LA BIBBIA: PAROLA DI DIO O DELL’UOMO? – XI

“IO SONO GEOVA … ANNUNCIO COSE NUOVE. PRIMA CHE COMINCINO A GERMOGLIARE VE LE FACCIO UDIRE” – 1a parte

Isaia 42:8,9

Anteprima
Esiste un Dio nei cieli che è il Rivelatore dei segreti”, spiegò un antico servitore di Geova Dio ad un arrogante governante mondiale (Daniele 2:28). Quell’uomo, Daniele, si apprestava a ricordare al monarca babilonese Nabucodonosor II un sogno e a spiegargli il suo significato profetico. Fu molto appropriato che Daniele illustrasse al re quel sogno perché ne era il protagonista principale. Il sogno riguardava la marcia delle potenze politiche che avrebbero dominato la scena mondiale nel corso della storia e Nabucodonosor era il governante di una di quelle potenze. Si, Geova, il Dio di Daniele, stava per predire con molto anticipo importanti avvenimenti futuri relativi allo sviluppo del suo proposito di produrre un “seme” umano dalla sua organizzazione celeste paragonata a una donna. Mediante quel “seme” intendeva restaurare il suo proposito originale di fare dell’intera terra un paradiso, un luogo di delizie, dove far vivere per sempre le sue creature umane, un progetto che aveva dovuto temporaneamente accantonare a causa della ribellione della prima coppia umana e della creatura spirituale che la istigò (cfr. Genesi 1:28,29; 2:15-17; 3:1-6,14-19).
Il quadro della storia mondiale che Dio presentava riguardava principalmente quelle nazioni che, dominando la scena mondiale, si sarebbero opposte in modo particolare a Geova e al suo popolo, dimostrando di appartenere al seme contrario, quello dell’odiato serpente, o di ciò che esso rappresentava, cioè la creatura spirituale ribelle a cui vennero attribuiti i nomi di Satana (ebraico ha satàn, oppositore) e  Diavolo (greco diábolos, calunniatore). Mediante tali nazioni questa malvagia creatura spirituale avrebbe cercato in ogni modo di impedire la nascita del “seme” divino che, in base alla promessa edenica, avrebbe dovuto ‘schiacciargli la testa’.
La storia iniziò con la potenza egiziana, con la quale Satana tentò di spazzare via il popolo di Dio e impedire così la comparsa del “seme” promesso, spingendo il faraone a uccidere tutti i bambini maschi degli israeliti (cfr. Esodo 1:15,16). Proseguì quindi con la nazione assira che attaccò il regno settentrionale di Israele deportando i suoi abitanti e sostituendoli nelle loro città con popolazioni idolatre e immorali (cfr. 2Re 17:24). La terza potenza fu quella babilonese che attaccò il regno meridionale di Giuda, distruggendo Gerusalemme e lasciando il paese desolato per settanta anni, interrompendo la dinastia reale davidica. Il loro ruolo nella storia del popolo di Dio e il loro destino, predetti da Dio con molti anni in anticipo e regolarmente adempiuti, costituiscono una prova dell’attendibilità della profezia biblica e della sua ispirazione divina. Vengono esaminati, seppur in maniera sintetica, in questo post. Ma ci sono altre nazioni che nel corso della storia, fino ai nostri giorni, hanno avuto un ruolo e un destino simili. Di queste mi occuperò nei prossimi post.

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Subito dopo la ribellione della prima coppia umana Geova Dio pronunciò una importante profezia destinata a costituire il tema della sua Parola scritta, la Bibbia. Rivolgendosi a colui che diede inizio alla ribellione, Satana il Diavolo, disse: “io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei. Egli ti schiaccerà la testa e tu gli schiaccerai il calcagno” (Genesi 3:15). Nel corso dei secoli gradualmente rivelò particolari per identificare sia la “donna” che il suo “seme”: quella “donna” simbolica rappresenta l’organizzazione celeste di Dio, composta da creature spirituali (cfr. Isaia 54:1-8; 66:7; Galati 4:21-31; Ebrei 12:22). In seguito Dio rivelò che il “seme” sarebbe stato un discendente di Abraamo, sarebbe appartenuto alla nazione di Israele, sarebbe stato della tribù di Giuda e discendente del re Davide (cfr. Genesi 22:15-18; 49:10; Salmo 89:3,4; Luca 1:30-33). Dunque quel “seme” è Cristo Gesù, il “primogenito” e “unigenito” tra le creature spirituali di Dio (cfr. Giovanni 1:14; 3:16; Colossesi 1:15,16; Ebrei 1:5,6 – per maggiori particolari su questa profezia vedi il mio post del 1 dicembre 2010, UNA STORIA FINITA – IV parte, https://gi1967.wordpress.com/2010/12/01/una-storia-finita-iv-parte/). Gesù costituisce la parte principale del “seme”, poiché Dio dispose che il “seme” avesse anche da una parte secondaria formata da un ristretto numero di persone “comprate di fra il genere umano” da affiancare a Cristo nel Regno celeste, lo strumento con cui Dio “schiaccerà la testa” a Satana (cfr. Luca 12:32; Romani 16:20; Rivelazione o Apocalisse 14:1-5).
