LA BIBBIA: PAROLA DI DIO O DELL’UOMO? – VI

“UN RACCONTO DEI FATTI … AI QUALI SI PRESTA PIENA FEDE” – 2a parte

Luca 1:1

Anteprima
Avvicinandosi alla fine della sua vita, Giosuè, il condottiero che Geova Dio aveva scelto per guidare gli israeliti nelle conquista della Terra Promessa fece al popolo il suo ultimo ispirato discorso. Tra l’altro disse loro: “voi sapete bene con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima che nemmeno una parola di tutte le buone parole che Geova vostro Dio vi ha proferito è venuta meno. Vi si sono avverate tutte. Nessuna parola d’esse è venuta meno” (Giosuè 23:14). Dio aveva promesso ai loro antenati Abraamo, Isacco e Giacobbe, di dare alla loro discendenza il paese di Canaan. La conquista del paese richiedeva di combattere contro i suoi abitanti, gli amorrei, i cananei, i ferezei, i gebusei, i ghirgasei, gli ittiti e gli ivvei, popolazioni che Dio aveva votato alla distruzione a causa della loro religione degradata che prevedeva riti idolatrici e demonici, immoralità sessuale e spargimenti di sangue innocente attraverso i sacrifici di bambini (cfr. Genesi 15:13-16; Levitico 18:25; Deuteronomio 7:1-4). Giosuè, che fu testimone oculare di quegli avvenimenti, mise per iscritto come Dio stesso intervenne in modo miracoloso per dare la vittoria agli eserciti israeliti man mano che si scontravano con le popolazioni residenti. Un esempio emblematico di ciò fu la conquista della prima città che gli israeliti incontrarono sul proprio cammino: Gerico, una città fortificata con alte mura e difesa da eserciti ben agguerriti (cfr. Numeri 13:25-33). Dopo aver fatto superare l’ostacolo del fiume Giordano in piena, Dio spiegò loro in che modo dovevano conquistare quella città. Il racconto di Giosuè narra che gli israeliti fecero esattamente quel che Dio aveva comandato loro e in soli sette giorni la città fu presa (cfr. Giosuè 3:9-17; 6:3-5).
La miracolosa caduta di Gerico ha dell’inverosimile per i fautori della “critica letteraria” della Bibbia, la maggioranza dei quali l’ha definita un romanzo completamente privo di storicità. Nonostante le loro critiche, del tutto prive di un solido fondamento, tali studiosi non hanno potuto non riconoscere che le varie fasi della narrazione biblica corrispondevano esattamente a quello che gli archeologi hanno scoperto scavando tra le rovine di Gerico. Un esauriente riassunto della querelle viene riportata in questo post e lo sottopongo alla valutazione dei lettori del blog perché se ne facciano un’idea.
Tutto questo viene qui esposto insieme ad un altro significativo esempio di come sempre più spesso storia secolare e storia biblica combacino perfettamente: il ritrovamento delle tavolette di Tell el-Amarna e la loro importanza nel supportare l’attendibilità della storia biblica. Mi preme però ricordare che la fiducia dei veri cristiani nell’attendibilità e nell’ispirazione divina del racconto biblico dipende non da vasi frantumati, mattoni rotti e muri sgretolati, ma dall’armoniosa verità spirituale nel suo insieme contenuta nella Bibbia. Sebbene la storia e le scoperte archeologiche avvalorano quanto viene raccontato in questo prezioso libro, sono la sua coerenza interna, la sua onestà, le profezie adempiute e molte altre caratteristiche che forniscono convincenti prove che “tutta la Scrittura è ispirata da Dio” (2 Timoteo 3:16).

