LA BIBBIA: PAROLA DI DIO O DELL’UOMO? – VII

“UN RACCONTO DEI FATTI … AI QUALI SI PRESTA PIENA FEDE” – 3a parte

Luca 1:1

Anteprima
Una delle accuse più comuni che viene fatta alle narrazioni bibliche è che sono semplici miti, cioè narrazioni fantastiche giunte a noi dal lontano passato. Sebbene dobbiamo riconoscere che molti di essi sono frutto della fantasia, dobbiamo anche constatare che altri si basano sulla realtà. Questi infatti sono alla base di credenze e riti ancora vivi nelle religioni moderne, e non per un semplice caso! Spesso e volentieri c’è un nucleo di verità nel mito, un fatto storico, un personaggio o un avvenimento, che è stato successivamente esagerato o trasfigurato, dando vita al mito stesso. Ma c’è un fondo di verità! Prendiamo ad esempio uno di questi fatti storici, il racconto biblico della creazione. Ci sono un’infinità di miti sulla creazione, ma neppure in uno troviamo la semplice logica del racconto biblico della creazione contenuto in Genesi capitoli 1 e 2. Oppure esaminiamo il racconto biblico del Diluvio narrato in Genesi capitoli da 6 a 8. In ogni parte della terra, dalla Cina al Messico, dalle pianure tropicali del sud alle alte terre del nord esistono leggende di un diluvio ciascuna con una versione locale ma che hanno in comune elementi che riconducono tutti ad un unico racconto, quello biblico, avvalorandone la veridicità.
In questo post mi occuperò di un racconto considerato dai più una semplice leggenda, quello narrato nei capitoli 10 e 11 di Genesi relativo ad un uomo il cui operato, secondo la Bibbia, ebbe conseguenze su tutte le future generazioni, noi inclusi. Il suo nome è Nimrod, ed è indicato come il primo uomo, dopo il Diluvio, a fondare un regno che oltre ad essere di natura politica rivestiva una forte connotazione religiosa, tanto che viene detto che era “in opposizione a Geova”, il Dio della Bibbia, il Creatore della terra e dell’intero universo. Le caratteristiche di questo regno trovano un forte riscontro sulla storia delle generazioni successive, fino ai nostri giorni, per cui è impossibile tacciarlo di semplice mito; la sua forte influenza sullo sviluppo della società umana negli scorsi 4.000 anni costituisce quel “fondo di verità”, sul quale alcuni possono anche aver lavorato per trasformarlo in mito, ma non ne hanno inficiato l’attendibilità storica. Nel racconto, peraltro, troviamo una forte motivazione ad esaminare attentamente la nostra posizione rispetto alla religione, poiché questo è il vero motivo per cui Geova Dio l’ha fatto scrivere nella Sua Parola.

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Nel libro biblico di Genesi, ai capitoli da 6 a 8, troviamo il racconto del Diluvio noetico, uno dei racconti biblici oggetto di molte critiche e definito da molti semplice leggenda. La Bibbia narra che causò una catastrofica distruzione di uomini e animali mediante una pioggia torrenziale nel 2370 a.C., ai giorni di Noè. Quel cataclisma, il peggiore di tutta la storia umana, fu mandato da Geova Dio perché uomini malvagi avevano riempito la terra di violenza mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della razza umana. Il giusto Noè e la sua famiglia, otto anime in tutto, insieme agli animali scelti, sopravvissero in un’immensa arca o cassa costruita da quelle persone su progetto fornito da Dio stesso nell’arco di circa 50 anni (cfr. Genesi capitolo 6). I più benpensanti, non potendo negare alcune evidenze, affermano che invece di un disastro mondiale si trattò di un’improvvisa inondazione o nubifragio locale, affermazione che stride molto con i particolari del racconto (è del tutto irragionevole pensare che Noè dedicasse tanti anni per costruire un immenso natante con una capacità di 40.000 m3 per portare in salvo la sua famiglia e pochi animali da una semplice inondazione locale!). Se lo riterrò opportuno mi dedicherò con un apposito post a trattare questo argomento. Per ora mi interessa considerare qualcosa che successe circa 180 anni dopo il Diluvio, narrato nei successivi capitoli 10 (vv. 8-12) e 11 (vv. 1-9) di Genesi e sulle conseguenze che ebbe sul futuro di tutta l’umanità.