Ma quella profezia indicava che anche Satana avrebbe prodotto un seme. Tale seme avrebbe mostrato inimicizia, o odio, nei confronti del “seme” della donna fino a “schiacciargli il calcagno”, cioè a procuragli ferite che implicavano spargimento di sangue. Da chi è composto il seme del serpente? Da tutti quelli che come Satana nutrono odio verso Dio e si oppongono al suo popolo. Nel corso del tempo Satana ha organizzato il suo seme in regni, o governi di varia natura utilizzandoli per i suoi propri fini (cfr. Luca 4:5,6). Tra tutti questi, però, sono  relativamente pochi i governi umani che nel corso della storia hanno influito in modo significativo sul popolo di Dio, sia che si trattasse dell’antica nazione di Israele o della congregazione dei cristiani uniti a Cristo che lo rappresentano sulla terra (cfr. 2Corinti 5:20). La successione di tali governi, il loro ruolo nella storia del popolo di Dio e il loro destino furono predetti da Dio con molti secoli in anticipo. Nella Bibbia troviamo le sorprendenti profezie pronunciate su ognuna di queste nazioni a riprova della sua ispirazione divina.
gli dèi senza valore d’Egitto certamente tremeranno a causa di lui” – Isaia 19:1
La prima di tali nazioni fu senza dubbio l’Egitto. Nelle Scritture Ebraiche (o Vecchio Testamento) l’Egitto viene di solito chiamato Mizraim (Mitsràyim) a motivo della preminenza o prevalenza dei discendenti di Mizraim, figlio di Cam, nella regione. (cfr. Genesi 10:6; 50:11). Misr è tuttora il nome arabo dell’Egitto. La discendenza da Cam, terzo figlio di Noè, il quale nell’episodio che portò alla maledizione di suo figlio Canaan mostrò di avere egli stesso delle cattive inclinazioni (cfr. Genesi 9:20-27), certamente influì sullo sviluppo storico e religioso della nazione e sul suo conflitto con il popolo di Israele. La religione egiziana era caratterizzata da un diffuso politeismo. Ogni città e villaggio aveva la propria divinità locale, a cui era riservato il titolo di “Signore, o Protettore, della Città”. Spesso il dio veniva raffigurato sposato con una dea che gli dava un figlio, “così da formare una triade divina o trinità in cui il padre, fra l’altro, non sempre era il capo, ma si accontentava a volte del ruolo di principe consorte, mentre la divinità principale del luogo rimaneva la dea” (New Larousse Encyclopedia of Mythology, 1968, p. 10). Ciascun “Signore o Protettore” dimorava nel proprio tempio dove era venerato e servito dai rispettivi sacerdoti. Vi ricordano qualcosa tali pratiche? … …
Come già ampiamente spiegato nel precedente post la nazione egiziana fu la prima ad opprimere la stirpe di Abraamo che Dio aveva scelto come suo popolo (cfr. Isaia 43:1-3,10,21). Questa era scesa in Egitto come un popolo libero ma venne ridotta in schiavitù dagli egiziani proprio come Geova aveva profetizzato al suo capostipite quando, nel 1943 a.C., si trasferì nel paese di Canan dopo aver lasciato la sua città d’origine, Ur di Caldea, dietro comando divino (cfr. Genesi 15:13-16). Servendosi della potenza egiziana, Satana tentò di spazzare via il popolo di Dio, e impedire così la comparsa del “seme” promesso, spingendo il faraone a uccidere tutti i bambini maschi degli israeliti (cfr. Esodo 1:15,16). Geova intervenne e sventò quel piano liberando il suo popolo dalla schiavitù.
Per costringere il faraone a mandare liberi gli israeliti Dio colpì l’Egitto con dieci tremende piaghe ciascuna delle quali era rivolta contro i falsi dèi egiziani a prova che il conflitto era di natura religiosa. Trasformando l’acqua vitale del Nilo in sangue disonorò Hapi, dio del Nilo (1a piaga); l’invasione delle rane, ritenute simbolo della fertilità dagli egiziani (2a piaga), umiliò la dea-rana Heqt; quando i sacerdoti egiziani, che praticavano la magia, non riuscirono a far diventare culici la polvere della terra (3a piaga), Thot, signore della magia e Geb, dio della terra, si dimostrarono del tutto impotenti; Buto, una dea protettrice, e il dio Horus si dimostrarono incapaci di controllare la parte del paese sotto la loro tutela, il Basso Egitto, quando grandi sciami di tafani invasero quella regione (4a piaga); che umiliazione per Hathor, una dea con la testa di giovenca, e Nut, la dea del cielo, pure rappresentata da una giovenca, quando la pestilenza (5a piaga), fece morire ogni sorta di bestiame; né Thot, che si credeva possedesse formule magiche per guarire i malati, né Amon-Ra, dio della medicina, poterono impedire che i foruncoli (6a piaga) colpissero sia uomini che bestie; gli dèi Shu, Reshpu e Tefnut regolavano il tempo atmosferico, ma nessuno di loro riuscì a impedire che tuoni e grandine (7a piaga) si abbattessero sul paese rovinando la vegetazione; Min, dio delle messi, non riuscì a fermare l’invasione delle locuste che divorarono tutto il raccolto (8a piaga); Ra, il dio sole, Sekhmet, dea col disco solare, e Thot, il dio-luna, videro spegnersi letteralmente le loro luci quando le tenebre offuscarono il paese (9a piaga); infine la morte del primogenito del faraone, insieme a tutti i primogeniti egiziani (10a piaga) rappresentò la morte del dio-sole Ra, di cui il faraone era ritenuto progenie, e dimostrò l’inefficienza degli dèi Bes e Buto, protettori della casa reale, i quali avrebbero dovuto difendere il re.