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Marsia e una tavoletta di Tell el-Amarna (Parigi – Louvre)

Uno dei libri più contestati dai fautori della “critica letteraria” della Bibbia è il sesto della biblioteca divina, il libro di Giosuè. Questo libro è in realtà un racconto di come Dio adempì fedelmente le promesse fatte alla nazione d’Israele e ai loro antenati. Egli promise ripetutamente di dar loro il paese di Canaan, che per questo motivo venne chiamato Terra Promessa. Lo promise ad Abraamo (cfr. Genesi 13:15); a Isacco (cfr. Genesi 26:3); a Giacobbe (cfr. Genesi 35:12); infine anche a Mosè (cfr. Esodo 3:8). Ma, com’è accaduto per molti altri libri delle Scritture Ebraiche (o Vecchio Testamento), il libro di Giosuè è stato oggetto di aspre critiche. Alcuni lo hanno definito un romanzo, altri hanno affermato che sia completamente privo di storicità. Tali critiche, però, in ultima analisi sono risultate del tutto prive di una solida base. Peraltro la sua autenticità è vigorosamente sostenuta dai molti riferimenti che successivi scrittori biblici fanno agli avvenimenti narrati nel libro di Giosuè. I salmisti li menzionano più volte, come anche il governatore Neemia, il profeta Isaia, il primo martire cristiano Stefano, l’apostolo Paolo e il discepolo Giacomo (cfr. Salmi 44:1-3; 135:10-12; Neemia 9:22-25; Isaia 28:21; Atti 7:45; 13:19; Ebrei 11:30,31; Giacomo 2:25).
Circa 900 anni dopo gli avvenimenti narrati da Giosuè, il profeta Geremia narrò addirittura come si era adempiuta una maledizione che Giosuè a suo tempo aveva pronunciato sull’uomo che avesse ricostruito la città di Gerico (cfr. Giosuè 6:26; 1Re 16:34). La storia della conquista di questa città è emblematica per stabilire la fidatezza della narrazione biblica e l’autenticità della sua ispirazione divina. Giosuè, l’uomo che Dio impiegò per attuare e scrivere questa storia, quale successore di Mosè alla guida del popolo ebraico ricevette da Dio l’ordine di soggiogare gli abitanti cananei nella Terra Promessa, perché praticavano un’adorazione del sesso molto degradante e riti idolatrici e demonici, e contaminavano il paese con immoralità, malattie e spargimenti di sangue (cfr. Deuteronomio 20:15-18; Levitico 18:24-30). E Gerico fu la prima città che l’esercito d’Israele incontrò nel paese.
ti ho dato in mano Gerico e il suo re, gli uomini potenti e valorosi” – Giosuè 6:2
La storia si svolse circa 3.500 anni fa, esattamente nel 1473 a.C. Dopo 40 anni di peregrinazione nel deserto gli israeliti si trovavano “nelle pianure desertiche di Moab al di là del Giordano” (Numeri 22:1). Il loro peregrinaggio, decretato da Dio 40 anni prima come punizione per la loro mancanza di fede espressa quando dieci delle dodici spie inviate ad esplorare Canaan fecero un rapporto negativo, era giunto alla conclusione (cfr. (Numeri 13:1–14:38). Durante quei 40 anni tutti gli israeliti che non avevano esercitato fede erano morti e ora i loro figli, come Geova aveva profetizzato (cfr. Numeri 14:22,30,31), si apprestavano ad entrare nel paese. Davanti a loro si presentavano due ostacoli apparentemente insormontabili! Lo scioglimento delle nevi e le piogge primaverili avevano trasformato il Giordano in un fiume in piena, ci si chiedeva quindi come avrebbero fatto circa tre milioni di uomini, donne e bambini, con animali e provviste, ad attraversarlo. Poi, una volta attraversato il fiume, si sarebbero trovati di fronte la città fortificata di Gerico a sbarrare la via d’accesso al paese. Come avrebbero superato quegli ostacoli?
A questo punto la storia biblica narra:
Giosuè diceva ai figli d’Israele … Da questo conoscerete che un Dio vivente è in mezzo a voi, e che immancabilmente caccerà d’innanzi a voi i cananei e gli ittiti e gli ivvei e i ferezei e i ghirgasei e gli amorrei e i gebusei.Ecco, larca del patto del Signore dellintera terra passerà davanti a voi nel GiordanoE deve avvenire che nell’istante in cui le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l’arca di Geova, il Signore dell’intera terra, si poseranno nelle acque del Giordano, le acque del Giordano saranno recise, le acque che scendono da sopra, e staranno ferme come una diga. E avvenne che … nell’istante in cui i portatori dell’Arca giunsero al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’Arca si immersero nell’orlo delle acque … allora le acque che scendevano da sopra si fermavano. Si levarono come una diga molto lontano, ad Adam, città al lato di Zaretan, mentre quelle che scendevano verso il mare dell’Araba, il Mar Salato, si esaurirono. Furono recise e il popolo attraversò di fronte a Gerico.Nel frattempo i sacerdoti che portavano larca del patto di Geova stavano immobili sullasciutto in mezzo al Giordano intanto che tutto Israele passava sullasciutto, finché l’intera nazione ebbe terminato di passare il Giordano” (Giosuè 3:9-17).
