LA BIBBIA: PAROLA DI DIO O DELL’UOMO? – III

“IN QUANTO ALLA PAROLA DEL NOSTRO DIO, DURERÀ A TEMPO INDEFINITO”

Isaia 40:8

Anteprima
Nel corso dei secoli minacce di vario genere avrebbero potuto far scomparire la Bibbia o il suo messaggio. Ad esempio molti capi politici e religiosi si sono serviti della propria autorità per impedire alle persone di possedere, diffondere o tradurre la Bibbia. A volte furono proprio quelle persone che ne dovevano avere cura a mostre il massimo disprezzo per essa, come nel caso del re di Giuda Ioiachìm che distrusse nel fuoco il rotolo della profezia che Geova Dio aveva fatto scrivere al profeta Geremia. Intorno al 168 a.C. Antioco IV Epifane, re della dinastia dei Seleucidi, cercò di imporre la religione greca agli ebrei e ordinò di distruggere tutte le copie delle Scritture Ebraiche. Lo storico e teologo tedesco Heinrich Graetz nella sua Storia degli Ebrei ha scritto che i suoi funzionari “strappavano e bruciavano i rotoli della Legge ovunque li trovassero e uccidevano chiunque cercasse di trarre forza e consolazione dalla lettura di quegli scritti”. Circa quattro secoli dopo (nel 303 d.C.) fu l’imperatore romano Diocleziano a promulgare una serie di editti con i quali ordinò che tutti i luoghi di culto e le proprietà dei cristiani fossero distrutti e decretò che i loro libri sacri venissero consegnati e bruciati.
I tentativi di impedire il diffondersi della conoscenza biblica assunsero anche altre forme. I farisei, una setta giudaica sorta nel II secolo a.C. che raggiunse l’apice del suo potere politico-religioso al tempo di Cristo contrastandone il ministero, nonché pensatori religiosi, scrittori, teologi e filosofi vissuti tra il II e il V secolo d.C., considerati ‘Dottori della Chiesa’, elaborarono tutta una serie di regole, dottrine, dogmi e pratiche frutto delle loro elucubrazioni filosofiche dando vita a una tradizione umana che di fatto, come accusò Cristo Gesù stesso, rese “la parola di Dio senza valore” agli occhi delle masse dei fedeli che vennero così allontanati dalla verità insegnata dalla Bibbia (cfr. Matteo 15:6-9). Tutt’oggi il messaggio della Parola di Dio è sconosciuto alla stragrande maggioranza di coloro che si dichiarano ‘cristiani’ i quali sono ancora prigionieri delle falsità religiose prodotte dalla tradizione degli uomini.
Nonostante le minacce di re potenti e di ecclesiastici che si sono sviati, la Bibbia è sopravvissuta ad ogni tentativo di distruzione e rimane il libro più diffuso e più tradotto della storia. Ha persino plasmato le leggi e la lingua di diversi paesi, e tutt’oggi influisce positivamente sulla vita di milioni di persone. Sul perché di tale sorprendente risultato uno scrittore biblico ha scritto: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio” (2 Timoteo 3:16). La Bibbia è veramente il messaggio di Dio per noi, perciò: “L’erba verde si è seccata, il fiore è appassito; ma in quanto alla parola del nostro Dio, durerà a tempo indefinito”  (Isaia 40:8).