israel-slaves

Sir Edward John Poynter, “Israele in Egitto”, Guildhall Library, City of London
Chi è Geova, perché io debba ubbidire alla sua voce?
La “fornace di ferro”, così l’Egitto venne definito dagli scrittori biblici (cfr. Deuteronomio 4:20; Geremia 11:4). Il soggiorno di Israele in Egitto rimase impresso in modo indelebile nella memoria della nazione. I loro antenati erano arrivati lì nel 1728 a.C. come persone libere ma col tempo, temendo la loro crescita numerica, gli egiziani li assoggettarono a una dura schiavitù. Sotto quella spietata oppressione gli israeliti invocarono l’aiuto del loro Dio il quale rispose alle loro invocazioni di soccorso suscitando un liberatore, Mosè. Quando questi si recò dal faraone per chiedere la liberazione del suo popolo si sentì rispondere: “Chi è Geova, perché io debba ubbidire alla sua voce e mandare via Israele? Non conosco affatto Geova e, per di più, non manderò via Israele” (Esodo 5:2). Quindi, aggiungendo il danno all’ingiuria, il faraone aumentò il carico di lavoro degli schiavi Israeliti. Per tutta risposta Dio disse a Mosè: “Ora vedrai che farò a Faraone, perché a motivo di una mano forte li manderà via e a motivo di una mano forte li caccerà dal suo paese”. (Esodo 6:1). Così il faraone imparò a conoscere Geova! Dopo dieci terribili piaghe con le quali Dio umiliò il faraone e tutti gli dèi egiziani quell’orgoglioso sovrano fu costretto a liberare il popolo di Israele. E quando nella sua testardaggine cambiò idea gettandosi all’inseguimento degli israeliti con tutti i suoi carri e guerrieri, vennero tutti sommersi dalle acque del Mar Rosso. Quella liberazione miracolosa venne ricordata per secoli dagli israeliti come una prova evidente della divinità di Geova. Ciò che accadde loro in Egitto venne scritto nella Legge (cfr. Esodo 20:2,3; Deuteronomio 5:12-15); fu la ragione per cui celebravano, e tuttora osservano, la Pasqua (cfr. Esodo 12:1-27; Deuteronomio 16:1-3); servì loro di norma nei rapporti coi residenti forestieri (cfr. Esodo 22:21; Levitico 19:33,34) e coi poveri che si erano venduti schiavi (Levitico 25:39-43,55; Deuteronomio 15:12-15). I popoli dei paesi vicini provarono un timore reverenziale venendo a conoscenza della potenza manifestata da Dio contro l’Egitto, e questo spianò a Israele la via della conquista di Canaan, anche a distanza di secoli (cfr. Giosuè 2:10,11; 9:9; 1Samuele 4:7,8). L’Egitto colpito dalle piaghe è oggi una figura del sistema politico mondiale che ha tentato di esaltarsi al di sopra del legittimo Sovrano universale, Geova Dio, e che presto cadrà sotto le piaghe dell’ira di Dio (cfr. Rivelazione o Apocalisse 15:1).
Una volta arrivati nella terra promessa e conquistato il paese, gli israeliti per diversi secoli non ebbero più relazione con l’Egitto che finì per esser travagliato da molte difficoltà interne, con più “dinastie” che regnavano contemporaneamente. Tale instabilità politica fu predetta da Geova Dio mediante i suoi profeti. Il profeta Isaia, infatti, parlò di una guerra civile che avrebbe afflitto il paese dicendo: “dichiarazione solenne contro l’Egitto: Ecco, Geova cavalca una nube veloce ed entra in Egitto. E gli dèi senza valore d’Egitto certamente tremeranno a causa di lui, e il medesimo cuore d’Egitto si struggerà in mezzo a esso.E certamente inciterò egiziani contro egiziani, e certamente guerreggeranno ciascuno contro il suo fratello, e ciascuno contro il suo compagno, città contro città, regno contro regno.E lo spirito dEgitto deve divenire perplesso in mezzo a esso, e io confonderò il suo proprio consiglio. E di sicuro ricorreranno agli dèi senza valore e agli incantatori e ai medium spiritici e a quelli che per mestiere predicono gli avvenimenti. E certamente consegnerò lEgitto in mano a un duro padrone, e forte sarà il re che dominerà su di loro, è lespressione del vero Signore, Geova degli eserciti” (Isaia 19:2-4).