Non c’è nulla di trascendentale in questo racconto! Gerico, infatti, si trova in una valle di riverso, un terreno instabile, soggetto a terremoti. Molte volte nella storia registrata, dicono i geofisici, i terremoti hanno causato frane e altre disfunzioni che hanno portato a un blocco del fiume Giordano per un giorno o due. Geova Dio, colui che ha il pieno controllo delle forze della natura, potrebbe aver benissimo utilizzato un terremoto in quella circostanza per fermare le acque del Giordano (cfr. Naum 1:3-6) .
Quando gli abitanti di Gerico sentirono parlare, o furono perfino testimoni, del miracoloso arresto del Giordano in piena, provarono grande timore e sbarrarono tutte le porte di accesso alla città (cfr. Giosuè 5.1; 6:1). Quindi un angelo mandato da Dio apparve a Giosuè e gli illustrò il piano per prendere la città:
voi tutti, uomini di guerra, dovete marciare intorno alla città, facendo il giro della città una volta. Devi fare così per sei giorni.E sette sacerdoti devono portare sette corni di montone, davanti all’Arca, e il settimo giorno dovete marciare intorno alla città sette volte e i sacerdoti devono suonare i corni. E deve avvenire che quando suonano il corno di montone, quando udite il suono del corno, tutto il popolo deve lanciare un grande grido di guerra; e le mura della città devono crollare, e il popolo deve salire, ciascuno diritto davanti a sé” (Giosuè 6:3-5).
Ubbidienti, per sei giorni, una volta al giorno, le forze militari israelite, seguite da sette sacerdoti che suonavano di continuo il corno, dai sacerdoti che portavano l’Arca e infine dalla retroguardia, marciarono intorno a Gerico. Quindi il settimo giorno marciarono intorno alla città sette volte. Nell’ultimo giro intorno a Gerico, al suono del corno il popolo lanciò un forte grido di guerra, e le mura della città crollarono. Gli israeliti allora irruppero nella città e votarono alla distruzione gli abitanti e tutti gli animali domestici (Giosuè 6:12-17,20). Invece, per la benignità manifestata nel nascondere le spie che Giosuè aveva inviato in precedenza ad esplorare la città e i suoi abitanti, Raab, una prostituta della città, e i suoi familiari, al sicuro nella casa di lei sulla parte delle mura che non era crollata, furono conservati in vita (cfr. Giosuè 2:1-24; 6:17). L’intera città fu quindi incendiata.

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Raab la meretrice non fu forse dichiarata giusta per le opere
Al termine dell’ultimo giro del settimo giorno, l’esercito israelita si fermò. I corni tacquero e si fece un gran silenzio. Nella città la tensione era palpabile. Poi Giosuè diede il segnale e un potente grido si levò nell’aria. Probabilmente le guardie sulle mura di Gerico pensarono che quello fosse uno strano modo di attaccare, ma presto dovettero ricredersi. Le possenti mura cominciarono a tremare e a oscillare sotto i loro piedi; poi si spaccarono e crollarono fragorosamente al suolo. Mentre la nuvola di polvere si diradava, però, una parte delle mura si stagliava intatta sullo sfondo. La casa di Raab, una meretrice, era rimasta in piedi, monumento solitario alla fede di una donna (cfr. Giacomo 2:25). Dio aveva rispettato l’accordo che le due spie inviate in precedenza da Giosuè, e che Raab aveva coraggiosamente nascosto nella sua casa, avevano fatto con lei e l’aveva protetta. Lei e la sua famiglia erano salvi! Quando videro quell’unica casa ergersi tra le mura in rovina, gli israeliti capirono che il loro Dio, Geova, era con quella donna. Lei e i suoi familiari furono risparmiati dalla distruzione che si abbatté su quella città malvagia. Dopo la battaglia, Raab ebbe il permesso di dimorare vicino all’accampamento di Israele. A suo tempo entrò a far parte del popolo ebraico e sposò un israelita entrando a far parte della linea di discendenza della famiglia di Gesù. È una delle quattro donne che hanno avuto il privilegio di essere inserite nella genealogia di Gesù menzionata dall’evangelista Matteo (cfr. Matteo 1:5). La sua storia dimostra che nessuno di noi è insignificante agli occhi di Geova. Lui ci vede tutti, legge il nostro cuore ed è felice quando nota anche solo una scintilla di fede, come quella che “accese” il cuore di Raab. Come dice la Bibbia: “la fede segue ciò che si ode” (Romani 10:17). Raab aveva udito resoconti attendibili sulla potenza e la giustizia di Geova Dio, e così aveva riposto fede e fiducia in lui. Oggi anche noi possiamo imparare dai racconti storici molto su Geova, il Dio della Bibbia. Riporremo fede in Lui studiando la sua Parola?