Cus generò Nimrod … il primo a divenire potente sulla terra” – Genesi 10:8
In tali versetti si parla di un uomo, un pronipote di Noè, il cui nome è Nimrod. Si dice che era figlio di Cus, il primogenito di Cam, uno dei tre figli di Noè che sopravvissero insieme a lui al Diluvio (cfr. Genesi 10:1,6,8). La particolareggiata testimonianza sulle persone vissute in quel periodo riportata nel capitolo 10 di Genesi accredita l’attendibilità del racconto essendo perfettamente in linea con uno dei metodi scientifici, quello prosopografico, usato nello studio della storia antica in modo particolare. Fatta questa rassicurante premessa, possiamo passare al racconto in questione.
La narrazione biblica descrive Nimrod come il fondatore e il sovrano del primo impero venuto all’esistenza dopo il Diluvio (cfr. Genesi 10:10-12). Il suo regno includeva “Babele ed Erec e Accad e Calne, nel paese di Sinar” (Genesi 10:10). Perciò fu sotto il suo regno che ebbe inizio la costruzione della città di Babele e della sua famosa torre. Viene anche definito “potente cacciatore in opposizione a Geova” (Genesi 10:9). Sul perché di tale dichiarazione, lo storico ebreo Giuseppe Flavio, vissuto nella seconda metà del I secolo d.C. e che fu lui stesso un testimone oculare di parte della storia biblica, scrisse: “Nimrod trasformò gradatamente il governo in una tirannia, non vedendo altro modo per sviare gli uomini dal timor di Dio, se non quello di tenerli costantemente in suo potere. Disse inoltre che intendeva vendicarsi con Dio, se mai avesse avuto in mente di sommergere di nuovo il mondo; perciò avrebbe costruito una torre così alta che le acque non l’avrebbero potuta raggiungere, e avrebbe vendicato la distruzione dei loro antenati. La folla fu assai pronta a seguire la decisione di Nimrod, considerando un atto di codardia il sottomettersi a Dio; e si accinsero a costruire la torre … ed essa sorse con una velocità inaspettata” (Antichità giudaiche, I, 114, 115).
Dopo la costruzione di Babele Nimrod estese il suo dominio all’Assiria dove costruì “Ninive e Reobot-Ir e Cala e Resen fra Ninive e Cala: questa è la grande città” (Genesi 10:11,12). Poiché il nome dell’Assiria deriva da quello di Assur, figlio di Sem, secondogenito di Noè (cfr. Genesi 10:21), Nimrod, nipote di Cam, deve aver invaso il territorio semita. Pertanto il termine appioppatogli di “potente cacciatore” non dovette riferirsi solo alla caccia agli animali, ma anche alle sue guerre di conquista contro gli uomini. La Cyclopædia di M’Clintock e Strong osserva infatti: “Che la potente caccia non si limitasse agli animali è evidente dalla stretta connessione con l’edificazione di otto città … Ciò che Nimrod fece come cacciatore fu il preludio di ciò che fece poi come conquistatore … i monumenti assiri raffigurano molte scene di caccia, e la parola è spesso impiegata in riferimento a campagne militari … Pertanto caccia e battaglia, che nello stesso paese in epoche successive furono così intimamente legate, potrebbero essere qui associate o coincidere. Il senso allora sarebbe che Nimrod fu il primo a fondare un regno dopo il diluvio, per unificare la frammentaria autorità patriarcale e consolidarla sotto di sé come unico capo e signore; e tutto questo in opposizione a Geova, trattandosi di una violenta ingerenza del potere camitico in territorio semita” (Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature,Vol. II, pg. 109).
Nimrod potente cacciatore in opposizione a Geova” – Genesi 10:9
Quanto è storicamente attendibile il racconto di Nimrod e della torre di Babele e, soprattutto, perché è stato riportato nella Bibbia?