Quel “duro padrone” si fece avanti nel VII secolo a.C. nella persona del re assiro Esar-Addon (o Esarhaddon). Questi invase l’Egitto, conquistò Menfi nel Basso Egitto e portò molti in esilio. Dopo la morte di Esar-Addon ci fu una breve rivolta egiziana, ma il suo successore, il figlio Assurbanipal, dopo aver represso la rivolta, tornò all’attacco e saccheggiò la città di Tebe (la biblica No-Amon – cfr. Naum 3:8-10) nell’Alto Egitto, dove si trovavano i principali tesori dei templi egiziani. Per capire pienamente il riferimento biblico alla ‘durezza’ della conquista assira, basta leggere la descrizione della punizione inflitta da Assurbanipal a una città ribelle: “Innalzai una colonna presso la porta della città e scorticai tutti i capi della rivolta, e con la loro pelle rivestii la colonna; alcuni murai all’interno della colonna, alcuni infilzai su pali sopra la colonna … tagliai gli arti dei funzionari, dei funzionari reali che si erano ribellati … Molti prigionieri fra loro arsi nel fuoco, e molti presi vivi come prigionieri. Ad alcuni tagliai le mani e le dita, e ad altri tagliai il naso, gli orecchi e le dita, a molti cavai gli occhi. Feci una colonna coi viventi e un’altra con le teste, e legai le loro teste a pali tutt’attorno alla città. Bruciai nel fuoco i loro giovani e le loro ragazze …Venti uomini catturai vivi e murai nelle mura del palazzo … Il resto di loro [dei loro guerrieri] feci morire di sete nel deserto dell’Eufrate” (Daniel David Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia, 1926, vol. I, pp. 145, 147, 153, 162). Da quel momento l’Egitto cessò di essere una nazione sovrana cadendo sotto la dominazione di altre potenze; nell’ordine, Assiria, Babilonia, Medo-Persia, Grecia e infine Roma.
chiederò conto per il frutto dell’insolenza del cuore del re d’Assiria” – Isaia 10:12
La seconda nazione che per la sua forte avversione verso il popolo di Dio venne espressamente citata nelle profezie della Bibbia fu dunque l’Assiria. Il suo nome derivò da Assur, il secondo figlio di Sem e nipote di Noè (cfr. Genesi 10:22). Quando, poco dopo il Diluvio, la falsa adorazione cominciò di nuovo a prendere piede sulla terra, Assur venne deificato dai suoi discendenti, divenendo la loro principale divinità. La Bibbia, poi, rivela che in quel tempo la ribellione religiosa contro Geova Dio iniziò un pronipote di Noè, cioè con Nimrod, figlio di Cus, a sua volta figlio di Cam, terzo figlio di Noè (cfr. 1Cronache 1:4,8,10). Nimrod venne definito “potente cacciatore in opposizione a Geova” (cfr. Genesi 10:8-12) e viene descritto come un guerriero e uomo violento. È particolarmente ricordato per la costruzione della torre di Babele, simbolo della sua ribellione contro Dio (cfr. Genesi 10:10; 11:1-9). Il racconto biblico dice che Nimrod estese il suo dominio anche sul territorio abitato dai discendenti di Assur dove edificò varie città, tra cui Ninive che divenne capitale dell’Assiria (cfr. Genesi 10:11). Molto probabilmente fu proprio questo legame con quel violento ribelle che spinse gli assiri a farsi una reputazione di brutalità senza pari. Parlando di Ninive, sotto ispirazione divina il profeta Naum la descrisse come una “città di spargimento di sangue … piena d’inganno e rapina” (cfr. Naum 1:1; 3:1). Riferendosi agli assiri, William Burnet Wright, membro del Consiglio Nazionale delle Chiese Congregazionali degli Stati Uniti, nel suo libro Ancient Cities ha scritto: “Era dovere della nazione combattere, e i sacerdoti fomentavano incessantemente la guerra. Essi vivevano in gran parte del bottino della vittoria … Quella razza di predoni era estremamente religiosa”. Gli assiri avevano ereditato la loro religione da Babele o Babilonia. Un noto dizionario biblico infatti afferma: “Sotto molti aspetti la religione assira differiva poco da quella babilonese, da cui derivava” (The Illustrated Bible Dictionary, a cura di James Dixon Douglas e Norman Hillyer ). Nel British Museum a Londra si trova esposto un sigillo assiro che mostra il loro dio nazionale Assur con tre teste. La credenza in triadi di dèi era infatti comune nel loro culto.
Tiglat-Pileser III (o Pul) è il primo re assiro menzionato per nome nella Bibbia (cfr. 1Cronache 5:26). Considerato uno dei più grandi sovrani d’Assiria, salì al trono dopo un periodo di decadenza e ristabilì la potenza dell’Impero portandola all’apice del suo splendore. La sua politica espansionistica lo spinse a penetrare in Palestina invadendo il regno settentrionale di Israele rendendolo suo tributario. Menaem, re d’Isarele, gli pagò un tributo di “mille talenti d’argento” (circa 5.300.000 euro attuali) per ingraziarselo (cfr. 2Re 15:19,20). In seguito invase anche il regno meridionale di Giuda causando grande afflizione al paese e costringendo il re Acaz a “spogliare la casa di Geova” per pagargli il tributo (cfr. 2Cronache 28:20,21). Il suo successore fu Salmaneser V. Questi scoprì che il re di Israele, Oshea, cospirava contro di lui insieme al re d’Egitto, pertanto penetrò in Palestina e assediò Samaria, la capitale del regno, per tre anni, fino a che la città ben fortificata cadde, e gli israeliti furono portati in esilio in Mesopotamia e in Media (cfr. 2Re 17:4-6). Così nel 740 a.C., dopo 257 anni ebbe fine il regno delle dieci tribù di Israele.