Per decenni gli studiosi hanno tentato di mettere in dubbio questo racconto. Ad esempio Kathleen Kenyon, un’archeologa britannica che ha scavato il sito archeologico di Gerico dal 1952 al 1958, era convinta che all’epoca dell’invasione israelita Gerico non esistesse nemmeno. Anzi sosteneva che la città fosse stata distrutta ben più di un secolo prima! Perciò, il racconto biblico di Giosuè e degli israeliti non godeva di alcun credito presso molti archeologi, la maggior parte dei quali influenzati dal lavoro della Kenyon. Prima ancora della ricercatrice inglese, un altro archeologo inglese, John Garstang, aveva scavato a Gerico dal 1930 al 1936. A quale conclusione era pervenuto? Nel suo libro Jericho and the Biblical Story affermò: “Sintetizzando, la caduta di Gerico ha avuto luogo come descritto nella narrazione biblica. La nostra manifestazione è limitata, però, a osservazioni di rilievo: le mura caddero apparentemente scosse da un terremoto e la città fu distrutta da un incendio, circa nel 1400 a.C. Questi sono i fatti fondamentali risultanti dalle nostre indagini. Il collegamento con Giosuè e gli Israeliti è solo circostanziale, ma sembra essere solido e senza difetto”. Naturalmente le sue conclusioni furono messe in discussione dalla Kathleen. Tuttavia anche lei dovette rilevare, oltre la fortificazione delle mura, che le “pareti e pavimenti erano anneriti o arrossati dal fuoco”, proprio come è narrato nel libro di Giosuè (cfr. Giosuè 6:24 – (Kathleen M. Kenyon, Excavations at Jericho, British School of Archaeology in Jerusalem, 1981).
Una ventina di anni dopo la Kenyon, un altro archeologo, il canadese Bryant Wood, Direttore dell’Associazione per le Ricerche Bibliche, riconosciuto come uno dei maggiori esperti sull’archeologia di Gerico, riesaminando i documenti prodotti sia dall’equipe di Garstang che da quella della Kenyon, rilevò diversi errori metodologici commessi da quest’ultima dando ragione a Garstang. In un articolo pubblicato sul New York Times del 22 febbraio 1990, Wood dichiarò che la Kenyon, la quale aveva basato la sua tesi sul fatto che non aveva trovato alcuna ceramica decorata attribuibile al periodo narrato nella Bibbia, “aveva cercato la ceramica sbagliata e nei luoghi sbagliati. La sua scavatura limitata era avvenuta in un quartiere povero della città” e questo poteva  “rappresentare la sua mancanza di trovare le costose ceramiche cipriote importate prevalenti tra molti cananei”. Nell’articolo Wood parlò anche di un’abbondanza di vasi e ciotole di argilla ritrovati sotto uno strato di cenere spesso un metro insieme a mattoni provenienti dal crollo di un muro e travi, tutti anneriti come da un incendio esteso a tutta la città. Egli ha datato i frammenti di ceramica intorno al 1410 a.C., con uno scarto possibile di 40 anni; questo è in buon accordo con la data in cui, secondo la Bibbia, si combatté la battaglia di Gerico: il 1473 a.C. Infine Wood fece notare come gli scavi rivelavano che le case dell’antica Gerico avevano abbondanti scorte di grano bruciacchiate nei depositi. Questo è interessante, poiché la Bibbia indica che Gerico cadde poco dopo il raccolto primaverile e senza un lungo assedio che la costringesse alla fame. Perciò tale particolare conferma altre due circostanze in armonia con il racconto biblico: 1) che l’assedio durò solo pochi giorni, sette secondo la narrazione, 2) che gli israeliti non presero come bottino i cereali di Gerico poiché Dio aveva comandato loro di non toccare nulla (cfr. Giosuè 6:17,18).