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Correva l’anno 624 a.C. e su Giuda già da cinque anni regnava Ioiachìm, figlio del re Giosia che aveva purificato il paese dall’idolatria dei suoi predecessori distruggendo altari, pali sacri, immagini e statue dedicati all’adorazione di dio pagano Baal. Fu nel corso di tale opera di purificazione che venne anche ritrovato “il libro della legge di Geova per mano di Mosè”, cioè la copia originale della Legge scritta da Mosè sul monte Sinai nel 1513 a.C. (cfr. Levitico 26:46; 2Cronache 34:14,15). Giosia si mostrò molto gioioso per quel ritrovamento e dimostrò l’apprezzamento che aveva per la Legge di Geova disponendo che venisse letta a tutto il popolo al quale, poi, diede anche questo comando: “Tenete la pasqua a Geova vostro Dio secondo ciò che è scritto in questo libro del patto” (2Cronache 34:30; 2Re 23:21).
Suo figlio Ioiachìm però non seguì il suo esempio. Esercitò un malgoverno contrassegnato da ingiustizie, oppressione e assassinii (cfr. 2Cronache 36:5). Pertanto Geova Dio invitò il profeta Geremia a scrivere un messaggio di condanna contro di lui (cfr. Geremia 36:1-4). Ieudi, un funzionario del regno, fu incaricato di andare a prendere il rotolo scritto dal profeta, ma quando lesse al re il suo contenuto, questi lo tagliò a pezzi e lo bruciò, un pezzo per volta, finché distrusse l’intero rotolo (cfr. Geremia 36:21-24). Che mancanza di rispetto per l’ispirata parola di Dio! Per la prima volta nella storia una parte della Bibbia venne data alle fiamme, per di più da una persona che sotto la responsabilità di averne cura e rispettarla! (cfr. Deuteronomio 17:18-20). Tuttavia questo non impedì che la profezia scritta nel rotolo si avverasse! Secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio il re Babilonese Nabucodonosor uccise Ioiachìm e ordinò che il suo cadavere fosse gettato fuori delle mura di Gerusalemme (Antichità giudaiche, X, 97). In questo modo si adempì la profezia di Geremia pronunciata contro di lui che diceva: “Perciò questo è ciò che Geova ha detto riguardo a Ioiachim figlio di Giosia, re di Giuda: ‘Non faranno lamento per lui: “Ohimè, fratello mio! E ohimè, sorella mia!” Non faranno lamento per lui: “Ohimè, o padrone! E ohimè, sua dignità!” Sarà sepolto con la sepoltura di un asino, essendo trascinato e gettato fuori, oltre le porte di Gerusalemme’” (Geremia 22:18,19).
Da allora, fino ai nostri giorni, sono stati fatti ripetuti tentativi per impedire la diffusione di questo prezioso libro, e spesso quelli che infierirono maggiormente contro di esso asserivano di essere servitori di Dio. Per secoli è stata portata avanti una efferata lotta mirante a impedire o scoraggiare la gente comune dal leggere la Bibbia e dal farne una forza operante nella propria vita. Nessun altro libro della storia è stato oggetto di simili assalti prolungati.
Nel 168 a.C. Antioco IV Epifane re di Siria, sotto la cui giurisdizione finì il territorio della Giudea dopo la conquista di Alessandro Magno, nel suo tentativo di ellenizzare il paese, tra le tante cose che fece per obbligare gli ebrei ad accettare religione, usi e costumi greci, ricercò ‘i libri della Legge’, li bruciò e dichiarò che chiunque fosse stato trovato in possesso delle Scritture sarebbe stato messo a morte. Una fonte storica ebraica dell’epoca infatti riferisce che “gli uomini del re stracciavano i libri della legge di Mosè che riuscivano a scoprire e li buttavano nel fuoco. Se poi in casa di qualcuno si trovava il libro dell’alleanza o qualcuno si mostrava osservante della legge di Dio, l’ordine del re era di condannarlo a morte” (1Maccabei 1:56,57, TILC). Nonostante i suoi sforzi, Antioco IV Epifane non riuscì a eliminare del tutto le Scritture poiché all’epoca c’erano colonie ebraiche in molti paesi e ogni sinagoga aveva la propria collezione di rotoli. Molti di questi si salvarono dalla distruzione comandata dal re e sopravvissero alla sua morte, avvenuta nel 164 a.C., costituendo il modello per successive copie.
Un’altra figura di spicco che cercò di sopprimere le Scritture fu l’imperatore romano Diocleziano. Nel 303 d.C. promulgò una serie di editti sempre più severi nei confronti dei cristiani con i quali ordinò che tutti i luoghi di culto e le loro proprietà fossero distrutti e decretò che i loro libri sacri venissero consegnati e bruciati. Lo storico Eusebio di Cesarea, che visse durante quel periodo, riferisce: “Con i nostri stessi occhi abbiamo visto le case di preghiera rase al suolo dal tetto fino alle fondamenta, e le Scritture ispirate e sacre date alle fiamme in mezzo alle piazze (Storia ecclesiastica, VIII, 2, 1, traduzione di M. Ceva, Rusconi, Milano, 1979). Ma anche questo tentativo di eliminare del tutto la Parola di Dio risultò vano: i veri cristiani preferirono andare incontro alle torture e alla morte piuttosto che consegnare le loro copie delle Scritture perché fossero distrutte. Diocleziano terminò la sua vita nel 313 d.C. ma copie della Bibbia erano state accuratamente nascoste finché la persecuzione cessò e sopravvissero alla sua morte per essere poi riprodotte, infatti  sono giunte fino a noi parti consistenti di due copie della Bibbia in greco che furono trascritte non molto tempo dopo la persecuzione di Diocleziano: il Codice Vaticano, fatto risalire alla prima metà del IV secolo d.C., oggi conservato presso la Biblioteca Vaticana a Roma e il Codice Sinaitico, datato 330-360 d.C., attualmente conservato presso la British Library a Londra.
avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione” – Matteo 15:6
I tentativi di impedire il diffondersi della conoscenza biblica assunsero anche altre forme. Ad esempio Gesù disse agli scribi e farisei del suo tempo, cioè a quella classe di persone considerate maestri della Legge, “avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione”. Quelle persone avevano di fatto annullato la Parola di Dio, in che modo? Gesù applicò a loro una profezia scritta circa 700 anni prima dal profeta Isaia che diceva “insegnano come dottrine comandi di uomini” (Matteo 15:6-9; cfr. Isaia 29:13). Essi avevano fatto delle aggiunte alla Legge e avevano escogitato scappatoie per eluderla; costituirono così una serie di ‘tradizioni’ le quali altro non erano che uno sconcertante dedalo di regole minuziose e tecniche che rendevano gravoso seguire la Legge e opprimevano la popolazione (cfr. Matteo 23:4-33). Come risultato non solo essi non riconobbero in Gesù il promesso Messia, “il fine [o il vero obiettivo] della Legge” (cfr. Romani 10:4), ma lottarono accanitamente per impedire a chiunque altro di riconoscerlo e di ascoltarlo (cfr. Matteo 23:13; 1Tessalonicesi 2:14-16).
Sia Gesù, che tutti i suoi fedeli discepoli, resero vani tali tentativi confutando con molte citazioni bibliche le loro tradizioni di origine umana. Un esempio di ciò è dato dall’unico episodio dell’infanzia di Gesù narrato nei vangeli. È narrato in Luca 2:46: “Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri e ad ascoltarli e interrogarli”. Secondo un noto lessico biblico (Great lexicon of the New Testament di Gerhard Kittel) le parole “ascoltarli e interrogarli” qui usate non si riferiscono alla semplice curiosità di un bambino ma ad un’istruttoria, a una indagine, a una disputa, tanto che nella versione biblica di Rotherham il successivo versetto 47 viene così tradotto: “tutti quelli che lo udivano erano fuori di sé, per il suo intendimento e le sue risposte”. Perciò Kittel scrive che “già da bambino Gesù avrebbe intrapreso la lotta nella quale i suoi avversari avrebbero dovuto in seguito soccombere”. Tutto questo trova conferma nel vangelo di Marco, dove si legge che “nessuno [dei farisei] aveva più il coraggio d’interrogarlo” (Marco 12:34). Quei falsi ‘maestri’ e tutta la popolazione che li seguiva infine pagarono a caro prezzo la loro lotta contro la parola profetica della Bibbia quando, nel 70 d.C., l’intero sistema giudaico venne distrutto dalle legioni romane al comando di Tito, Grazie ai discepoli di Gesù che obbedendo al suo comando di fuggire da Gerusalemme portarono via con se i rotoli della Legge, la Parola di Dio sopravvisse anche a quella catastrofe continuando a fare da riferimento per la vera fede! (cfr. Daniele 9:27; 12:11; Matteo 24:15-22; Luca 21:20-22; Atti 17:10,11; 2Timoteo 4:13)