Otto anni dopo, nel 732 a.C., il nuovo re d’Assiria, Sennacherib, iniziò una campagna militare per tenere a bada le popolazioni che minacciavano la rivolta contro la dominazione assira. Tra i governanti che rifiutavano la sua egemonia c’era Ezechia, re di Giuda. Sennacherib quindi attaccò Giuda, assediando ed espugnando molte città fortificate e villaggi. Ezechia allora mandò un’ambasciata agli assiri a Lachis offrendosi di pagare qualsiasi tributo Sennacherib avesse imposto (cfr. 2Re 18:13, 14). Sennacherib mandò una delegazione composta da tre funzionari a intimare al re e alla popolazione di Gerusalemme di arrendersi e quindi di consentire a farsi portare in esilio. Ma il messaggio degli assiri era particolarmente sprezzante nei confronti di Ezechia per la fiducia che questi aveva nel suo Dio affermando che Geova si sarebbe mostrato impotente come gli dèi dei paesi che erano già caduti davanti alla potenza assira (cfr. 2Re 18:17-35; 2Cronache 32:15-19). Chiamato in causa dalla sfida lanciata dal vanesio re assiro e dalle richieste di aiuto del re di Giuda, Geova mandò un suo angelo il quale, in una sola notte, abbatté “centottantacinquemila uomini nel campo degli assiri”, costringendo Sennacherib a ritirarsi “con la vergogna in faccia al suo proprio paese” (2Cronache 32:21). Come Geova aveva predetto mediante il suo profeta Isaia, gli assiri non tirarono neanche una freccia né elevarono un bastione d’assedio contro Gerusalemme (cfr. Isaia 37:33-37).

Rabsache

“Ezechia non vi illuda, dicendo: ‘Geova stesso ci libererà – Isaia 36:18
Dopo la morte del re Salomone, nel 997 a.C. la nazione d’Israele si divise in due regni: Il regno di Israele, formato da dieci delle dodici tribù (cioè Ruben, Simeone, Dan, Neftali, Gad, Aser, Issachar, Zabulon, Efraim e Manasse), con capitale Samaria, e il regno di Giuda, formato dalle restanti due tribù, Giuda e Beniamino, con capitale Gerusalemme. Sotto la guida di re infedeli, il regno di Israele iniziò a praticare una degradante forma di idolatria (cfr. 2Re 17:7-17). Come conseguenza Geova ritirò la sua protezione su quella popolazione che iniziò a vivere un periodo di instabilità politica, guerre e sofferenze finché, nel 740 a.C. quel regno venne attaccato dagli assiri e scomparve. Il regno di Giuda non fu da meno e col tempo si rese anch’esso colpevole di una grave apostasia. A motivo di ciò subì diverse invasioni da parte dei popoli vicini. Un suo malvagio re, Acaz, per proteggersi da queste invasioni Tiglat-Pileser III re d’Assiria perché venisse in suo aiuto. Quest’azione poco saggia portò Giuda sotto il gravoso giogo dell’Assiria (cfr. 2Cronache 28:5-21). Suo figlio, Ezechia, ripristinò la vera adorazione e si ribellò al re d’Assiria. Perciò Sennacherib, nel frattempo asceso al trono assiro, invase Giuda e conquistò molte città fortificate. Quando il suo esercito assediò anche Gerusalemme, Rabsache, uno dei generali che lo comandava, gridò sotto le mura della città: “Non vi inganni Ezechia, poiché egli non vi può liberare dalla mia mano.E non vi faccia Ezechia confidare in Geova, dicendo: Immancabilmente Geova ci libererà, e questa città non sarà data in mano al re dAssiria… non ascoltate Ezechia, poiché egli vi illude, dicendo: ‘Geova stesso ci libererà’. Hanno gli dèi delle nazioni liberato affatto ciascuno il suo proprio paese dalla mano del re dAssiria? Dove sono gli dèi di Amat e di Arpad? Dove sono gli dèi di Sefarvaim, di Ena e di Ivva? Hanno essi liberato Samaria dalla mia mano? Chi fra tutti gli dèi dei paesi ha liberato il proprio paese dalla mia mano, così che Geova liberi Gerusalemme dalla mia mano?” (Isaia 36:13-20). Ancora una volta il conflitto rivestì una connotazione religiosa, costituendo una sfida contro il Dio di Israele e di Giuda, Geova. Ezechia, con una accorata preghiera implorò Geova di prestare orecchio alle minacce dell’assiro e concluse la preghiera con le parole: “E ora, o Geova nostro Dio, salvaci dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra conoscano che tu solo, o Geova, sei Dio” (cfr. Isaia 37:15-20). In risposta a tale supplica, Geova mandò un angelo che colpì il fior fiore delle truppe di Sennacherib: 185.000 uomini perirono in una sola notte.
È rilevante il fatto che gli avvenimenti sopra descritti erano stati predetti da Geova Dio un centinaio di anni prima che si verificassero. Mediante Isaia, che iniziò il suo servizio come profeta di Dio nel 829 a.C. (cfr. Isaia 1:1), Geova pronunciò il suo giudizio sia contro l’apostata regno settentrionale di Israele che contro il regno di Giuda a causa dell’infedeltà dei loro governanti. Fece scrivere dal profeta: “Aha, l’assiro, la verga per la mia ira, e il bastone che è nella loro mano per la mia denuncia!Lo manderò contro una nazione apostata, e contro il popolo del mio furore gli darò comando, perché prenda molte spoglie e prenda molta preda e ne faccia un luogo da calpestare come largilla delle strade.Benché egli non sia così, si sentirà propenso; benché il suo cuore non sia così, tramerà, perché nel suo cuore è di annientare, e di stroncare non poche nazioni.Poiché dirà: Non sono i miei principi nello stesso tempo re?  Non è Calno proprio come Carchemis? Non è Amat proprio come Arpad? Non è Samaria proprio come Damasco? Ogni volta che la mia mano ha raggiunto i regni del dio senza valore le cui immagini scolpite sono più di quelle che stanno a Gerusalemme e a Samaria,non sarà che proprio come avrò fatto a Samaria e ai suoi dèi senza valore, così farò anche a Gerusalemme e ai suoi idoli?” (Isaia 10:5-11).