Una delle più importanti enciclopedie americane, la Collier’s Encyclopedia, afferma: “Gli studiosi hanno tentato, ma invano di riconoscere Nimrod in vari re, eroi o dèi dell’antichità, fra cui Merodac (o Marduk), un dio assiro-babilonese, Gilgamesh, un eroe babilonese famoso come cacciatore e Orione, un cacciatore della mitologia classica”. Tuttavia in tutto il mondo antico ritroviamo prove della sua esistenza nei miti e nelle leggende di molte popolazioni. È infatti risaputo che alla base del mito e della leggenda di solito si può trovare un evento storico. Ad esempio l’evento del Diluvio si trova nei ricordi di molte antiche popolazioni. Nel libro Myths of Creation, Philip Freund ha calcolato che esistano più di 500 leggende del Diluvio, narrate da più di 250 tribù e popoli. Tali leggende hanno tutte in comune alcuni punti basilari del racconto biblico: menzionano giganti violenti che vivevano sulla terra prima del Diluvio (cfr. Genesi 6:1-4); che un uomo fu avvertito dell’approssimarsi di un diluvio di origine divina (cfr. Genesi 6:13); che esso provocò una distruzione globale (cfr. Genesi 7:19,22); che un uomo sopravvisse alla catastrofe insieme a una o più persone rifugiandosi in una imbarcazione da lui stesso costruita (cfr. Genesi 8:15-18); che i sopravvissuti cominciarono a ripopolare la terra (cfr. Genesi 9:1; 10:1). Semplice coincidenza? …
Uno dei tanti miti racconta la storia di una regina di nome Semiramide che conquistò la Media, l’Egitto e l’Etiopia, e fece costruire le mura di Babilonia e i famosi giardini pensili, una delle sette meraviglie del mondo antico. Secondo la leggenda Semiramide si sposò con Cus, nipote di Noè, da cui ebbe un figlio che chiamò Nimrod. Di lei hanno scritto, seppur con diverse motivazioni, Erodoto di Alicarnasso, scrittore greco del 5° secolo a.C., Beroso, sacerdote babilonese del 3° secolo a.C. nonché Giustino, filosofo e apologeta palestinese del 2° secolo d.C. e Agostino di Ippona, filosofo, teologo, padre e dottore della Chiesa, del 4°/5° secolo d.C. Sempre secondo il mito, Semiramide non fu solo la madre di Nimrod ma ne divenne anche la moglie. Dopo la sua morte Nimrod fu venerato come fondatore, costruttore e primo re della città di Babele e organizzatore del primo impero babilonese, alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che venisse deificato con il nome di Marduk. Semiramide, poi, avrebbe partorito un figlio chiamato Tammuz e siccome non poteva aver concepito Tammuz dopo la morte di Nimrod, il suo concepimento venne ritenuto miracoloso e vi si vide la rinascita di Nimrod/Marduk. Nacque così l’immagine della madre con il figlio dio incarnato in braccio. Vi vedete qualche figura venerata tutt’oggi come tale? …. Allo stesso tempo Tammuz e suo padre Nimrod vennero considerati un’unica entità perché Tammuz non era altro che Nimrod incarnatosi miracolosamente. Due persone in un’unica sostanza … non ritrovate questo concetto in qualche dogma attuale? …
Questo Nimrod, quindi, è una figura chiave non solo nella storia popolare, divenendo parte della tradizione di molti paesi del Vicino Oriente, dove il suo nome è tutt’ora presente nelle forme Nimrud o Nimroud, e ritrovandolo in tante poesie didascaliche in sumerico-accadico che narrano le sue epiche gesta, ma soprattutto della storia biblica. Perché? Egli propose un sistema politico che si proponeva di soppiantare il legittimo dominio di Dio sull’umanità, assumendo così dei risvolti religiosi. Il biblista Carl Friedrich Keil, ha scritto di lui: “Il nome stesso, Nimrod, da [maràdh], ‘ci ribelliamo’, indica qualche tipo di resistenza violenta a Dio. È così caratteristico che può essere stato dato soltanto dai suoi contemporanei, diventando così un nome proprio” (Carl F. Keil e Franz Delitzsch, Commentary on the Old Testament). La torre che sotto la direttiva di Nimrod gli abitanti di Babele si apprestarono a costruire doveva essere una testimonianza del carattere religioso del suo regno. L’Encyclopædia Judaica dice al riguardo: “Gli studiosi sono d’accordo che l’edificio a cui si fa riferimento in Genesi 11 è evidentemente una ziqqurat, o torre mesopotamica del tempio. La ziqqurat … era l’elemento centrale dei grandi templi costruiti in tutte le importanti città mesopotamiche”. Il successivo sviluppo della città conferma questa caratteristica. Babele o Babilonia nel corso di tutta la sua storia si distinse specialmente come centro religioso, la cui influenza si estese in molte direzioni. Mischiando politica e religione Nimrod stabilì il modello per tutte le successive alleanze.