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avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione
Nel II secolo a.C. i farisei – un nuovo gruppo sorto all’interno del giudaismo in contrapposizione con il sacerdozio – cominciarono a istituire delle tradizioni che secondo loro avrebbero permesso all’uomo della strada di essere santo quanto i sacerdoti. Ma Dio aveva comandato agli Israeliti: “Non dovete aggiungere alla parola che vi comando, né dovete togliere da essa, in modo da osservare i comandamenti di Geova vostro Dio che io vi comando” (Deuteronomio 4:2). Quelle tradizioni, dunque, erano un aggiunta arbitraria alla Legge. I farisei divennero i nuovi ‘dottori’ della Legge, assumendo un ruolo che non spettava loro. Ma non avendo il sostegno della Legge mosaica, elaborarono nuovi modi di interpretare le Scritture, con allusioni criptiche e altri metodi atti a sostenere le loro vedute. Quali principali custodi e promotori di quelle tradizioni, crearono una nuova autorità in Israele tanto che al tempo di Cristo rappresentavano una forza preponderante nel giudaismo. Per conferire maggiore autorevolezza alla loro attività cominciarono a asserire che tutte le loro tradizioni, inventate ed elaborate da uomini, erano state date a Mosè sul Sinai poiché Dio definì oralmente ciò che la Legge scritta non specificava. Pertanto sostenevano che Mosè aveva trasmesso la legge orale alle generazioni successive, non ai sacerdoti, ma ad altri uomini autorevoli di cui essi erano eredi. Gesù denunciò pubblicamente le loro false pretese accusandoli di essere solo degli ipocriti che avevano tolto valore alla Parola di Dio con le loro tradizioni orali (cfr. Matteo 15:6-9).
Dopo la morte di Cristo e dei suoi fedeli apostoli, come Gesù stesso aveva profetizzato con la parabola del grano e delle zizzanie, alcuni pensatori religiosi, scrittori, teologi e filosofi vissuti tra il II e il V secolo ricalcarono le orme di quei farisei cominciando ad interpretare gli insegnamenti di Cristo in termini filosofici attingendo notevolmente dalla letteratura greca. Introdussero così nella neonata chiesa cristiana tutta una serie di dottrine, dogmi e pratiche che hanno plasmato in gran parte il pensiero ‘cristiano’ di oggi e tolto valore alla verità della Bibbia. Come quei farisei giudaici anch’essi hanno trasgredito il comando biblico di non aggiungere nulla al testo ispirato (cfr. Rivelazione o Apocalisse 22:18). Nessuna delle dottrine da loro elaborate trova fondamento nella Parola di Dio e spesso sono in netto contrasto con gli insegnamenti biblici.
si allontaneranno dalla fede … prestando attenzione … a insegnamenti di demoni” – 1Timoteo 4:1,2