Ma per mezzo dello stesso profeta predisse anche la fine dell’impero assiro! Scrisse ancora Isaia sotto ispirazione divina: “E deve accadere che quando Geova avrà terminato tutta la sua opera sul monte Sion e a Gerusalemme, chiederò conto per il frutto dell’insolenza del cuore del re d’Assiria e per la presunzione dell’alterigia dei suoi occhi.Poiché egli ha detto: Di sicuro agirò col potere della mia mano, e con la mia sapienza, poiché in effetti ho intendimento; e rimuoverò le linee di confine dei popoli, e certamente saccheggerò le loro cose accumulate, e abbatterò gli abitanti proprio come un potente” (Isaia 10:12,13). L’umiliante sconfitta di Sennacherib segnò l’inizio della fine dell’impero assiro. Tornato a Ninive egli si trovò a far fronte alla ribellione delle tribù dei medi che attaccarono ciò che rimaneva del suo esercito, infine venne ucciso da due dei suoi figli. Tutto questo mentre una nuova potenza iniziava ad apparire sull’orizzonte, quella babilonese.
Geova Dio suscitò altri due profeti per preannunciare la fine di quell’impero. Sotto ispirazione divina il profeta Naum predisse che la sua capitale, Ninive, sarebbe stata predata, che le sue porte sarebbero state aperte ai nemici e che le sue guardie sarebbero fuggite (cfr. Naum 3:7,13,17,19). L’altro profeta, Sofonia, scrisse che la città sarebbe divenuta “una distesa desolata, una regione arida come il deserto” (cfr. Sofonia 2:13-15). Queste profezie si adempirono nel 632 a.C. quando la città cadde nelle mani delle forze congiunte dei babilonesi e dei medi e l’impero assiro pervenne a una fine ingloriosa. Una cronaca babilonese di quegli avvenimenti afferma che i vincitori “presero gran bottino dalla città e dal tempio” e ridussero Ninive “a un cumulo di rovine” (Albert Kirk Grayson, Assyrian and Babylonian Chronicles). Dove un tempo sorgeva Ninive, sulla sponda orientale del fiume Tigri, di fronte all’odierna città di Mosul, in Iraq, oggi non restano che cumuli di rovine in mezzo a una distesa desolata, esattamente come Geova Dio fece profetizzare più di 2.600 anni fa!
chiederò conto al re di Babilonia e a quella nazione … del loro errore” – Geremia 25:12
Babilonia o Babele venne fondata da Nimrod che, come detto, era un pronipote di Noè (cfr. Genesi 10:8-10). August Wilhelm Karl Knobel, teologo tedesco del XIX secolo, che fu professore di teologia all’Università di Breslavia e specialista di esegesi dell’Antico Testamento, nel suo commentario Die Völkertafel der Genesis: ethnographische Untersuchungen (La genealogia della genesi: studi etnografici) definì Nimrod “il primo governante postdiluviano”. Egli diede vita ad un sistema politico-religioso che si proponeva di soppiantare il legittimo dominio di Dio sull’umanità, stabilendo un modello per tutte le successive alleanze tra politica e religione (cfr. Genesi 11:4). Col tempo Babilonia divenne il più importante centro religioso dell’antichità sostenuto da una potente classe clericale. Una iscrizione cuneiforme scavata in Medio Oriente afferma: “Nell’insieme ci sono a Babilonia 53 templi degli dèi principali, 55 cappelle di Marduk, 300 cappelle delle deità terrestri, 600 delle deità celesti, 180 altari della dea Ishtar, 180 degli dèi Nergal e Adad e 12 altri altari di diversi dèi” (The Bible As History, Werner Keller, New York – 1956). Per quanto riguarda la sua storia politica, dopo aver soggiogato l’Assiria, nel 625 a.C. l’esercito babilonese al comando di Nabucodonosor II sconfisse anche il faraone egiziano Neco nella battaglia di Carchemis; Babilonia divenne così la nuova potenza dominante del Medio Oriente.
Dal suo stesso inizio Babilonia fu nemica di Geova Dio e del suo popolo. Il suo fondatore, Nimrod, che fu definito, ricordiamolo, “potente cacciatore in opposizione a Geova”, disse che intendeva vendicarsi con Dio per il Diluvio e la distruzione dei loro antenati; perciò iniziò a costruire una torre così alta che le acque non l’avrebbero potuta raggiungere se mai Dio avesse avuto in mente di sommergere di nuovo il mondo (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, I, 114, 115 – cfr. Genesi 10:8-10; 11:1-9). Da Babilonia, in seguito, vennero gli invasori nella Terra Promessa, ai giorni di Abraamo il patriarca e di Melchisedec il re-sacerdote di Salem. Questi, fecero prigioniero Lot, nipote di Abraamo, costringendo il patriarca ad inseguirli per liberarlo e recuperare il bottino che avevano preso nel paese (cfr. Genesi 14:1-20).
