15), alcuni di essi, di stirpe ebraica, continuavano a seguire le tradizioni legate alla Legge mosaica. Questi provocarono accese dispute nella neonata chiesa cristiana. Gli apostoli e gli anziani della chiesa di Gerusalemme dovettero intervenire per correggere la loro posizione. L’apostolo Paolo paragonò quei cristiani a bambini, spiritualmente immaturi, incapaci di assimilare le profonde verità che derivavano dalla progressiva rivelazione della volontà di Dio. Anche oggi taluni che si dichiarano ‘cristiani’, per mancanza del giusto intendimento spirituale, continuano a dare indebita importanza a qualche aspetto della Legge mosaica, come l’osservanza del sabato settimanale, credendo che sia fondamentale per ottenere la salvezza, dimentichi di ciò che Dio fece scrivere dall’apostolo, cioè che: “mediante le opere della legge nessuna carne sarà dichiarata giusta … l’uomo è dichiarato giusto per fede, indipendentemente dalle opere della legge” perciò “siete stati salvati mediante la fede; e questo non viene da voi, è il dono di Dio. No, non è dovuto alle opere” (Romani 3:20,28; Efesini 2:8,9).
io certamente concluderò con la casa d’Israele … un nuovo patto” – Geremia 31:31
Il giorno di Pasqua del 33 A.D., dopo aver portato a termine la celebrazione prevista dalla Legge mosaica, Cristo istituì una nuova cerimonia che da allora in poi avrebbe sostituito quella ebraica. Dopo aver spezzato il pane e passato il vino disse ai suoi fedeli apostoli: “Questo calice significa il nuovo patto in virtù del mio sangue, che dev’essere versato in vostro favore” (Luca 22:20). Così facendo adempiva una profezia che il suo Padre celeste aveva ispirato circa 600 anni prima. Dal suo profeta Geremia aveva fatto scrivere: “Ecco, vengono i giorni”, è l’espressione di Geova, “e io certamente concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto;non come il patto che conclusi con i loro antenati nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, ‘il quale mio patto essi stessi infransero … questo è il patto che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni”, è l’espressione di Geova. “Certamente metterò la mia legge dentro di loro, e la scriverò nel loro cuore. E di sicuro diverrò il loro Dio, ed essi stessi diverranno il mio popolo … perdonerò il loro errore, e non ricorderò più il loro peccato” (Geremia 31:31-34).
Questo “nuovo patto” sostituì il vecchio patto della Legge mosaica quando questo portò a termine il suo compito di “tutore”. Questo cambio di disposizione avvenne il giorno di Pentecoste del 33 A.D. quando Dio unse con il suo spirito santo i primi discepoli di Gesù radunati a Gerusalemme (cfr. Atti 2:1-4). I contraenti di questo “nuovo patto” erano Geova Dio e una nazione nuova chiamata “Israele di Dio” (cfr. Galati 6:16) i cui componenti sarebbero stati scelti sia fra discendenti naturali di Abramo che tra persone appartenenti a “ogni nazione” che accettavano di divenire discepoli di Gesù riponendo fede nel valore espiatorio del suo sacrificio (cfr, Atti 10:34,35). L’apostolo Pietro, che ebbe il privilegio di veder accogliere come membri della nuova nazione i primi discepoli di stirpe non ebraica, il centurione romano Cornelio e i suoi familiari (cfr. Atti capitolo 10), confermò questo cambiamento nel proposito di Dio scrivendo nella sua prima ispirata lettera indirizzata a tutti i discepoli di Cristo sparsi per il mondo: “Ma voi siete ‘una razza eletta, un regal sacerdozio, una nazione santa, un popolo di speciale possesso” (1Pietro 2:9).
Riferendosi a tale esperienza, il discepolo e fratello carnale di Gesù, Giacomo, nel corso di quello che viene considerato il I concilio apostolico, tenutosi a Gerusalemme nel 49 d.C., disse: “Simeone [Pietro] ha narrato completamente come Dio per la prima volta rivolse l’attenzione alle nazioni per trarne un popolo per il suo nome” (Atti 15:14). Pertanto lo scopo del “nuovo patto” era quello di produrre un popolo che avrebbe portato il nome di Geova e avrebbe sostituito l’infedele Israele naturale nel ruolo previsto dal patto abramico per la benedizione di tutte le nazioni (cfr. Genesi 22:18). Geova Dio stesso confermò questo facendo poi scrivere all’apostolo Paolo: “siete tutti figli di Dio per mezzo della vostra fede in Cristo Gesù.Poiché tutti voi che foste battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.Non c’è né giudeo né greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina; poiché siete tutti una persona unitamente a Cristo Gesù.Inoltre, se appartenete a Cristo, siete realmente seme di Abraamo, eredi secondo la promessa” (Galati 3:26-29).