Torre di Babele

Gli archeologi hanno portato alla luce nei pressi di Sinar diverse torri templari a gradini simili a piramidi. La Bibbia racconta che i costruttori della torre di Babele utilizzarono mattoni invece di pietre, e bitume come calcina (cfr. Genesi 11:3,4). La New Encyclopædia Britannica dice che in Mesopotamia la pietra era “rara se non del tutto assente” mentre il bitume, una sostanza che deriva dal petrolio, abbonda nella zona, dove fuoriesce dal suolo e poi indurisce. Pertanto nei tempi biblici era apprezzato per le sue proprietà leganti ed era particolarmente “adatto per edifici costruiti con mattoni cotti” poiché li rendeva impermeabili permettendo alle strutture di resistere nel corso del tempo. La stessa enciclopedia poi afferma: “I più antichi documenti scritti, gli unici fossili linguistici che l’uomo può sperare di avere, risalgono solo a circa 4.000 o 5.000 anni fa”. Dove sono stati rinvenuti questi “fossili linguistici” o “documenti scritti”? Sempre nella bassa Mesopotamia, nel sito dell’antica Sinar, proprio dove, secondo la narrazione biblica, Dio confuse l’unica lingua fino ad allora parlata dagli uomini costringendoli a smettere di edificare la torre che nelle loro intenzioni doveva arrivare fino al cielo e rappresentare la loro ribellione contro la volontà di Dio. Ancora una volta le prove tangibili a disposizione concordano con la narrazione biblica.
Geova li disperse di là per tutta la superficie della terra” – Genesi 11:8
Le conseguenze di tale commistione politico-religiosa sono perdurate nei secoli. Infatti, quando Nimrod e i suoi sostenitori intrapresero la costruzione della torre di Babele, che nelle loro intenzioni doveva rappresentare la ribellione contro Geova, Dio manifestò la Sua disapprovazione. In che modo? Leggiamo nel racconto biblico: “Pertanto Geova li disperse di là per tutta la superficie della terra, e un po’ alla volta smisero di edificare la città. Perciò le fu dato il nome di Babele [da balàl, che significa “confondere”], perché là Geova aveva confuso la lingua di tutta la terra” (Genesi 11:5-9). Dio arrestò la loro presuntuosa impresa infrangendo la loro unità d’azione, e lo fece confondendo la loro lingua comune. Se ne deduce che in origine tutti gli abitanti della terra parlavano la stessa lingua. Uno studioso di lingue antiche, Henry Rawlison, membro dell’Accademia dei Lincei, scrisse in merito alla diffusione delle lingue antiche: “Se dovessimo lasciarci guidare dalla semplice intersezione dei sentieri linguistici, e indipendentemente da ogni riferimento alla storia biblica, saremmo ugualmente portati a fissare nella pianura di Sinar l’epicentro da cui si irradiarono le varie linee” (The Journal of the Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland, Londra, 1855, vol. 15, p. 232). Secondo alcune stime oggi in tutta la terra si parlano circa 3.000 diverse lingue e idiomi locali.