All’epoca di Nabucodonosor II il regno meridionale di Giuda con la sua capitale Gerusalemme si erano gradualmente e definitamente allontanati dall’adorazione di Geova facendo alleanze politiche con popoli pagani che li circondavano, adottandone perfino le pratiche idolatriche. Più volte Geova aveva mandato i suoi profeti ad avvisarli e a supplicarli di tornare alla vera adorazione, non solo non vennero ascoltati ma furono perseguitati, imprigionati e addirittura uccisi. Perciò Geova usò Nabucodonosor come suo strumento per riversare la sua indignazione contro le infedeli Giuda e Gerusalemme. Mediante il profeta Geremia dichiarò il suo giudizio: ““Per la ragione che non ubbidiste alle mie parole,ecco, mando e certamente prenderò tutte le famiglie del nord”, è l’espressione di Geova, “sì, mandando a chiamare Nabucodorosor re di Babilonia, mio servitore, e certamente le farò venire contro questo paese e contro i suoi abitanti e contro tutte queste nazioni all’intorno; e certamente li voterò alla distruzione e ne farò oggetto di stupore e qualcosa a cui fischiare e luoghi devastati a tempo indefinito … E tutto questo paese deve divenire un luogo devastato, un oggetto di stupore, e queste nazioni dovranno servire il re di Babilonia per settant’anni”” (Geremia 25:8-11; cfr. anche Isaia 3:1-8). Queste parole profetiche ebbero il loro completo adempimento nel 607 a.C. quando i babilonesi, dopo varie vicissitudini vissute con gli ultimi due re sul trono di Giuda, Ioiachim e Sedechia, assediarono Gerusalemme, penetrarono nella città desolandola, uccisero gran parte dei suoi abitanti e portarono i sopravvissuti prigionieri a Babilonia (cfr. 2Re 24:1; 25:1-10). La punizione si estese anche alle nazioni circonvicine – Moab, Ammon, Tiro, Edom e altre – che avevano perfidamente esultato e schernito il popolo di Dio quando i babilonesi distrussero Gerusalemme; esse ne subirono la stessa sorte.
Tuttavia per amore del suo nome e del suo proposito di produrre dalla discendenza di Abraamo un “seme” mediante il quale avrebbe benedetto tutte le nazioni della terra (cfr. Genesi 22:18), Geova non abbandonò completamente il suo popolo sotto la schiavitù babilonese. Perciò mediante Geremia pure profetizzò: “‘E deve accadere che quando i settant’anni si saranno compiuti chiederò conto al re di Babilonia e a quella nazione’, è l’espressione di Geova, ‘del loro errore, sì, al paese dei caldei, e certamente ne farò distese desolate a tempo indefinito.E di sicuro farò venire su quel paese tutte le mie parole che ho pronunciato contro di esso, sì, tutto ciò che è scritto in questo libro che Geremia ha profetizzato contro tutte le nazioni.Poiché anche essi stessi, molte nazioni e grandi re, li hanno sfruttati come servitori; e certamente li ripagherò secondo la loro attività e secondo lopera delle loro mani’” (Geremia 25:12-14).
Queste parole profetiche iniziarono ad adempiersi nel 539 a.C. Quell’anno le forze congiunte dei medi e dei persiani mossero contro la città di Babilonia, cinta da altissime e larghe mura e apparentemente inespugnabile. Fiducioso nella sicurezza della città il re Baldassarre, nipote di Nabucodonosor, la notte del 5 ottobre del 539 a.C. stava festeggiando con tutti i funzionari del suo regno. Durante il banchetto il re si fece portare i vasi d’oro che suo nonno aveva asportato dal tempio di Geova a Gerusalemme all’epoca della distruzione della città e con blasfemo disprezzo “il re e i suoi grandi, le sue concubine e le sue mogli secondarie vi bevvero.Bevvero vino, e lodarono gli dèi doro e dargento, di rame, di ferro, di legno e di pietra” (Daniele 5:3,4). All’improvviso, davanti agli occhi di Baldassarre, apparve vicino al muro una mano che si muoveva. Essa scrisse sul muro le fatidiche parole “MENE, MENE, TECHEL e PARSIN” (Daniele 5:5,25). Nessuno tra i saggi, i maghi e gli astrologi di Babilonia, interpellati dal re, fu in grado di decifrare quel messaggio. Ci riuscì un profeta ebreo, Daniele, il quale, sotto ispirazione divina, fu in grado di leggere e interpretare quelle parole. Egli disse al re: “ti sei esaltato contro il Signore dei cieli, e ti hanno portato davanti perfino i vasi della sua casa; e tu stesso e i tuoi grandi, le tue concubine e le tue mogli secondarie vi avete bevuto vino, e hai lodato semplici dèi d’argento e d’oro, di rame, di ferro, di legno e di pietra, che non vedono nulla né odono nulla né conoscono nulla; ma non hai glorificato l’Iddio nella cui mano è il tuo alito e a cui appartengono tutte le tue vie.Di conseguenza è stato mandato d’innanzi a lui il dorso di una mano, ed è stata tracciata questa medesima scrittura … Questa è l’interpretazione della parola: MENE, Dio ha contato [i giorni del] tuo regno e vi ha posto fine.TECHEL, sei stato pesato nella bilancia e sei stato trovato mancante.PERES, il tuo regno è stato diviso e dato ai medi e ai persiani” (Daniele 25:23-28).