e così adempite la legge del Cristo” – Galati 6:2
Come detto, con l’abolizione del patto della Legge mosaica i cristiani sono stai esonerati dall’osservanza della stessa, ma questo non significa che essi non debbano osservare alcuna legge. Sempre sotto ispirazione divina l’apostolo Paolo scrisse: “Continuate a portare i pesi gli uni degli altri, e così adempite la legge del Cristo” (Galati 6:2). Gesù diede molti comandi e istruzioni, ubbidendo ai quali i suoi discepoli avrebbero osservato o adempiuto la sua Legge. Tali comandi si basavano sugli stessi princîpi fondamentali su cui si basava l’intera Legge mosaica, inclusi i Dieci Comandamenti. Ad esempio, quando gli fu chiesto qual era il più grande comandamento della Legge (mosaica), egli non citò nessuno dei Dieci Comandamenti in particolare ma disse: “‘Devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua mente’.Questo è il più grande e il primo comandamento.Il secondo, simile ad esso, è questo: Devi amare il tuo prossimo come te stesso’.Da questi due comandamenti dipendono lintera Legge e i Profeti” (Matteo 22:37-40). In un’altra circostanza affermò: “Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri; come vi ho amati io, che anche voi vi amiate gli uni gli altri.Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore fra voi” (Giovanni 13:34,35).
Questi comandamenti non furono messi per iscritto su tavolette, come era accaduto per i Dieci Comandamenti, ma, come era stato profetizzato mediante Geremia, venivano scritti “nel cuore” dei discepoli di Gesù. A differenza degli Israeliti che erano vincolati per nascita alla Legge mosaica, i cristiani venivano a trovarsi sotto la “Legge del Cristo” per scelta, poiché fattori come razza e luogo di nascita erano irrilevanti. Essi quindi avrebbero imparato a conoscere Geova e le sue vie e avrebbero desiderato vivamente di fare la sua volontà, non per mero senso del dovere o per evitare la punizione per la disubbidienza a un codice scritto ma per una ragione molto più importante: avrebbero riconosciuto che l’amore è sempre stato e sempre sarà un aspetto essenziale della pura adorazione, l’essenza di tutte le leggi e i regolamenti divini. Perciò sul modello dell’amore mostrato da Cristo, il quale pur essendo una potente creatura spirituale in cielo accettò di buon grado l’opportunità di promuovere gli interessi del Padre suo sulla terra e fu disposto a cedere volontariamente la sua vita per i suoi amici, i suoi discepoli amano profondamente Dio e si amano altruisticamente gli uni gli altri (cfr. Giovanni 15:12,13). Perciò Gesù stesso disse che il segno distintivo dei suoi veri discepoli non sarebbe stato l’osservanza di qualche particolare comandamento del vecchio patto della Legge mosaica, come ad esempio il IV relativo al sabato, come sostengono alcuni presunti ‘cristiani’, ma l’amore che avrebbero manifestato tra di loro (cfr. Giovanni 13:35). Gesù comandò perfino di amare i nemici (cfr. Matteo 5:44).
Un altro importante comandamento che Gesù diede si legge in Matteo 6:33: “Continuate dunque a cercare prima il regno e la Sua giustizia”. Cosa significava questo per i suoi discepoli? Il Regno di Dio fu il tema del suo ministero terreno, perché è il mezzo con cui Geova Dio restaurerà il suo proposito per la terra e l’umanità. Gesù sottolineò questo aspetto insegnando ai suoi seguaci a chiedere a Dio in preghiera: “Venga il tuo regno. Si compia la tua volontà, come in cielo, anche sulla terra” (Matteo 6:10). In che modo si adempirà questa preghiera? Dio lo indicò mediante il suo profeta Daniele, ispirandolo a scrivere: “l’Iddio del cielo stabilirà un regno che non sarà mai ridotto in rovina. E il regno stesso non passerà ad alcun altro popolo. Esso stritolerà tutti questi regni e porrà loro fine, ed esso stesso sussisterà a tempi indefiniti” (Daniele 2:44). Questa azione cambierà per sempre il dominio della terra, gli uomini non avranno mai più il controllo della terra, il loro dominio insoddisfacente e divisivo sarà definitivamente cancellato dalla faccia della terra. Stando così le cose i veri discepoli di Gesù hanno il comando di non fare parte del mondo, cioè di non immischiarsi nella politica di questo mondo e mantenersi separati da ogni forma di nazionalismo, esattamente come lui non ne fece parte (cfr. Giovanni 17:16; 18:36; Giacomo4:4).