I cristiani del I secolo mantennero viva la Bibbia usandola estesamente nelle loro adunanze religiose e nelle loro case. Chiunque diveniva cristiano era esortato a procurarsene una copia. Nondimeno, col tempo accadde qualcosa che sminuì l’influenza della Bibbia nella vita di coloro che professavano di crederci. Durante il suo ministero terreno, con la parabola del grano e delle zizzanie narrata in Matteo 13:24-30, 36-43, Gesù aveva predetto il sorgere di falsi cristiani, paragonati a infestanti “zizzanie”. L’apostolo Pietro, rifacendosi a tale predizione, verso il 64 d.C. avvertì i suoi fratelli di fede dicendo: “ci furono anche falsi profeti fra il popolo, come pure fra voi ci saranno falsi maestri” (2Pietro 2:1). In maniera simile l’apostolo Paolo disse: “So che dopo la mia partenza … fra voi stessi sorgeranno uomini che diranno cose storte per trarsi dietro i discepoli” (Atti 20:29,30). Verso la fine del I secolo, l’ultimo apostolo ancora in vita in quel tempo, Giovanni, affermò: “è l’ultima ora, e, come avete udito che viene l’anticristo, così ora sono sorti molti anticristi; da cui acquistiamo la conoscenza che è l’ultima ora” (1Giovanni 2:18).