L’intervento divino rese impossibile qualsiasi lavoro coordinato e provocò la dispersione di quei ribelli in tutte le parti della terra. Espandendosi in diverse parti della terra i vari gruppi linguistici portarono con sé le loro teorie religiose. Col passar del tempo queste idee, sebbene fossero essenzialmente le stesse, subirono l’influenza delle tradizioni e degli avvenimenti locali. Così da una sola religione sorsero ben presto centinaia di versioni. Attualmente, secondo alcune stime ci sono al mondo 19 religioni principali, che raccolgono più dell’86% della popolazione mondiale, e circa 10.000 religioni minori. Tra le religioni principali, quelle che fanno riferimento al Dio della Bibbia (cristianesimo e ebraismo) sono a loro volta suddivise in oltre 41.000 confessioni diverse, ciascuna con le proprie dottrine e regole di condotta. Mi pare che il nome Babele, che significa ‘confusione’, ben si addice a questo stato di cose!
Perciò le fu dato il nome di Babele” – Genesi 11:9
In lingua accadica Bab-ilu significava “Porta di Dio”. Ma Mosè, lo scrittore di Genesi, fa derivare Babele dal verbo ebraico balài che significa “confondere”, dando così a Babele il significato di “confusione” (cfr. SyVg)
Quali furono alcune delle principali caratteristiche della religione di Babele o Babilonia?
Una studiosa, Petra Eisele, nel suo libro Babilonia – Storia di una mitica città dell’antichità afferma: “Nessuna delle religioni che conosciamo può mettere insieme tanti dèi quanti ne aveva quella sumerico-assiro-babilonese”. Nel libro parla di 500 dèi, dicendo che alcuni degli elenchi più estesi contengono fino a 2.500 nomi. Molti di questi erano venerati localmente come ‘protettori’ della città … Vi viene in mente qualcosa di simile praticato anche oggi? … La New Larousse Encyclopedia of Mythology aggiunge: “i teologi ufficiali di Babilonia fissarono in maniera più o meno precisa la gerarchia degli dèi, dividendoli in triadi”.
Come già sopra accennato, dopo la sua morte Nimrod venne deificato e venerato in una triade di cui facevano parte Semiramide e il figlio Tammuz e, all’interno della stessa triade Nimrod e Tammuz erano considerati un’unica entità perché Tammuz non era altro che Nimrod incarnatosi miracolosamente. Questo stesso concetto lo ritroviamo in molte religioni pagane dell’antichità, egiziane, greche, etrusche, romane, galliche, iraniche, induiste e buddiste nonché nel ‘cristianesimo’ cattolico-ortodosso-protestante. Non dovremo pertanto stupirci di leggere dichiarazioni come queste: “Le origini [della trinità] sono interamente pagane” (Arthur Weigall, The Paganism in Our Christianity, Londra 1928); “Il trinitarismo del IV secolo non rispecchiava accuratamente il primitivo insegnamento cristiano circa la natura di Dio; al contrario, rappresentava una deviazione da tale insegnamento” (Encyclopedia Americana Vol. 27, 1956); “Nei seminari cattolici sono pochi gli insegnanti di teologia trinitaria che prima o poi non si sono sentiti chiedere: ‘Ma come si fa a predicare la Trinità?’ E se da un lato la domanda è sintomatica di confusione da parte degli studenti, dall’altro è forse altrettanto sintomatica di un’analoga confusione da parte dei docenti” (New Catholic Encyclopedia, Washington 1967).