A sostegno dell’intero racconto biblico della conquista di Gerico, nello stesso articolo venne riportato il commento del dottor Amos Nur, un geofisico della Stanford University – CA, USA, il quale affermò: “La combinazione, distruzione di Gerico e stop del Giordano è così tipico dei terremoti in questa regione che solo pochi dubbi possono essere lasciati alla realtà di tali eventi narrati da Giosué”. E in una relazione redatta dallo stesso Nur insieme Ze’ev Reches del Weizmann Institut di Rehovot, in Israele e pubblicata sulla rivista New Scientist del 7 giugno 1979 i due affermano: “Fu probabilmente per un terremoto che le acque del Giordano si fermarono, permettendo a Giosuè e ai suoi uomini di attraversarlo. In 10 dei 30 terremoti documentati, inclusi quelli del 1834, 1906 e 1927, il Giordano smise di scorrere per uno o due giorni a causa di frane di fango prodotte da terremoti” e anche “Le rovine delle mura di Gerico … risultano essere cadute in una sola direzione, a indicare che fu un terremoto a farlo crollare”. Per questo motivo il dottor Ephraim Isaac, direttore dell’Istituto di studi semitici della Princeton University, NJ – USA, ha dichiarato: “Non c’è dubbio che parecchie informazioni che si trovano nella Bibbia contengono un briciolo di verità” (ibid.) … Briciolo di verità?
In un articolo pubblicato il 1° maggio 2008 sulla rivista dell’Associazione per le Ricerche Bibliche, intitolato: “Did the Israelites Conquer Jericho? A New Look at the Archaeological Evidence” il gia citato prof. Wood riassunse tali “briciole” in questi termini: ““La città era fortificata” (Giosuè 2:5,7,15; 6:5,20); “L’attacco è avvenuto poco dopo il raccolto nel tempo in primavera” (Giosuè 2:6; 3:15; 5:10); “Gli abitanti non hanno avuto la possibilità di fuggire con i loro prodotti alimentari” (Giosuè 6:1); “L’assedio è stato breve” (Giosuè 6:15); “Le pareti erano state livellate da un terremoto” (Giosuè 6:20); “La città non fu saccheggiata” (Giosuè 6:17,18); “La città fu bruciata” (Giosuè 6:24)””. Perciò concluse la sua lunga argomentazione dicendo: “la correlazione tra le testimonianze archeologiche e la narrazione biblica è sostanziale”.

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la città deve divenire una cosa votata alla distruzione
Nell’antichità era normale che gli aggressori assediassero le città fortificate. A prescindere dalla durata di un assedio, i vincitori saccheggiavano le ricchezze della città, inclusi gli eventuali viveri rimasti. Tra le rovine di Gerico, però, gli archeologi hanno rinvenuto ingenti scorte di cibo. A tal riguardo una pubblicazione specializzata afferma: “A parte le ceramiche, i cereali sono l’elemento più abbondante che è stato riportato alla luce … Questo non ha precedenti nella storia dell’archeologia in Palestina. È possibile ritrovare una o due giare di cereali, ma rinvenirne una tale quantità è un fatto del tutto eccezionale” (Biblical Archaeology Review). Stando alla descrizione biblica, gli israeliti avevano buoni motivi per non prendere come bottino i cereali di Gerico. Geova Dio aveva comandato loro di non toccare nulla (cfr. Giosuè 6:17,18). Gli israeliti attaccarono in primavera, poco dopo la mietitura, per cui le scorte di cereali erano abbondanti (cfr. Giosuè 3:15-17; 5:10). E il fatto che a Gerico fosse rimasta una grande quantità di cereali indica anche che l’assedio degli israeliti fu di breve durata, esattamente tutto come descrive la Bibbia.