Finché gli apostoli rimasero in vita, in qualità di “schiavi” del padrone del campo [Gesù] della citata parabola, vigilarono affinché le zizzanie dell’apostasia non crescessero insieme al buon seme, ma quando essi si addormentarono nella morte, il “nemico”, Satana il Diavolo, ebbe via libera per suscitare falsi cristiani in mezzo alla chiesa (cfr. 2Tessalonicesi 2:6,7). Come lo fece? Sempre l’apostolo Paolo spiegò: “si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate e a insegnamenti di demoni, mediante lipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente” (1Timoteo 4:1,2). Proprio come era accaduto con gli scribi e i farisei ebrei, preminenti ‘maestri’, o teologi e filosofi “cristiani” vissuti tra il II e il V secolo d.C., i cosiddetti ‘Padri della Chiesa’, attingendo da dogmi e dottrine pagane, diedero vita a una ‘Tradizione’ o ‘Magistero’ frutto delle loro elucubrazioni filosofiche. Tali insegnamenti vennero posti sullo stesso piano delle Scritture o addirittura al di sopra di esse. Chi furono alcuni di questi?

Ad esempio, Origene (185-254 d.C.), il cui modo molto libero di affrontare l’interpretazione della Bibbia rese difficile distinguere la dottrina cristiana dalla filosofia greca. Nel suo libro De principiis descrisse Gesù come “il Figlio unigenito, che è nato, tuttavia senza alcun momento d’inizio. Questa generazione è eterna e perpetua”, un concetto, derivato dalla sua formazione filosofica nella scuola platonica, che pose la base per la successiva dottrina trinitaria. Ci fu poi Atanasio di Alessandria (295-373 d.C.) il quale sostenne la completa homoousia (stessa sostanza) dello Spirito Santo con il Padre e il Figlio, decretata dottrina cristiana nel Concilio di Nicea del 325 d.C. dall’imperatore pagano Costantino. Girolamo (347-420 d.C.), autore della versione biblica in latino Vulgata, il quale, dopo aver scritto nel prologo ai libri di Samuele e Re: “In certi volumi greci troviamo tuttora il nome di Dio, il Tetragramma [cioè, יהוה], espresso in caratteri antichi”, fece sparire del tutto il nome di Dio dal testo sostituendolo con i titoli “Signore” e “Dio”. Ambrogio da Milano (339-397 d.C.) che si adoperò di fornire ai latini istruiti una versione classica del cristianesimo. Di lui una nota enciclopedia dice: “aveva assorbito il più aggiornato sapere greco, cristiano e pagano – in particolare le opere … del pagano neoplatonico Plotino” (The New Encyclopædia Britannica, Micropædia, vol. 1, p. 320). Agostino di Ippona  (354-430 d.C.) seguì le sue orme. A lui si deve l’elaborazione di una concezione filosofica sull’immortalità dell’anima umana, una dottrina secondo cui una parte dell’uomo continua a vivere dopo la morte del corpo, del tutto in contrasto con l’insegnamento biblico riportato in Ezechiele 18:4.