Oltre a dare la propria vita umana affinché altri vivessero in eterno, Gesù pronunciò “parole di vita eterna”, aiutando instancabilmente altri a conoscere il Padre (cfr. Giovanni 6:68). Perciò diede ai suoi discepoli anche questo comando: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo,insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” (Matteo 28:19,20). Tutti i suoi veri discepoli nel I secolo ubbidirono con zelo a questo comandamento predicando la buona notizia del Regno “ogni giorno, nel tempio e di casa in casa”, nonché “pubblicamente”, nei luoghi di mercato, per le vie o nelle piazze (cfr. Atti 5:40-42; 20:20). Non lo facevano solo per un senso del dovere ma erano motivati da fede sincera, dal desiderio di onorare Dio e con l’amorevole speranza di recare la salvezza ad altri (cfr. Romani 10:9-15). Grazie al loro zelo dopo solo una trentina di anni dalla morte di Gesù l’apostolo poté scrivere che la buona notizia era stata “predicata in tutta la creazione che è sotto il cielo” (Colossesi 1:23).
Oggi che, secondo la profezia biblica, stiamo vivendo nel tempo della fine, ubbidire a questo comando di Gesù assume ancor più valore e, più che l’osservare certi giorni o cerimonie particolari, distingue i veri discepoli di Cristo da quelli solo nominali! Nella sua profezia Gesù disse che prima della fine la buona notizi del regno doveva essere “predicata in tutta la terra abitata, in testimonianza a tutte le nazioni” (cfr. Matteo 24:14). Perciò, se vi dichiarate discepoli di Gesù, state mettendo in pratica questo suo comandamento? Egli disse chiaramente: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti … Chi ha i miei comandamenti e li osserva, egli è colui che mi ama”, e anche  “Se osservate i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” (Giovanni 14:15,21; 15:10).

 tutore-2  Annuario dei Testimoni di Geova del 2015

Nel I secolo i discepoli di Gesù si caratterizzarono per il loro zelo nel predicare il Regno di Dio in tutta la terra. Nel suo libro History of the Christian Church (Storia della Chiesa Cristiana) William S. Williams ha scritto: “Le testimonianze sono concordi nell’indicare che nella Chiesa primitiva tutti i cristiani … predicavano il vangelo”. Si, tutti i seguaci di Gesù ubbidirono al suo comando, uomini e donne, giovani e vecchi, schiavi e liberi, “ogni giorno, nel tempio … pubblicamente e di casa in casa”. In maniera simile oggi i veri cristiani si riconoscono perché ubbidiscono al comando di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” (Matteo 28:19, 20).
Una “legge perfetta che appartiene alla libertà” – Giacomo 1:25
La speranza che Geova Dio offre all’umanità è quella di vedere la fine della schiavitù al peccato e alla corruzione, e di godere quella che la Bibbia chiama “la gloriosa libertà dei figli di Dio” (Romani 8:21). In che modo Egli adempirà questa promessa? La risposta a questa domanda Dio l’ha data ispirando Giacomo, il fratello di Gesù, a scrivere: “chi guarda attentamente nella legge perfetta che appartiene alla libertà … sarà felice nel suo operare” (Giacomo 1:25). Qual è questa “legge perfetta che appartiene alla libertà”? Di sicuro non è la Legge mosaica, in quanto quel codice rendeva manifeste le trasgressioni risultando una “maledizione” per il popolo e non lo liberava dal peccato (cfr. Galati 3:10-14). Era proprio la “Legge del Cristo” che non ha bisogno di un lungo elenco di pene o sanzioni ma consiste di comandi semplici e princìpi fondamentali, si fonda sull’amore ed è scritta nelle menti e nei cuori dei suoi discepoli.