Tornando a Semiramide, la sua figura della madre con il figlio/dio incarnato divenne oggetto di culto in tutto il mondo conosciuto. In Egitto venne rappresentata da Iside con il bambino Horus; presso i greci venne raffigurata da Cerere, la Grande Madre con il bambino al seno; a Roma con la dea Fortuna con in braccio il puer Giove; in India la madre era Devaki e il bambino Krishna. Questa immagine, dopo l’istituzione della ‘chiesa universale’ da parte di Costantino nel IV secolo d.C., entrò a far parte della tradizione ‘cristiana’ con il culto di Maria e il bambino Gesù. Epifanio di Salamina, vescovo e dottore della Chiesa Armena del IV secolo d.C., nella sua opera Panarion, con cui condannava diverse eresie, scrisse: “Certe donne addobbano una specie di carro o di portantina e, dopo avervi steso sopra un telo di lino, in un certo giorno festivo dell’anno vi pongono dinanzi per alcuni giorni una pagnotta che offrono nel nome di Maria. Poi tutte le donne mangiano di quel pane” Egli collegò tale usanza a quanto è scritto nel libro biblico di Geremia, capitolo 7 verso 18, dove Dio fece scrivere: “I figli raccolgono la legna, e i padri accendono il fuoco, e le mogli intridono la pasta per fare torte di sacrificio alla ‘regina dei cieli’; e si versano libazioni ad altri dèi allo scopo di offendermi”. “Regina del cielo” era il titolo di Semiramide, dea moglie e madre del re babilonese Nimrod … sapete oggi a chi viene attribuito? …
Quelli che abitano la terra si sono inebriati col vino della sua fornicazione

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Le processioni religiose sono una caratteristica di molte religioni. Per cattolici, buddisti, induisti e seguaci di altre fedi religiose costituiscono la tradizione e la devozione. Così come lo erano nell’antichità per gli egiziani, per gli assiri, per i greci, per i romani. Dove ebbe origine questa tradizione? Nel Museo di Pergamo a Berlino è stata ricostruita la “Strada delle processioni” di Babele o Babilonia, costruita dal re Nabucodonosor II per il dio Marduk. Su un ciottolo preso da essa si legge questa iscrizione: “Nabucodonosor, re di Babilonia, figlio di Nabopolassar, re di Babilonia son io. La strada di Babele ho lastricata con i ciottoli di Shadu per la processione del grande Signore Marduk”. Alla fine della strada c’è una ricostruzione a grandezza naturale della Porta di Ishtar, un altro imponente rammemoratore dell’antica Babilonia. Ishtar, era la dea del sesso e della fertilità e veniva adorata come “dea madre” e “regina dei cieli”.

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Robert Koldewey, capo degli scavi delle rovine di Babilonia, raccontò: “Una volta vidi l’immagine d’argento, più grande del formato naturale, della Vergine Maria carica di anelli, pietre preziose, oro e argento come offerte votive, portata da quattordici uomini su una lettiga fuori della Cattedrale di Siracusa … Una processione in onore di Marduk, io penso, dovette sembrare come questa quando il dio era portato in trionfo fuori di Esagila, forse attraverso i periboli (cortili sacri) e lungo la grande Via delle Processioni di Babilonia” (C. W. Ceram [Kurt Wilhelm Marek], Gods, Graves, and Scholars, New York; 1954). “Babilonia ... è un paese dimmagini scolpite” (Geremia 50:35,38).
Gli adoratori pagani di Babele o Babilonia credevano anche nell’immortalità dell’anima umana. Lo indicavano seppellendo insieme ai morti oggetti che avrebbero usato nell’altra vita. Essi infatti credevano che la morte fosse solo un passaggio a un altro tipo di vita, in un ipotetico aldilà. In seguito i filosofi greci elaborarono questo concetto, asserendo che gli uomini hanno un’anima immortale. Geova Dio aveva chiaramente detto alla prima coppia di ribelli, Adamo ed Eva, che avessero disubbidito alle sue norme sarebbero morti. Ma la creatura spirituale che fomentò quella ribellione disse che ‘positivamente non sarebbero morti’ (cfr. Genesi 3:1-5). Riprendendo questa menzogna i fautori di una vita dopo la morte affermarono che una invisibile parte interiore delle persone, chiamata ‘anima’, continuava a vivere per sempre. Nimrod la riprese per convincere le persone a combattere e morire per la sua brama di potere. Durante la guerra del Vietnam il cardinale cattolico Francis Spellman disse alle madri dei soldati americani che piangevano i loro figli morti nella cattedrale di St. Patrick a New York che morire in battaglia faceva parte del piano di Dio per popolare il regno dei cieli. In maniera simile al funerale di un soldato ucciso in azione, il pastore di una chiesa luterana che celebrò il servizio, il rev. Martin Haerther, disse: “Quando un soldato muore facendo il suo dovere in una guerra giusta non solo è una morte gloriosa al servizio del paese ma è una fine benedetta per lui … sono sicuro che gli angeli erano lì a portare la sua anima in cielo e ora vive in pace”. Questa falsa dottrina, nata a Babele dopo il Diluvio e successivamente adottata da tutte le false religioni del mondo, ha spinto le popolazioni a praticare il culto dei morti, a credere nell’inferno, nel purgatorio e in molte altre cose.