Un dizionario di teologia afferma che leggendo i padri della Chiesa come Agostino o Ambrogio, “ci si accorge di qualcosa di nuovo rispetto alla tradizione biblica: è l’emergere di una escatologia greca, fondamentalmente diversa da quella giudeo-cristiana”, imperniata “sull’immortalità dell’anima, sul giudizio particolare, con la ricompensa o il castigo subito dopo la morte” (Nuovo dizionario di teologia, a cura di Giuseppe Barbaglio e Severino Dianich, Edizioni Paoline, Roma). In altre parole uomini di tale sorta cercarono di spiegare la rivelazione divina con la sapienza umana dimenticando che Dio “ha reso stolta la sapienza del mondo” (1Corinti 1:20). Così permisero che “ingannevoli espressioni ispirate e insegnamenti di demoni” prendessero piede nella chiesa cristiana (cfr. 1 Timoteo 4:1). Essi diedero vita ad una ‘Tradizione’, o ‘Magistero’, composta da insegnamenti, dogmi, dottrine e pratiche di origine umana quali, solo per fare alcuni esempi, la Trinità, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte, l’esistenza di un luogo di tormento eterno chiamato ‘Inferno’ e del ‘Purgatorio’, il primato papale, la divisione tra clero e laicato, l’imposizione del celibato, il battesimo dei bambini, l’adorazione della Madonna e dei santi, l’adozione di festività pagane ‘cristianizzate’, come il Natale, e tante altre. Georges Auzou, docente di Sacra Scrittura al Grande Seminario di Rouen, in Francia, ha scritto nel suo libro La Parole de Dieu: “La tradizione precede, racchiude, accompagna e va oltre le Scritture … [Questo] ci aiuta a capire il motivo per cui la Chiesa non ha mai stabilito che la lettura o lo studio della Bibbia sia uno specifico dovere o un’assoluta necessità”. Come fecero gli scribi e i farisei al tempo di Gesù, anche questi “hanno reso la parola di Dio senza valore a causa della tradizione”.

in quanto alla parola del nostro Dio, durerà a tempo indefinito” – Isaia 40:8

Comunque, secondo la parabola, del buon grano o “i figli del regno” sarebbero cresciuti contestualmente alle simboliche “zizzanie”. Nel corso del tempo, infatti, uomini di fede hanno tentato in ogni modo di difendere e diffondere le Scritture tra la popolazione e molti pagarono con la vita il loro impegno. Perché?

Con l’avanzare dell’apostasia, la versione biblica in latino di Girolamo divenne l’unica versione autorizzata circolante nell’impero romano. Quando questo cadde, gradualmente anche il latino venne meno finché cessò di essere parlato dalla stragrande maggioranza della popolazione divenendo prerogativa di una ristretta parte del clero che si ritrovò in pratica ad avere il monopolio dell’istruzione religiosa. La chiesa apostata finì per considerare il latino una lingua sacra e proibì la traduzione della Bibbia nelle nuove lingue volgari per impedire alla gente comune di avventurarsi in sfere che considerava suo esclusivo appannaggio. In questo modo gli esponenti del clero potevano continuare a esercitare il loro potere sulle masse. Essi erano consapevoli che molti insegnamenti della Chiesa non si basavano sulla Bibbia ma sulla tradizione. Questo è senza dubbio il motivo della loro riluttanza a rendere la Bibbia accessibile ai fedeli.

Quando il potere degli apostati venne istituzionalizzato dall’imperatore pagano romano Costantino, nel III secolo d.C., nacque quella organizzazione politico-religiosa che da allora è stata conosciuta con la denominazione di Chiesa Cattolica Romana la quale osteggiò con tutti i mezzi a sua disposizione, usando spesso anche la violenza, che la Bibbia venisse tradotta nelle lingue parlate dalla gente comune. I Sommi Pontefici di tale Chiesa negarono sempre a chiunque il permesso di tradurre la Bibbia nelle lingue volgari. Ad esempio, nel 1079 Vratislao, re di Boemia, chiese al papa Gregorio VII il permesso di tradurre la Bibbia nella lingua dei suoi sudditi, ma la risposta del papa fu negativa. Successivamente, nel 1199, il papa Innocenzo III ordinò al vescovo di Metz in Germania di bruciare tutte le Bibbie che erano state tradotte in lingua tedesca e, nel 1229, il sinodo di Tolosa, in Francia, decretò che ai “laici” non era permesso avere nessun libro della Bibbia in lingua volgare. Nel 1233 un sinodo provinciale di Tarragona (Spagna) ordinò che tutti i libri del “Vecchio o Nuovo Testamento” fossero consegnati per essere bruciati. Questa lotta culminò nel 1559 quando il papa Paolo IV fece pubblicare un Indice dei libri proibiti, cioè un elenco delle opere di cui la Chiesa vietava ai cattolici la lettura, la vendita, la traduzione e il possesso perché considerate cattive o pericolose per la fede e l’integrità dei costumi. Questo Indice proibì le traduzioni della Bibbia in lingua volgare e qualche anno più tardi, nel 1596, in una versione aggiornata fu ancora più restrittivo: stabilì che non si dovevano più concedere autorizzazioni per la traduzione e la stampa di Bibbie in volgare e quelle esistenti dovevano essere distrutte. A causa di queste restrizioni, a partire dalla fine del Cinquecento si moltiplicarono i roghi con cui le Bibbie venivano bruciate sui sagrati delle chiese; nell’immaginario collettivo le Sacre Scritture divennero un libro degli eretici.