Quella notte stessa gli eserciti medo-persiani entrarono in Babilonia, penetrarono nel salone del banchetto, sopraffacendo le guardie, uccisero Baldassarre e tutti i suoi commensali, conquistarono la città e posero fine all’impero babilonese. Come ci riuscirono? Circa 200 anni prima Geova Dio l’aveva predetto. Dal suo profeta Isaia aveva fatto scrivere: “Questo è ciò che Geova ha detto al suo unto, a Ciro, di cui ho preso la destra, per soggiogare dinanzi a lui le nazioni, affinché io sciolga anche i fianchi dei re; per aprire davanti a lui gli usci a due battenti, così che nemmeno le porte saranno chiuse: ‘Davanti a te andrò io stesso e raddrizzerò le scabrosità del paese. Spezzerò le porte di rame, e taglierò le sbarre di ferro. E di sicuro ti darò i tesori nelle tenebre e i tesori nascosti nei nascondigli, affinché tu conosca che io sono Geova, Colui che ti chiama per nome’” (Isaia 45:1-3). Per adempiere questa profezia, Geova mise nella mente di Ciro il Persiano l’idea di deviare le acque dell’Eufrate in un bacino locale. Una volta svuotato il letto del fiume, le truppe di Ciro, col favore delle tenebre, marciarono lungo il greto del fiume fin dentro la città. Le porte di rame delle mura elevate sugli argini del fiume, “gli usci a due battenti”, erano state lasciate inspiegabilmente aperte così i soldati medo-persiani poterono entrare in città.

1024px-Rembrandt-Belsazar National Gallery, London

Rembrandt, Festino di Baldassarre, National Gallery, London
ti sei esaltato contro il Signore dei cieliil tuo regno è dato ai medi e ai persiani” 
Quattro semplici parole scritte su una parete intonacata. Eppure quelle quattro parole spaventarono un potente sovrano e lo sconvolsero. Annunciavano la deposizione di due re (Nabonedo, re di Babilonia, e suo figlio Baldassarre, coreggente), la morte di uno di loro (Baldassarre) e la fine di una grande potenza mondiale (Babilonia). Quelle parole causarono l’umiliazione di un riverito ordine religioso (i sacerdoti babilonesi). Soprattutto esaltarono la pura adorazione di Geova e riaffermarono la sua sovranità in un momento in cui la maggioranza della gente mostrava poca considerazione per entrambe. Quell’avvenimento è ricco di significato per noi. In quanto centro di false pratiche religiose, l’antica Babilonia è un appropriato simbolo di tutta la falsa religione mondiale, incluso il cristianesimo apostata. Raffigurato nel libro biblico di Rivelazione o Apocalisse come una meretrice assetata di sangue, questo conglomerato mondiale di falsità viene chiamato “Babilonia la Grande” (cfr. Rivelazione o Apocalisse 17:5). Come l’antica Babilonia cadde in una sola notte, così “Babilonia la Grande” cadrà “Poiché i suoi peccati si sono ammassati fino al cielo, e Dio si è rammentato dei suoi atti d’ingiustizia … Poiché in cuor suo continua a dire: ‘Siedo regina, e non sono vedova e non vedrò mai lutto’.Perciò in un sol giorno verranno le sue piaghe: morte e lutto e carestia, e sarà completamente bruciata col fuoco, perché Geova Dio, che l’ha giudicata, è forte” (Rivelazione o Apocalisse 18: 5-8). È solo questione di tempo, poco tempo ormai! (cfr. Abacuc 2:3).
Dopo quella notte, per circa due anni Dario il Medo, alleato di Ciro, regnò su Babilonia (cfr. Daniele 25:31). Alla fine del secondo anno del suo regno, nel 537 a.C., Ciro re di Persia assunse pieni poteri sull’ex impero babilonese, dando così vita alla quarta potenza dominante, quella Medo-Persiana. L’accurato racconto biblico a questo punto narra: “E nel primo anno di Ciro re di Persia, affinché si adempisse la parola di Geova dalla bocca di Geremia [cioè che l’esilio sarebbe durato settant’anni (cfr. Geremia 25:12; 29:10,14)], Geova destò lo spirito di Ciro re di Persia, così che egli fece passare un bando per tutto il suo regno, e anche per iscritto, dicendo: ‘Ciro re di Persia ha detto questo: “Geova l’Iddio dei cieli mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli stesso mi ha incaricato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque fra voi è di tutto il suo popolo, il suo Dio sia con lui. Salga dunque a Gerusalemme, che è in Giuda, e riedifichi la casa di Geova l’Iddio d’Israele – egli è il vero Dio – la quale era a Gerusalemme”’” (Esdra 1:1-3). Circa 50.000 esiliati si misero allora in marcia. Compirono un viaggio di quasi 1.600 km. per tornare a Gerusalemme. Il settimo mese di quell’anno, il mese di etanim o tishri (settembre-ottobre del nostro calendario), “i figli d’Israele erano nelle loro città. E il popolo si raccoglieva come un sol uomo a Gerusalemme” (Esdra 3:1). I predetti 70 anni di desolazione scaddero esattamente al momento stabilito da Dio. Quali sorprendenti adempimenti delle profezie bibliche!
Ma la storia continua … …

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Nota – Tutte le scritture citate in questo post, salvo diversa indicazione, sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Potete consultarla comodamente con il vostro dispositivo cliccando sull’icona a lato.

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