sulla sua fronte era scritto un nome … “Babilonia la Grande, la madre delle meretrici” – Rivelazione o Apocalisse 17:5
Nell’ultimo libro della Bibbia, Rivelazione o Apocalisse, si parla di una donna simbolica, il cui nome è: “Babilonia la Grande” (cfr. Rivelazione o Apocalisse 17:1-5). Viene descritta come una prostituta vestita di porpora e scarlatto, riccamente adornata. Viene pure raffigurata seduta su “molte acque” che rappresentano “popoli e folle e nazioni e lingue” (cfr. vv. 1,15). Viene anche detto che “si glorificò e visse nel lusso sfrenato” (cfr. 18:7). Cosa rappresenta?
Anche su questo c’è molta ‘confusione’. La Chiesa Cattolica ha sempre sostenuto che rappresentasse la Roma pagana, basandosi su quanto scritto nel versetto 9 dello stesso capitolo, dove si parla dei sette monti su cui la prostituta sarebbe anche seduta, identificandoli con i sette colli di Roma. Recentemente però, a seguito della spaccatura verificatasi nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II tra conservatori e progressisti, la frangia conservatrice ritiene che la prostituta apocalittica rappresenti la falsa Chiesa Cattolica sorta dopo il Concilio. Sul versante protestante invece si ritiene che la descrizione dell’Apocalisse rispecchi in pieno la Chiesa Cattolica Romana, con tutta la sua lussuria e i suoi misteri. La cosa strana però è che dopo questa dura condanna la seguono sulla strada dell’ecumenismo camminando a braccetto con lei nelle cerimonie dedicate a tale operazione, come avviene nel caso delle periodiche riunioni ad Assisi.
La Parola di Dio però ci fornisce elementi inequivocabili per la sua vera identificazione.
Il simbolo di una meretrice o fornicatrice ricorre spesso nelle Scritture Ebraiche (VT). La nazione d’Israele fu avvertita di non stringere relazioni con le nazioni di Canaan perché questo l’avrebbe indotta ‘prostituirsi’, con i loro dèi (cfr. Esodo 34:12-16, CEI). Quando poi i regni di Israele e Giuda apostatarono dalla vera adorazione di Geova Dio vennero condannare per aver commesso prostituzione con le nazioni politiche e i loro dèi (cfr. Geremia 3:6-10; Ezechiele 16:28,29). Un uso simile viene fatto nelle Scritture Greche Cristiane (NT). La chiesa cristiana venne paragonata a una vergine promessa sposa a Cristo (cfr. 2Corinti 11:2), perciò il discepolo Giacomo venne ispirato a scrivere di non commettere adulterio spirituale mediante l’amicizia del mondo (cfr. Giacomo 4:4). La prostituzione di “Babilonia la Grande” è di natura simile, infatti è detto che con lei “han commesso fornicazione i re della terra” (Rivelazione o Apocalisse 17:2). I capi religiosi del mondo si sono sempre immischiati, e continuano a farlo, nella politica delle nazioni per acquistare potere e vantaggi. Si sono presentati addirittura candidati per le alte cariche governative. Amano essere al centro dell’attenzione; spesso sui mass-media si vedono immagini che li ritraggono in compagnia di importanti uomini politici. La loro ingerenza negli affari politici mondiali ha anche recato indicibili sofferenze al genere umano. Oltre le guerre di religione che decimarono la popolazione europea a cavallo del XVI e XVII secolo, ricordiamo l’appoggio dato sia da autorevoli esponenti della Chiesa Cattolica e delle chiese protestanti al governo nazista di Hitler, a quello fascista di Mussolini, nonché il supporto che la Chiesa Ortodossa sta dando al governo comunista in Russia. Neanche possiamo dimenticare il ruolo degli Iman nella politica e nelle guerre degli stati islamici o la rilevante parte avuta dai monaci guerrieri buddisti nella storia militare del Giappone. Questi solo per fare alcuni esempi. I rapporti fra religione e politica sono stati causa di guerre, persecuzioni e sventure su vasta scala in tutti i passati 4.000, dalla loro nascita in Babele fino ai nostri giorni.