Video tratto da JW Broadcasting (https://tv.jw.org/#it/home)

Molti uomini sinceri si rifiutarono di seguire questi editti. Ma simili scelte erano pericolose. Alcuni soffrirono terribilmente per aver commesso il ‘crimine’ di possedere una Bibbia. Ad esempio lo spagnolo Julián Hernández si impegnò a trasportare dalla Germania nel suo proprio paese un gran numero di Bibbie, nascoste in barili e imballate come vino renano. Fu però tradito e preso dall’Inquisizione cattolica, con quale risultato? Nell’opera Casiodoro de Reina, Spanish Reformer of the Sixteenth Century, di Gordon Kinder, si legge che i destinatari di quelle bibbie “furono tutti indiscriminatamente torturati, dopo di che contro la maggioranza d’essi vennero emesse diverse condanne. Juliano [Julián Hernández] fu messo al rogo, venti furono arrostiti sulla graticola, diversi furono imprigionati a vita, alcuni subirono la fustigazione pubblica, molti vennero assegnati alle galee”.

Nel libro Fifteenth Century Bibles, il suo autore Wendell Prime scrisse: “Trent’anni dopo l’invenzione della stampa, in Spagna l’Inquisizione andava a gonfie vele. Su 342.000 persone punite in quel paese 32.000 furono arse vive. Fu la Bibbia che procurò loro il fuoco del martirio. Questa macchina di distruzione fu altrettanto terribile in Italia, sia al nord che al sud. Gli arcivescovi, con l’aiuto dell’Inquisizione, furono un fuoco consumante sia per la Bibbia che per i suoi lettori. Nerone aveva fatto risplendere alcuni cristiani come luci del mondo dando loro fuoco, chiusi in sacchi, coperti di pece, usandoli come torce per illuminare la scena delle sue orge. Ma le strade delle città europee furono rischiarate dai falò di Bibbie. La Bibbia non fu come i suoi lettori che poterono essere ridotti in miseria, denudati, torturati, mutilati e scacciati. Anche una sola pagina rimasta poteva rifulgere nel buio di queste tenebre come una stella”. Poi aggiunse: “Alcune Bibbie furono preservate perché gli esuli le portarono con sé o le nascosero come pietre e metalli preziosi in tempi di miseria e di pericolo”.

Nonostante tanta violenta opposizione ricevuta nel corso della storia, la Bibbia è sopravvissuta trionfante, e continua ad influire sulla vita di milioni di persone. Perché? Perché non è una semplice raccolta di miti e detti popolari. L’apostolo Paolo, scrisse: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio” (2 Timoteo 3:16). La Bibbia è veramente il messaggio di Dio per noi. Essa è diversa da qualsiasi altra opera scritta perché è la Parola di Dio e, come è scritto: “L’erba verde si è seccata, il fiore è appassito; ma in quanto alla parola del nostro Dio, durerà a tempo indefinito”  (Isaia 40:8).

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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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