A molti piace viaggiare e visitare i meravigliosi luoghi che la nostra Terra, pianeta unico nell’universo, ci presenta nonché le testimonianze della storia sullo sviluppo dell’umanità (cfr. Giobbe 38:4,7). Una visita che certamente non manca quando visitiamo importanti città è quella ai loro musei. Per chi si reca a Parigi una tappa generalmente obbligata è la visita al Louvre. Questo celebre Museo contiene circa 80.000 antichità orientali, 35.000 antichità egiziane e altrettante greche e romane nonché inestimabili collezioni di dipinti confiscati ai re e ai nobili francesi al tempo della rivoluzione o portate lì come bottino durante le guerre napoleoniche, oltre a quelle provenienti da donazioni private. Di sicuro ricorderete il dipinto più famoso in esso conservato, la “Monna Lisa” di Leonardo da Vinci davanti al quale sostano incantati i suoi circa 9 milioni di visitatori ogni anno.
Ci sono però nel sito altri reperti meno conosciuti dal grande pubblico, ma di inestimabile valore storico per gli studiosi. Ad esempio, nella galleria chiamata Salone delle Cariatidi è esposta una statua segnata “542 MARSIA” (vedi figura iniziale), una statua pagana risalente al terzo secolo a.C. che illustra il vero significato col quale si usavano nelle Scritture Greche Cristiane (il Nuovo Testamento) le parole stauros e xylon in riferimento all’esecuzione di Cristo, poiché Marsia è rappresentato mentre è scorticato vivo da Apollo sul tronco diritto di un albero, non su una croce (per maggiori informazioni su questo argomento vi rimando al mio post  del 19 aprile 2014 – LA TUA PAROLA È VERITÀ – XXXIII – https://gi1967.wordpress.com/2014/04/19/la-tua-parola-e-verita-xxiii/). Comunque dopo il Salone delle Cariatidi i visitatori possono accedere a un corridoio sotterraneo debolmente illuminato, chiamato Cripta di Sully. Qui in una cassa di vetro si possono osservare, tra gli altri manufatti, due delle famose tavolette di Tell el-Amarna, documenti storici di grande valore a sostegno dell’affidabilità del racconto storico biblico.
Davide catturava la fortezza di Sion” – 2Samuele 5:7
Tell el-Amarna e una località a circa 270 km a S del Cairo. Qui nel 1887 una contadina trovò per caso delle tavolette d’argilla che portarono alla scoperta di numerosi documenti in accadico (una scrittura cuneiforme) provenienti dagli archivi reali di Amenofi III e di suo figlio Ekhnaton. Le 379 tavolette pubblicate e conservate oltre che al Louvre anche nel British Museum di Londra, nel Pergamonmuseum di Berlino e nel Museo Egizio del Cairo, comprendono la corrispondenza inviata al faraone dai principi vassalli di numerose città-stato della Siria e della Palestina, tutte località menzionate nella Bibbia come Meghiddo (cfr. Giudici 5:19), Hazor (cfr. Giudici 4:2), Sichem (cfr. Giudici 21:19), Lachis (cfr. Giosuè 10:31,32), Ebron (cfr. Giosuè 10:36,37), Acco (cfr. Giudici 1:31), Acsaf (cfr. Giosuè 11:1), Gaza (cfr. Giudici 6:3,4), Sunem (la città natale dell’avvenente ragazza sulammita del cantico di Salomone – cfr. Cantico dei Cantici 6:13), e fra queste anche alcune lettere del governatore di Urusalim (Gerusalemme), e rivelano un quadro di violente faide e intrighi del tutto concorde con la descrizione che ne fanno le Sacre Scritture. Per esempio, la Bibbia dice che Gerusalemme fu governata da re cananei fino a quando, verso il 1070 a.C., Davide conquistò la città (cfr. Giosuè 10:1; 2Samuele 5:4-9). Per tanto tempo gli studiosi hanno messo in dubbio la storicità di questo racconto ma sei delle tavolette ritrovate a Tell el-Amarna erano state scritte da un certo Abdi-Heba, sovrano di Gerusalemme. Pertanto una rivista specializzata (Biblical Archaeology Review, maggio/giugno 1994) ha dichiarato: “Nelle tavolette di Tell el-Amarna, il diretto riferimento a Gerusalemme come città e non come proprietà terriera e ad Abdi-Heba come … sovrano, con tanto di residenza e 50 soldati egiziani di guarnigione a Gerusalemme, suggerisce l’idea che la città fosse un piccolo regno collinare … Possiamo essere certi, sulla base delle lettere di Tell el-Amarna, che all’epoca esisteva una città di una certa importanza per quel tempo”.