Un altro aspetto caratteristico di “Babilonia la Grande” è il fatto che è “ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei testimoni di Gesù” (Rivelazione o Apocalisse 17:6). Come l’antica Babele o Babilonia fu una irriducibile nemica del popolo di Dio, la simbolica “Babilonia la Grande” è animata dalla stessa inimicizia nei confronti di chi vuole fare la volontà di Dio. È significativo che Gesù addossò ai capi religiosi del suo tempo la responsabilità di “tutto il sangue giusto versato sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria” (cfr. Matteo 23:29-35). Anche se queste parole furono rivolte ai capi religiosi ebrei, in seguito i capi religiosi del cristianesimo apostata, cattolico e protestante, mostrarono gli stessi sentimenti di odio nei confronti di tutti coloro che nel corso dei secoli cercarono di vivere in armonia con i princìpi biblici. Basta ricordare la Grande Inquisizione o le citate guerre di religione che decimarono la popolazione europea. Durante la I e II Guerra Mondiale molti sinceri studiosi della Parola di Dio vennero imprigionati e uccisi a causa della loro neutralità cristiana. Tutt’oggi vengono imprigionati e vessati da vari regimi totalitari e spesso dietro pressione delle autorità religiose di quei paesi, come sta accadendo in Russia.
Nella visione apocalittica “Babilonia la Grande” viene descritta “vestita di porpora e scarlatto, ed era adorna di oro e pietra preziosa e perle” e vivere “nel lusso sfrenato” (cfr. Rivelazione o Apocalisse 17:4; 18:7). Le istituzioni religiose del mondo hanno accumulato beni e ricchezze di ogni genere. I loro luoghi di culto sono pieni di oggetti preziosi il cui valore spesso è inestimabile. Possiedono terreni, immobili, azioni delle più grandi aziende operanti nel mercato mondiale ed investimenti presso i più importanti istituti bancari della terra. I loro esponenti indossano abiti preziosi e vivono una vita dispendiosa mentre la grande maggioranza del popolo dei loro fedeli soffre sotto il loro iniquo dominio.
Per tutti questi aspetti comuni a tutte le religioni della terra, grandi e piccole, non si può identificare l’apocalittica “Babilonia la Grande” in un’unica entità religiosa. Essa rappresenta invece l’insieme di tutte le false religioni del mondo sorte sul modello l’antica religione babilonica. Questo è il retaggio del genere umano prodotto da quel potente cacciatore che circa 4.000 anni fa, non avendo la benedizione del Creatore, non poté completare la sua torre: Nimrod. Questo è il motivo per cui Geova Dio ha fatto scrivere nella Sua Parola la sua storia. Una storia vera, non semplice leggenda, come testimoniò Ernst Böklen, filologo tedesco esperto di mitologia, che scrisse: “ci sono moltissime probabilità che Genesi 11 e storie simili originate da altri popoli si basino su effettive reminiscenze storiche”. Una storia che serve soprattutto a noi oggi per valutare quale tipo di religione stiamo seguendo, perché l’avvertimento dato da Dio riguardo a “Babilonia la Grande” dice: “Uscite da essa, o popolo mio, se non volete partecipare con lei ai suoi peccati, e se non volete ricevere parte delle sue piaghe. Poiché i suoi peccati si sono ammassati fino al cielo, e Dio si è rammentato dei suoi atti d’ingiustizia … Quanto si glorificò e visse nel lusso sfrenato, tanto datele di tormento e lutto. Poiché in cuor suo continua a dire: ‘Siedo regina, e non sono vedova e non vedrò mai lutto’. Perciò in un sol giorno verranno le sue piaghe: morte e lutto e carestia, e sarà completamente bruciata col fuoco, perché Geova Dio, che l’ha giudicata, è forte” (Rivelazione o Apocalisse 18:4-8).

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Nota – Tutte le scritture citate in questo post, salva diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla comodamente con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

 

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