Questa Legge “appartiene alla libertà” poiché si basa sul “nuovo patto” che ha sostituito il vecchio patto della Legge mosaica, “nuovo patto” che fu validato col versamento del sangue di Cristo Gesù. Solo il sacrificio di Cristo libera dal peccato e dalla corruzione, come è scritto: “se qualcuno commette peccato, abbiamo un soccorritore presso il Padre, Gesù Cristo, il giusto.Ed egli è un sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non solo per i nostri ma anche per quelli di tutto il mondo” (1Giovanni 2:1,2; cfr. anche Romani 3:23,24). Fu per questo motivo che l’apostolo Paolo scrisse a quei cristiani che ancora si ritenevano sotto la Legge mosaica, inclusi i Dieci Comandamenti: “come mai vi rivolgete di nuovo alle deboli e meschine cose elementari e volete nuovamente essere loro schiavi? Voi osservate scrupolosamente giorni e mesi e stagioni e anni.Temo per voi, che in qualche modo io mi sia affaticato senza scopo riguardo a voi” (Galati 4:9-11). Insistere nell’osservare comandamenti e decreti della Legge mosaica era per quei cristiani come rinnegare il sacrificio di Cristo il cui scopo era liberare dalla terribile oppressione del peccato e della morte! Non è infatti ubbidendo a quella Legge che si ottiene l’approvazione di Dio, ma riconoscendo il valore espiatorio del sacrificio di Gesù ed esercitando fede in lui ubbidendo ai suoi comandamenti, come è scritto: “l’uomo è dichiarato giusto non a motivo delle opere della legge, ma solo per mezzo della fede verso Cristo Gesù … noi abbiamo riposto la nostra fede in Cristo Gesù, affinché siamo dichiarati giusti a motivo della fede verso Cristo, e non a motivo delle opere della legge, perché a motivo delle opere della legge nessuna carne sarà dichiarata giusta” (Galati 2:16).

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(*) – Gli amorrei erano la tribù principale o dominante del paese di Canaan. Secondo diversi storici a motivo di ciò sotto il nome di amorrei vennero indicate tutte le popolazioni di Canaan, includendo quindi ittiti, ferezei, cananei, ivvei e gebusei. Quelle popolazioni erano dedite odiose pratiche religiose. Esse sono così descritte: “L’adorazione di Baal, Astoret e altri dèi cananei consisteva nelle orge più sfrenate; i loro templi erano centri del vizio … I cananei praticavano il culto dandosi all’immoralità … quindi assassinavano i loro primogeniti come sacrificio a quegli stessi dèi … Un’altra pratica orribile era quella dei cosiddetti ‘sacrifici di fondazione’. Quando dovevano costruire una casa, sacrificavano un bambino, il cui corpo veniva inglobato nel muro” (Halley’s Bible Handbook di Henry H. Halley). Quel riferimento al loro “errore” che non era ancora “giunto al compimento”, oltre ad attestare la pazienza di Dio verso i malvagi, dimostra che Egli non è disposto a tollerare a tempo indefinito le loro cattive azioni. Pertanto, al culmine della sua pazienza, Dio usò gli Israeliti, una volta liberati dalla schiavitù egiziana, come strumento di esecuzione del suo avverso giudizio contro quelle persone così degradate e irrecuperabili, dopo aver aspettato per 430 anni prima di intervenire per porre fine alla loro malvagità (cfr. Deuteronomio 9:5). A tutti quelli che accusano Geova di essere un Dio sanguinario per aver fatto sterminare quelle popolazioni, l’autore del citato libro risponde: “Una civiltà così abominevole, sordida e brutale aveva ancora il diritto di esistere? … Gli archeologi che scavano fra le rovine delle città cananee si chiedono perché Dio non li abbia distrutti prima”.
(**) – Alcuni dicono che la Legge era divisa in due parti: i Dieci Comandamenti, che definiscono “legge morale”, e le altre leggi, definite “legge cerimoniale”. Essi affermano che ciò che ebbe fine furono le altre leggi, mentre i Dieci Comandamenti rimasero. Ma questa è una mera interpretazione umana, non corrisponde a verità. Nel Sermone del Monte Gesù citò dai Dieci Comandamenti come pure da altre parti della Legge, senza fare alcuna distinzione fra loro, dimostrando che la Legge di Mosè era un corpo unico di norme e non divisa in due parti. Egli disse: “Avete udito che fu detto agli antichi: ‘Non devi assassinare [Eso. 20:13; sesto comandamento]’ … Se, dunque, porti il tuo dono all’altare [Deut. 16:16, 17; non faceva parte dei Dieci Comandamenti] … Avete udito che fu detto: ‘Non devi commettere adulterio [Eso. 20:14; settimo comandamento]’. Inoltre fu detto: ‘Chiunque divorzia da sua moglie, le dia un certificato di divorzio [Deut. 24:1; non faceva parte dei Dieci Comandamenti]’. Avete udito che fu detto: ‘Occhio per occhio e dente per dente [Eso. 21:23-25; non faceva parte dei Dieci Comandamenti]’” (Matteo 5:21,23,27,31,38).
Nota – Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla comodamente con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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Libero pensatore e inguaribile sognatore
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