Per quanto riguarda l’aspetto dottrinale, invece, le tavolette di Tell el-Amarna confermano che uno dei principali insegnamenti del cristianesimo apostata, cioè che l’uomo sia fornito di un anima immortale che sopravvive alla morte del corpo, non è di origine biblica ma risale all’antica Babilonia. Si legge, infatti, in un testo storico: “Nel mondo antico Egitto, Persia e Grecia subirono l’influenza della religione di Babilonia … come risulta dalle tavolette di Tell el-Amarna, ci furono certo molte opportunità di intrusione di idee e usanze babilonesi nei culti egiziani.  In Persia il culto di Mithra rivela l’evidente influenza di concetti babilonici … La forte aggiunta di elementi semitici sia nell’antica mitologia greca che nei culti ellenici è ora così universalmente riconosciuta dagli eruditi da non richiedere ulteriori commenti. Questi elementi semitici sono in gran parte prettamente babilonesi” (Morris Jastrow jr, The Religion of Babylonia and Assyria). Perché questo riconoscimento è importante? Secondo la Bibbia la città di Babele, o Babilonia, fu fondata da Nimrod, pronipote di Noè. Questi non solo era un individuo “in opposizione a Geova”, ma lui e i suoi seguaci volevano farsi “un nome celebre” (cfr. Genesi 10:8-10; 11:1-4). Perciò, fondando la città e costruendovi una torre, Nimrod diede inizio a una religione diversa da quella approvata da Dio e praticata dai superstiti del Diluvio. Allorché Nimrod morì di morte violenta, i suoi seguaci iniziarono a venerarlo come fondatore, costruttore e primo re della loro città. Fu così che nacque l’idea che ci fosse un’anima immortale che sopravvivesse alla morte. Quando Dio poi sventò il piano dei costruttori della torre di Babele, confondendo la loro lingua e costringendoli a disperdersi “di là per tutta la superficie della terra” (cfr. Genesi 11:5-9), dovunque andassero, portarono con sé le loro credenze religiose. In questo modo gli insegnamenti religiosi babilonici — compreso quello dell’immortalità dell’anima — si diffusero in tutta la terra e divennero il fondamento delle principali religioni del mondo. Fu così che si diede inizio a un impero mondiale della falsa religione, che include il cristianesimo apostata, appropriatamente descritto nella Bibbia col nome di “Babilonia la Grande, la madre delle meretrici e delle cose disgustanti della terra” (Rivelazione o Apocalisse 17:5).
Cosa confermano, dunque, tutte queste testimonianza? Sempre più racconti biblici trovano il sostegno di moderne scoperte scientifiche e archeologiche, per cui obiettivamente si può affermare che la Bibbia è tutt’altro che una raccolta di falsità in cui di tanto in tanto si trova “un briciolo di verità”. Come dice la Bibbia stessa: “Sia Dio trovato verace, benché ogni uomo sia trovato bugiardo” (Romani 3:4).
E c’è dell’altro! … …
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Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.
Potete vedere un video sulla conquista di Gerico e altri avvenimenti narrati nel libro di Giosuè cliccando il link di seguito riportato (il video è tratto da: JW Broadcasting – TV Online)

https://tv.jw.org/#it/mediaitems/VODBibleAccounts/pub-ivnwf_x_VIDEO

Informazioni su GIANNI

Libero pensatore e inguaribile sognatore
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